Wang Yi ricopre momentaneamente il ruolo di Ministro degli Esteri dopo la rimozione di Qin Gang, ma è anche direttore della Commissione per gli affari esteri del Partito comunista cinese, una posizione che detiene molto più potere del ministro degli Esteri. Per cui la conferenza stampa di Wang ha acquisito un enorme significato, dal momento che quella del Premier Li Qiang è stata annullata e da quest’anno in poi nessun Premier parlerà alla stampa durante le Due sessioni. Ciò rappresenta un’assoluta novità nel protocollo solitamente granitico del governo cinese.
Gli osservatori si aspettavano che venisse rivelato un nuovo ministro degli Esteri ma l’ordine del giorno delle riunioni di quest’anno non prevede alcun riferimento ai cambiamenti di personale. Wang ha parlato a margine delle Due Sessioni, gli incontri consultivi parlamentari e politici annuali della Cina. Il cosiddetto parlamento del timbro di gomma, l’Assemblea nazionale del popolo, è il forum in cui vengono annunciate le nuove nomine governative.
Abbiamo analizzato la conferenza stampa di con grande attenzione in tutte le sue sfumature, a partire dalla più importante: la differenza tra quando Wang risponde ad un giornalista interno oppure ad uno straniero.
La prima domanda arriva dall’emittente statale cinese CCTV, che chiede a Wang quale pensa sia stato il più grande risultato diplomatico dell’ultimo anno e le sue aspettative per i prossimi 12 mesi.
Lui risponde che la Cina ha organizzato con successo eventi importanti in patria e ha partecipato a numerosi vertici, cita come esempio il Third Belt and Road Forum di Pechino, relativo all’iniziativa infrastrutturale transcontinentale della Cina, qui sottolinea anche la leadership diplomatica di Xi Jinping e afferma che la Cina ha contribuito a risolvere i conflitti proponendo soluzioni con caratteristiche cinesi.
Wang ha discusso poi dei conflitti in Ucraina e Gaza, nonché delle relazioni della Cina con EU sottolineando la “tendenza” verso un mondo multipolare, un mondo che secondo Pechino non è più dominato dall’egemonia di Washington.
Nell’ambito di questa enfasi sulla multipolarità, la politica estera cinese si concentra sempre più sull’importanza del sud del mondo, Wang ha affermato che la Cina “è, è stata e sarà un membro cruciale” di quel gruppo di paesi.
“Il Sud del mondo non è più la maggioranza silenziosa, ma la forza che riforma l’ordine internazionale”
Questa è una dichiarazione di stabilità all’interno di un progetto che invece vede numerosi ostacoli, tesa quindi a rassicurare che la Cina intende tenere la posizione anche se il costo sta diventando alto. Tutte queste dichiarazioni sono rivolte all’interno e servono a rassicurare il Congresso che la stampa terrà in grande considerazione i risultati del Presidente e le sue azioni diplomatiche.
A un giornalista dell’Associated Press del Pakistan che chiede a Wang quali sono le prospettive della Belt and Road Initiative, Wang risponde che il piano Belt and Road è diventato “il bene pubblico globale più popolare e la più grande piattaforma per la cooperazione internazionale” “è anche diventato un percorso verso la cooperazione, le opportunità e la prosperità per i paesi partner che cercano uno sviluppo congiunto” afferma chiedendo scambi interpersonali con i paesi BRI.
Mentre la strategia Belt and Road entra nel suo “secondo decennio d’oro”, alcuni dei suoi obiettivi includeranno lo sviluppo di una “rete di connettività infrastrutturale globale multidimensionale” che copra mare, terra e aria, nonché una via della seta digitale e una via della seta verde, dice Wang.
Un giornalista di un quotidiano spagnolo chiede a Wang delle relazioni della Cina con l’Unione Europea e come vede i paesi che non hanno aderito alla Belt and Road Initiative.
Secondo lui la cooperazione dovrebbe essere una “caratteristica determinante” delle relazioni Cina-Europa, aggiungendo che una Cina forte è nell’interesse fondamentale dell’Europa.
Wang evidenzia le recenti iniziative per consentire ai cittadini di diversi paesi europei di viaggiare senza visto e afferma che “Cina ed Europa dovrebbero essere entrambe difensori del multilateralismo finché Cina ed Europa avranno una cooperazione reciprocamente vantaggiosa, non ci sarà alcun confronto a blocchi”
Questo è un punto piuttosto delicato se teniamo conto del fatto che BRI è ferma al palo, che EU è scettica sulle promesse cinesi e che proprio Wang ha tentato approcci nel suo recente giro in Europa da cui è tornato con un aumento delle sanzioni e un pugno di mosche in mano.
