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Riceviamo e volentieri pubblichiamo
di Stefano Piperno
Una nota storiellina recita il dialogo tra due amici:
“È tutta colpa degli ebrei e delle biciclette!”
“Perché delle biciclette?”
“E perché degli ebrei?”
Oggi è il 16 ottobre, ricorre l’ottantunesimo anno della razzia degli ebrei di Roma, 1259 persone compresi vecchi, donne, anche incinte, e bambini, quasi tutti gassati al loro arrivo ad Auschwitz. da cui tornarono 15 uomini e una donna.
Nella mia famiglia allargata avemmo quattro deportati, tra cui due bimbe di 3 e 4 anni, e un trucidato alle Fosse Ardeatine.
Ma nell’ambito ristretto l’abbiamo scampata, l’ho raccontato in un libro scritto a quattro mani con un mio cugino coetaneo e, come ogni anno, ho pubblicato un post sui social:
“Sono ormai tre anni che mio cugino Claudio Bondì è mancato, ma come gli avevo promesso, finché ci sarò continuerò a ricordare il 16 ottobre del 43, pubblicando la copertina del libro scritto insieme.
Oggi più che mai, perché nel sentire di molti sembra che quel tempo sia trascorso invano, con preghiera di evitare pietismi rivolti al passato.’”
Già, perché è più agevole piangere il quarto di ebrei eliminati dal nazismo che cercare di capire in modo equanime Israele con le sue responsabilità e i suoi diritti.
Oggi si torna a sentire che non solo un mondo senza Israele sarebbe migliore, ma anche senza ebrei tout court.

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