
E allora Putin? Pare già di sentirli i livellatori da Bar Sport, gli equalizzatori della stabile, ma per nulla rispettabile, compagnia di giro delle cloache ribattezzate talk show. E allora, diranno, ponevate in gran spolvero la Corte Penale Internazionale quando emetteva il mandato di cattura internazionale per Putin e adesso attaccate quello stesso organismo perché’ dichiara “wanted” Netanyahu e Gallant?
A scanso di equivoci: sì, rivendichiamo il lamentato doppiopesismo per la semplice ragione che ogni alternativa è oscena.
È osceno equiparare un dittatore che ha invaso, devastato, stuprato uno stato sovrano ai rappresentanti eletti di uno stato democratico che subisce un attacco su sette fronti da nemici, i quali non inseguono neppure conquiste territoriali, ma teorizzano tutti la sua distruzione.
È oscena la sentenza di una corte internazionale che si presta ad essere definita “un passo importante verso la giustizia” da un’organizzazione terroristica la quale, dopo aver realizzato il pogrom del 7 ottobre, si è scientemente asserragliata in un bunker ad altissima densità abitativa per usare quella popolazione come un unico, immenso scudo umano.
Si sono asserragliati lì per assistere allo scorrere del sangue dei civili, del quale riconoscono esplicitamente di avere necessità per la causa, per godersi lo spettacolo delle opinioni pubbliche occidentali che abboccano con disarmante vulnerabilità al disegno della riprovazione planetaria verso l’aggredito Israele e sdoganano al loro interno il fiume carsico dell’antisemitismo.
Questi risultati, i terroristi di Hamas, se li aspettavano, ma forse neppure essi arrivavano a sognare l’indicibile: una Corte Penale Internazionale che conquista il plauso dei terroristi tagliagole e criminalizza chi li combatte.
Se l’espressione non fosse stata adeguatamente vilipesa dal generale Vannacci, non resterebbe che dire che viviamo un mondo alla rovescia. E certi sottosopra non finiscono mai bene.
Ma osceno sarebbe, e temiamo sarà, anche un Occidente che non cogliesse la portata della sfida. Come scrive lucidamente Giulio Meotti sul Foglio, la sentenza della CPI “inaugura la caccia allo stato ebraico”, allo stato i cui cittadini vengono braccati ed uccisi in quanto ebrei (a proposito di chi straparla di genocidi) e che oggi viene sanzionato per essersi difeso.
Israele è epitome dell’Occidente in Medio Oriente. Se l’Occidente non respinge qui, ora e subito una sentenza che vuole fare di Israele esattamente quello stato paria e canaglia violentemente esecrato dalle piazze propal del “from the river to the sea”, non abbandona solo Israele. Abbandona e tradisce sé stesso.
Esattamente come abbandona e tradisce sé stesso se si ostina a non unire i puntini e a non cogliere il filo rosso dell’attacco che si dipana da Kyiv a Israele con il coinvolgimento incrociato e ormai aperto, fattuale di tutte le forze dell’Asse del Male. Dalle truppe nordcoreane nel Kursk alla testa del serpente iraniana. Come ha dichiarato l’ambasciata israeliana in Vaticano in occasione dei 1000 giorni della guerra all’Ucraina, “con l’uso delle armi iraniane contro il popolo ucraino vediamo l’influenza destabilizzante globale dell’Iran”.
Questa è la drammatica posta in gioco. Con buona pace dei veri doppiopesisti. Quelli per intenderci che in queste ore inscenano danze tribali di esultanza per lo stigma criminale impresso sullo Stato ebraico da un organismo di giustizia internazionale (sic!) e che ritennero invece improvvida, perché ostativa a fantomatiche trattative di pace, un’analoga sanzione quando comminata a Putin. Quelli che da 1000 giorni intimano, più o meno untuosamente, ad uno stato sovrano di amputarsi ed arrendersi, ma mai hanno invocato quella resa dei terroristi di Hamas che in un attimo farebbe cessare ogni lutto a Gaza.
Ma vuoi mettere con la voluttà di criminalizzare Israele? E poi hai visto mai che arrivi magari anche un bel mandato di cattura per Netanyahu e Gallant?
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