
2. ORTODOSSIA, AUTOCRAZIA, NAZIONE
Siamo dunque nel 2015 e Malofeev, pur essendosi ripulito dei vecchi guai con l’Operazione Crimea si ritrova di fatto a terra, bloccato dalle sanzioni.
Come gli fu possibile quindi, negli anni successivi, rientrare in gioco al punto da riproporsi come mecenate religioso in grado tra l’altro di investire 700m RUB nel solo 2022 a favore dei separatisti Donbas, dopo i quasi 3mld elargiti tra il 2013-2018 a vari progetti religiosi seguiti dalla SBF?
L’opportunità, ancora una volta, gli venne fornita da Putin, che ad inizio del suo terzo mandato (2012), rispolverando dai bauli la “triade di Uvarov” (ortodossia, autocrazia, nazione), aveva inaugurato la “santa alleanza” col patriarcato di Mosca, nonché avviato la propria strategia di seduzione etico-religiosa delle destre ed estreme destre occidentali, complementare al ben più vasto progetto di Russkyi Mir.
Malofeev probabilmente intuisce e si aggrappa al cavallo vincente.
È in questo periodo (2014) che entra in scena una delle figure mediaticamente più note della strategia clericopolitica di Mosca: Alexey Komov, ex-proprietario di night-club fulminato dalla Fede come S.Paolo sulla via di Damasco e da molti considerato il nuovo braccio destro di Malofeev.
Dopo essersi a quanto pare redento dalle dissolutezze giovanili presso una delle austere comunità monastiche di Dmitri Smirnov (2009) Komov riesce a farsi strada nell’élite del patriarcato di Kirill ottenendo nel 2010 l’incarico di inviato della chiesa ortodossa russa presso il World Council of Families di Colorado Springs.

Da quel momento il neoredento entra in rampa di lancio: viene nominato rappresentante per l’estero della CPF presieduta dal suo mentore Smirnov ed è quindi notato da Malofeev che a sua volta lo nomina direttore programmi internazionali della SBF: un doppio ruolo che fa di Komov una specie di ambasciatore viaggiante del patriarcato di Mosca e dello stesso Malofeev, a sua volta strettamente legato a Kirill ma impossibilitato a viaggiare causa sanzioni.
Il quadro quindi si completa in coerenza con gli schemi invasivi di Mosca.
Attraverso il WCF Komov entra in contatto con l’intero arcipelago proLife occidentale e con vari partiti identitari, tra cui il Front National e la Lega Nord, ricavandone tra l’alteo, il ruolo di presidente onorario dell’Associazione Lombardia-Russia di Savoini (2014).
Precedentemente, nel 2013 Komov, era entrato nel board di CitizenGo la piattaforma spagnola di Ignacio Arsuaga collegata con Vox e finanziata da Malofeev, mentre nel 2015 diverrà membro di Agenda Europa.
Da qui i rapporti molto stretti con figure quali Toni Brandi, Roberto Fiore, Salvini… ma anche con personaggi della destra religiosa USA, in particolare Jack Hanick, membro del comitato WCF ed ex-produttore di Fox-News, che nel 2013 era stato scelto da Malofeev per avviare il suo nuovo canale politico-religioso Tsargrad TV: vale a dire una rete dedicata non solo alla propaganda religiosa, ma anche alla diffusione di teorie complottiste, fake news e disinformazione, comprese le peggiori bufale noVax propalate durante il biennio COVID-19 soprattutto attraverso il think-tank Katehon.
Per un certo periodo il ruolo di caporedattore di Tsargrad TV fu ricoperto da Alexandr Dugin, il filosofo ultraidentitario teorico del suprematismo russo, di cui Malofeev si considera discepolo.