Rispondendo a una domanda sulla penisola coreana, Wang ha affermato che Pechino vuole allentare le tensioni e invita a riprendere il dialogo, chiede inoltre un allentamento della pressione su North Korea e afferma che le sue “ragionevoli preoccupazioni in materia di sicurezza” dovrebbero essere rispettate.
Schierandosi apertamente con l’asse North Korea-Russia contro le preoccupazioni di South Korea a Giappone nell’area.
Questo resta un punto oscuro dal momento che NK agisce apparentemente da sola nei suoi rapporti con la Russia e che i rapporti con South Korea, vista come più abbordabile del vicino Giappone, sono tra gli obiettivi a breve termine delle azioni diplomatiche della Cina in zona.
Su Taiwan, Wang afferma che il principio di una sola Cina rappresenta il consenso generale della comunità internazionale e che il sostegno all’”indipendenza di Taiwan” è una sfida alla sovranità di Pechino, ribadisce la convinzione di Pechino che continuerà a lottare per la riunificazione pacifica con Taiwan e che non permetterà che Taiwan venga separata dalla terraferma.
Qui siamo in una zona d’ombra che contempla dichiarazioni a giorni alterni, verso l’interno i toni sono agguerriti e bellicosi, all’estero si continua a fare riferimento a una “riunificazione pacifica” più nello stile di quello che tutti stiamo osservando accadere a Hong Kong.
Coloro che sostengono l’indipendenza di Taiwan, avverte “si bruceranno per aver giocato con il fuoco” e questa è da prendersi come una colorita immagine in risposta alle dichiaraziondi di Blinken su tavoli e fuori menù.
Sulle questioni legate agli hotspot globali, Wang afferma che Pechino ha un “modo cinese” di affrontare i problemi, che implica l’impegno alla non interferenza negli affari interni e al dialogo invece di fare affidamento sulle sanzioni.
Sul conflitto israelo-palestinese in risposta al giornalista di Nile TV International che chiede quale ruolo svolgerà la Cina nel conflitto, Wang afferma che Pechino sostiene la piena adesione della Palestina alle Nazioni Unite, la Cina sosterrà la rapida ripresa dei colloqui di pace tra la parte palestinese e quella israeliana e insisterà su una soluzione a due Stati che garantisca la coesistenza pacifica di entrambi i paesi, afferma.
Wang ribadisce i precedenti appelli affinché una conferenza internazionale di pace ampia e autorevole elabori una road map per una soluzione alla crisi, ripete che un cessate il fuoco immediato e il sostegno umanitario dovrebbero essere la massima priorità della comunità internazionale.
“Il fatto che la terra palestinese sia stata occupata per molto tempo non può più essere ignorato” dice.
“Non c’è distinzione tra vite nobili e umili, e la vita non dovrebbe essere etichettata in base alla fede o alla religione”
“L’incapacità di porre fine a questo disastro umanitario oggi nel 21° secolo è una tragedia per l’umanità e una vergogna per la civiltà”
Tutte dichiarazioni tese a indebolire il ruolo statunitense nella gestione diplomatica della questione.
Wang afferma che c’è stato “qualche miglioramento” nei legami tra Stati Uniti e Cina da quando i due presidenti si sono incontrati l’anno scorso, ma ritiene che le idee sbagliate di Washington sulla Cina continuano e le promesse non sono state mantenute, secondo lui Washington ha utilizzato “vari trucchi” per contenere Pechino.
“Gli Stati Uniti hanno escogitato varie tattiche per sopprimere la Cina” afferma. “Se gli Stati Uniti dicono una cosa e ne fanno un’altra, dov’è la loro credibilità come grande paese?”
Wang ha affermato che il rapporto tra Cina e Stati Uniti è “critico” ha accusato gli Stati Uniti di imporre sanzioni alle aziende cinesi a un livello “sconcertante” e che sarà il rapporto con la Russia ad approfondirsi e rafforzarsi nei prossimi mesi, ha elogiato la “guida strategica” del presidente Xi Jinping e di Vladimir Putin per aver rafforzato le relazioni al punto che lo scorso anno il commercio bilaterale ha raggiunto la cifra record di 240 miliardi di dollari, il gas naturale russo alimenta le famiglie cinesi, mentre le auto cinesi circolano sulle strade russe.
