2 pensieri su “La copertina de L’Espresso: immagini che descrivono e quelle che costruiscono

  1. La foto è autentica; ciò che non è autentico sono le persone: il tizio fotografato non solo non è un soldato israeliano, non è un soldato, non è israeliano, non è ebreo (nel video parla inequivocabilmente in arabo), ma né l’attore, né il regista hanno mai visto un ebreo neanche da lontano, come è ampiamente dimostrato qui:
    https://ilblogdibarbara.wordpress.com/2026/04/13/la-foto-virale/
    Alcune cose interessanti anche nei commenti.

  2. Mai visto in vita mia un’immagine fotografica che non costruisca e si limiti a descrivere. C’è lo sguardo del fotografo ad offrirsi, mai neutro, e c’è la manipolazione inesorabile del fruitore, con le proprie idee ed il proprio vissuto.

    Anche quando attraversiamo la realtà, semplicemente lasciando correre lo sguardo, il nostro muoverci nello spazio quando è mai neutro o descrittivo?

    Tutte le immagini costruiscono immaginari e spesso sullo stesso scatto stanno immaginari diversi e a volte anche contrapposti. Il fascino delle immagini sta appunto nel non essere mai “vere”, ma nell’essere comunque e sempre un falso in perenne mutazione e questo senza entrare nella questione della Cisgiordania, ma guardando qualsiasi immagine.

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