Tutta l’attenzione del mondo occidentale e non è, in questi giorni, concentrata sulle manovre politiche legate alla ridefinizione degli aiuti a Kyiv in occasione degli per l’anniversario dell’inizio della criminale aggressione russa.
E’ un fronte estremamente importante in quanto può influenzare direttamente la durata del conflitto, ma come sempre in una guerra mondiale le aree calde sono molte, alcune meno evidenti di altre.
Questo fine settimana abbiamo due eventi di particolare importanza in questo senso, uno per la sua portata globale ed il secondo perchè ci interessa da vicino come italiano. Il titolo di questo articolo è, infatti, un richiamo ai due eventi.
Il primo sono le primarie GOP in South Carolina, dove la Haley continua a presentarsi con dei sondaggi che non la danno (ancora) vincente contro Trump. L’importanza di questo evento elettorale va molto al di fuori della semplice competizione di partito, per i vari sottintesi che nasconde e per i significati che i vari risultati potrebbero evidenziare.

Il primo fra tutti è capire se la strategia a medio termine della Haley può funzionare. Il suo discorso in settimana tradotto integralmente dall’ottimo Dario D’Angelo su X evidenzia proprio la sua intenzione dichiarata di non aver intenzione di farsi da parte in caso di nuova “sconfitta” (le virgolette sono volute) ma di continuare comunque la corsa. La scommessa sempre più evidente su cui la Haley sta giocando le sue carte è basata su di una strategia che molti dei nostri politici dovrebber prendere a esempio, riportare al voto tanti americani di ambedue gli schieramenti che si sono progressivamente disamorati della politica lasciando troppo spazio agli estremismi ideologici di WOKE e MAGA.
La comunicazione della Haley è quindi indirizzata a sviluppare un duplice messaggio, uno legato all’età dei contendenti (ambedue), il secondo all’importanza del voto in sè come espressione democratica e necsessità di non disattenderlo come dovere civico.
Di conseguenza il risultato che otterrà è importantissimo nel valore percentuale al di là di una eventuale vittoria, un intorno del 40/45% indicherebbe comunque una costante crescita in tale direzione e di conseguenza una sempre maggiore possibilità di ribaltamento nel primo election day a marzo.
Il risultato avrà sicuramente un impatto di peso nelle posizioni dei GOP alla camera, il motivo alla base del rinvio delle votazioni al 28 febbraio è proprio l’attesa del risultato di questa consultazione. Internamente ai GOP la guerra fra le ali moderate e MAGA è spietata e senza esclusione di colpi, ed un gran numero di membri eletti sono ancora posizionati in un’area grigia nella quale trovano per il momento difficile abbandonare Trump, nel terrore di cosa accadrebbe nel caso di una sua vittoria. Qualunque elemento di debolezza che l’ex presidente dovesse mostrare al di là di quelli clinici che sembrano affliggere ambedue i contendenti può portare a fare quel passo in più verso la posizione più auspicabile per chi come noi spera di evitare una WW3 “vera”.
Il secondo evento sono le regionali in Sardegna, dove si avrà una prima indicazione del gradimento dell’elettorato alla totale ambiguità dell’attuale PD (volendo essere buoni) in pieno conflitto di identità in relazione ai conflitti in corso ed il suo appiattimento al pensiero populista che è parte attiva nella generazione degli stessi e dei potenziali prossimi venturi all’orizzonte. La scommessa che porta avanti il partito più Pantone della storia italiana è che il continuo ripetere di un mantra legato all’unico voto capace di allontanare lo spettro della destra per anni al governo, faccia digerire l’elemento di replicazione del voto ai pentastellati che questa posizione implica reiterando ancora una volta il concept di “voto utile” se non voto gradito.

Scopri di più da InOltre
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

39.3%. Buono o sotto le aspettative?
Nel complimentarmi per il soggetto dell’articolo, oltre che per il contenuto che approvo totalmente, aggiungo qualcosa sulla Sardegna, dove sto.
Il candidato della destra, il sindaco di Cagliari Truzzu, è persona di rara incompetenza e incapacità: a Cagliari credo prenderà pochi voti (non lo può vedere nessuno, io sto in un comune vicino ma i miei parenti vivono là e ne parlano tutti malissimo) e magari recupererà altrove, ma quello che mi stupisce è che dopo la disastrosa gestione Solinas anziché cercare uno bravo preferiscono continuare con la scelta di yesmen proni al volere delle segreterie.
A sinistra, il minestrone giallorosso, con una candidata grillina totalmente inutile che se dovesse però vincere consegnerebbe ulteriormente il PD tra le braccia di Conte: auguri. Resta comunque invariata, a destra come a sinistra, la convinzione che la gente vada a votare per partigianeria, e questa è una sconfitta della politica.
Resta Soru, l’outsider: personalmente lo criticai molto in passato e non lo votai, ma davanti a questi due è un gigante. Voterò per lui, sperando di sottrarre percentuali e consiglieri a chi vince: ricordo infatti che in Sardegna non c’è ballottaggio, chi ha un voto in più vince. Mi resta la consolazione che chi sta vicino a me per educazione e cultura voterà Soru, a riprova che non si arrende: ma nella nostra imperfetta democrazia l’uno vale uno porta all’anomalia che nessuno griderà allo scandalo per aver candidato degli imbecilli a governarci.