Le esportazioni di gas della Russia verso la Cina sono aumentate dall’inizio della guerra in Ucraina, aiutando il paese a resistere al dolore economico causato dal calo delle spedizioni verso l’Europa a causa delle sanzioni.
Lo scorso anno la Cina ha venduto più di 841.000 veicoli alla Russia, rendendolo il principale mercato di esportazione per le case automobilistiche cinesi. Le esportazioni complessive verso la Russia sono aumentate del 54% rispetto al 2022.
Le restrizioni statunitensi sulla Cina hanno raggiunto “livelli sconcertanti di insondabile assurdità” e aggiunge che la Cina è sempre disposta a rafforzare la comunicazione con gli Stati Uniti per eliminare inutili incomprensioni e pregiudizi.
“Se gli Stati Uniti sono ossessionati dalla repressione della Cina, finiranno per danneggiare se stessi”.
Tutte queste rimostranze nascondono la vera difficoltà che la Cina sta incontrando nel contenere gli effetti delle sanzioni, e le minacce di approfondire i legami con la Russia sono da intendersi principalmente come una rassicurazione al “fraterno amico” il quale dipende ormai solo da Cina e North Korea.
Bloomberg pone la domanda successiva che riguarda le restrizioni tecnologiche e di altro tipo che Washington ha continuato a imporre, anche dopo il vertice Xi-Biden dello scorso anno e chiede se pensa che questa traiettoria possa cambiare nei prossimi anni
Wang auspica “la convivenza pacifica è un obiettivo fondamentale. I conflitti e gli scontri tra due grandi paesi sono inimmaginabili” risponde.
“la nostra posizione si basa su tre principi evidenziati da Xi: rispetto reciproco, coesistenza pacifica e cooperazione vantaggiosa per tutti”.
Qui cerca di ammantare di prestigio la tattica cinese di aggirare le controversie, base di moltissimi fraintendimenti con gli Stati Uniti e con gran parte del mondo occidentale.
Wang afferma che i risultati diplomatici della Cina includono la mediazione di una riconciliazione tra Arabia Saudita e Iran, uno degli sforzi di Pechino per unire il Sud del mondo e risolvere il conflitto attraverso mezzi politici e ha anche contribuito a negoziare un accordo di pace nel nord del Myanmar, dice.
Qua si pone come alternativa alle mediazioni statunitensi che in alcune aree del mondo non coincidono con quelle cinesi.
La conferenza è stata effettivamente lunga e soddisfacente, segno questo che Pechino intende continuare a mantenere rapporti diplomatici basati sul dialogo utilizzando solo l’esperto Wang Yi, capace a tutti i livelli di mantenere la linea di Xi e dire solo quello che serve agli interessi della Cina.
Sostanzialmente quello che si evince dall’intero scambio con la stampa è che la Cina al momento non ha una vera linea definita, troppe sono le differenze tra quello che avrebbe voluto fare e quello che effettivamente può permettersi di fare.
Non ci resta altro da fare che osservare, le sanzioni stanno decisamente rallentando le aspirazioni cinesi e la situazione economica gravemente compromessa rimane l’urgenza che Xi deve risolvere prima di ogni altra, nonostante il suo desiderio di lasciare l’impronta come colui che ha restaurato l’Impero, potrebbe invece esser ricordato come chi ha distrutto l’economia e rimandato indietro il paese di mezzo secolo.
Non una bella eredità.




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Anzitutto grazie per condividere le sue riflessioni sul mondo cinese, la sua conoscenza della imperscrutabile società cinese si evidenzia nella profondità delle analisi a cui giunge, per me sono squarci di sole nella nebbia!!
Nonostante il suo tono serafico e distaccato, colgo un certo grado di preoccupazione nel paragrafo di chiusura come se temesse il sopraggiungere di una “resa dei conti” potenzialmente devastante. Di certo, l’atteggiamento di Xi e le recenti purghe confermano un livello di crisi interna senza precedenti ma, fintantoché rimangono circoscritti entro i confini, fanno parte del grande gioco della politica. Io invece temo che questo gigante, che si scopre avere i piedi di argilla, possa voler “tendere aggressivamente verso il vicino più prossimo” quasi a voler nascondere la sua debolezza, prima che questa possa farla ripiegare su se stesso. E non è detto che sia Taiwan il vero obiettivo di un’espansione cinese.