
L’aggressione antisemita di Amsterdam, che non bisogna chiamare “pogrom” perché la cosa irrita le sensibilità civili dell’Italia democratico-antifascista (quella che chiama “genocidio” la guerra di Gaza), ha avuto corso con la colonna sonora della cronaca negazionista secondo cui:
a) gli aggrediti si erano resi responsabili di intemperanze, dunque magari non se la sono proprio meritata ma sicuramente se la sono cercata;
b) quelle violenze, seppure non proprio giustificate, trovano tuttavia causa nell’azione bellica di Israele (“la sistematica distruzione di Gaza”, spiegava il Corriere della Sera dell’8 novembre).
Ora, a prescindere dal fatto che il pogrom non si è sviluppato – semmai questo fosse possibile – in modo reattivo-difensivo, ma ha riguardato gli israeliani in quanto israeliani e gli ebrei in quanto ebrei, compresi tanti che non avevano nessun’altra colpa che quella, cioè di essere israeliani ed ebrei, resta da capire se un analogo standard di giudizio (e di giustificazione) sarebbe stato adoperato nel caso in cui un gruppo di facinorosi pro-pal (pare che ve ne siano alcuni) fosse stato oggetto di una persecuzione analoga.
Vien da sospettare che no: vien da sospettare che non sarebbero stati inseguiti per le strade da criminali che li accerchiavano e li gonfiavano di botte obbligandoli a gridare “Viva Israele, morte ai palestinesi”. E vien da sospettare che, semmai fosse successo, non avremmo sentito dire che “eh però avevano strappato una bandiera israeliana”, “eh però avevano gridato Palestina libera dal fiume al mare”.
Quanto, poi, alla bella trovata secondo cui quelle violenze – magari non proprio accettabili, per carità – sono state eccitate dall’esecrazione suscitata dal “genocidio di Gaza”, ebbene si tratta della riprova che è ormai completamente perduto – semmai ne fosse rimasto qualcuno – ogni criterio di riconoscimento della violenza antisemita. E, soprattutto, ogni possibilità – semmai ne fosse rimasta qualcuna – che essa riceva la condanna dovuta. Il fatto che il pestaggio di un ebreo ad Amsterdam, o un qualsiasi atto di aggressione antisemita ovunque nel mondo, pretendano di trovare causa in ciò che Israele farebbe a Gaza, dovrebbe costituire un motivo di ignominia supplementare, un’aggravante che rende anche più condannabili quelle violenze.
Salvo credere, come qualche mascalzone ha avuto modo di spiegare, che l’aggressione ai danni di vecchio e un bambino ebrei i davanti a una scuola ebraica deve pur comprendersi visto che le Comunità Ebraiche non dichiarano che Israele è come il Terzo Reich e che Netanyahu è peggio di Hitler.
Verniciata di presunta equanimità di analisi, questa storia delle violenze antiebraiche a New York, a Roma, a Parigi o a Toronto, a Londra o a Los Angeles o ad Amsterdam, “causate” dalla guerra sterminatrice di Gaza costituisce solo e soltanto il nuovo capitolo dell’inesausto romanzo antisemita. Importa abbastanza poco che chi lo sta scrivendo ne sia consapevole o no: importa che chi lo sta leggendo contribuisce a diffonderlo e ad accreditarlo. Il pubblico che assiste a questa rappresentazione non è meno colpevole di quelli che la mettono in scena.
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Solo gli stolti potranno dire “non ce ne siamo accorti”, tutti gli altri sono colpevoli di quanto sta accadendo, per la loro ipocrisia; la codardia; l’ignavia; il malcelato antisemitismo e la paura. Tutti costoro o giubilano per quanto sta accadendo (salvo poi negare dei essere antisemiti) o sperano che gli ebrei siano la valvola di sfogo di questi immondi esseri, dalla serie: che se la prendano pure con gli ebrei basta che ci lascino in pace!! Quando arriverà il loro turno e si renderanno conto che non vi sarà nessuno a difenderli, cosa diranno???