
Negli ultimi mesi si sono susseguite manifestazioni sempre più imponenti in tutta Italia, sia a favore di uno Stato di Palestina sia contro Israele. Un’adesione impressionante, in un Paese che non ha mai dimostrato particolare interesse per ciò che avviene non solo fuori dai propri confini nazionali, ma persino oltre quelli domestici.
Peraltro, non ci sono state manifestazioni analoghe per l’Ucraina, per le esecrabili esecuzioni in Iran o contro la dittatura dei talebani.
Il fenomeno, quindi, non affonda le sue radici soltanto in un improvviso quanto appassionato interesse degli italiani per il dramma del popolo palestinese. Racconta piuttosto qualcosa di più profondo, non solo nel nostro Paese ma in tutto l’Occidente: la crisi dei partiti e dei corpi intermedi, come i sindacati, ormai incapaci di costruire agende a medio termine capaci di coinvolgere elettori e iscritti. Sono costretti a inseguire le pulsioni del web e, possibilmente, a cavalcarle per mantenere o riconquistare il consenso pubblico.
La rete amplifica con una velocità impressionante — che nessuna organizzazione può eguagliare — le emozioni collettive, traducendole in messaggi universali che vengono raccolti senza esitazione da alcune forze politiche o aggregazioni di categoria.
La disillusione degli elettori, facilmente visibile nel calo della partecipazione alle urne, ha creato un vuoto drammatico nella legittimazione delle nostre democrazie, il cui destino è deciso ormai da minoranze di cittadini. Ecco, quindi, l’opportunità per partiti e sindacati — senza valutarne l’enorme rischio e senza alcun approfondimento sul merito — di appropriarsi di quelle piazze come parte integrante e legittima di quella protesta. Commettendo però un errore: quello di credere di essere esenti da una crisi sistemica che li ha già travolti.
E che, comunque, li travolgerà. Solo un po’ più tardi.
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Sono assolutamente d’accordo! Chissa’ cosa succedera’ poi…..Carla Notarbartolo di VillarosaInviato da iPhone.
Gentilissima, Lei ha appena scritto l’epitaffio sulla tomba della democrazia. Una recente analisi sugli stati aderenti all’ONU rivela che nel 1974 erano per il 30% dittature e per il 70% democrazie. Oggi si constata una inversione clamorosa: l’esatto contrario. In Europa, aspettiamo Farage in UK, Le Pen in Francia e AFD in Germania, poi potremo celebrare i funerali. E la colpa sarà stata solo di quei partiti, di quei sindacati e di quelle società, annegate nel cupio dissolvi.
Vero. Personalmente ritengo che , essendo la stragrande maggioranza degli umani con cervello con logica mentale conservatrice, queste persone non si riconoscono nei partiti odierni ed è alla ricerca di un altro fattore di coesione che in questo caso è una causa esterna emotivamente connotata. Il fattore emozionale è probabilmente il motivo dominante trasversale tra ideologie diverse e interessi diversi, certamente meno ansiogeno della causa Ucraina.