Non sorprende quindi che Tsargrad TV abbia avuto tra i graditi ospiti il noto bufalaro complottista USA Alex Jones, sostenitore della teoria QAnon nonché, nel novembre 2016 Matteo Salvini intervistato dallo stesso Dugin.
Su Tsargrad TV e Katehon torneremo eventualmente in un futuro articolo. Qui aggiungiamo solo che il progetto di Malofeev prevedeva l’ampliamento del network ai Balcani SO con l’acquisizione di reti televisive in Grecia e Bulgaria, nell’intento di creare un polo religioso ortodosso ancorato a Mosca, così da espanderne la presa ideologica.
Di tale progetto poi irrealizzato, era stato incaricato Jack Hanick il quale, secondo le indagini del DoT, avrebbe aiutato Malofeev nell’eludere le sanzioni, trasferendo a prestanome interessi e proprietà.
Un ruolo in questo schema lo avrebbe avuto la offshore ciprota MeritServus (MS) già del gruppo Deloitte, che tramite un sistema di consociate a scatole cinesi avrebbe aiutato Malofeev a spostare denaro ed ottenere finanziamenti in valuta pregiata per circa 40m USD entro il 2017.
Nel 2019 la MS verrà poi sottoposta a sanzioni dal governo UK, mentre Hanick, sarà a sua volta incriminato negli USA, con carichi che prevedevano fino a 25 anni di galera.
Progetti grandiosi dunque, quelli di Malofeev, ma scarsamente redditizi, almeno secondo gli schemi economici tradizionali.
Nel 2019 la società gestionale Isma LLC detentrice delle proprietà immobiliari del gruppo Tsargrad entra in grave turbolenza.
La società, fino al 2016 detentrice di crediti per 1,9mld RUB ma che navigava in cattive acque dal 2017, aveva ottenuto prestiti per 20m USD poi girati, tramite una consociata di MS ad una società delle Seychelles amministrata da Malofeev; oltre a ciò altre operazioni analoghe erano avvenute verso una società di Panama secondo uno schema da gioco delle tre carte che aveva come mazziere la Tinello Investiments LTD controllata da MS.
In realtà proprietario occulto della Tinello, attraverso un atto fiduciario custodito da MS era lo stesso Malofeev che riuscì in tal modo ad ottenere prestiti a dispetto delle sanzioni, trasferendo i fondi nei paradisi fiscali e accollando i debiti alle scatole vuote ciprote.
Fu la stessa immobiliare Isma LLC quindi a richiedere la bancarotta nel gennaio 2019, ritrovamdosi esposta per circa 2mld RUB, ma verso un unico creditore: vale a dire la offshore cipriota Fliotis Project LTD, società paravento registrata il 15/4/16 dal faccendiere e prestanome Leonid Gavrilov, sodale di Malofeev e da anni coinvolta in opache manovre e passaggi di denaro.
Con questa manovra la Isma venne svuotata di tutti i suoi assets, che furono riversati alla Fliotis a sua volta protetta a monte, attraverso un gioco di partecipazioni incrociate consentite dalle leggi cipriote, dallo schermo frapposto da una società di servizi e consulenze, la Polymage Secretarial LTD di proprietà di due cittadini russi: Sergey Kolesnikov e Svetlana Kolycheva.
Con queste (ed altre) manovre Malofeev riuscì a crearsi un portafoglio di liquidità grazie al quale gli fu possibile sostenere la Tsargrad Media che da sola aveva prodotto perdite stimate di 1mld RUB in 4 anni (2014-18), su un bacino comunque notevole di circa 10m di utenti TV ed altrettanti web, quotidianamente sottoposti a propaganda martellante: un asset comunque pregiato se trasformato in valore politico: che forse è il vero obiettivo di tutta questa operazione ideologico-mediatica, soprattutto se i fondi utilizzati sono, alla fine, quelli federali.

3. OPERAZIONE UCRAINA
E veniamo quindi all’operazione AT Consulting che piano piano ci porterà alla vigilia dell’invasione ed al ruolo che Malofeev ebbe e soprattutto avrebbe dovuto avere nell’aggressione russa all’Ucraina.
AT Consulting (ATC) nasce nel 2001 su iniziativa dell’imprenditore informatico Sergey Shilov come società produttrice di software per il mercato interno russo, con l’obiettivo di sviluppare alternative ai programmi proprietari delle corporates occidentali.
In pochi anni riesce a raggiungere un parco clienti comprendente soggetti collegati al regime, quali Rostelecom, Rosneft, Sberbebank,VTB e MinInt, configurandosi come il maggiore fornitore russo di servizi IT ed entrando nella top20 delle maggiori aziende russe del comparto tecnologico, secondo il rating TAdviser: una notorietà che attirerà l’interesse dei capibastone di Putin, come Kirill Shamalov (ex) marito di Ekaterina Putina che tra il 2014-2015 ebbe una partecipazione in ATC.
La posizione dominante di ATC, che da un lato è un punto di forza in termini di mercato, con una raccolta di ricavi superiore ai 5mld RUB nel 2021, dall’altro lato si rivelerà una debolezza in termini politici, nella implacabile mafiocrazia russa.
Ed infatti nel febbraio 2018 l’idillio si interrompe con l’arresto di Shilov da parte dell’FSB e relativa accusa d’aver fornito al MinInt software incompleto, con sottrazione di circa 1,5mld RUB dal bilancio federale.
L’accusa non appare del tutto infondata, anche perché Shilov avrebbe esercitato pressioni sul MinInt al fine di ottenere l’appalto, originariamente affidato all’Istituto NIIAA; ciò nonostante il castello di accuse appare fragile e pretestuoso.
L’arresto e lo scandalo che seguono si rivelano infatti funzionali alla definitiva marginalizzazione di Shilov, tanto che nelle more del contendere la ATC venne ribaltata ed infiltrata amministrativamente da soggetti vicini a Malofeev: tra questi Aleksandr Zheleznikov, uno dei suoi avvocati ed Ivan Matyash dirigente Tsargrad, oltre a Leonid Gavrilov della Fliotis LTD che in realtà, secondo quanto da lui stesso ammesso, aveva assunto una consistente partecipazione occulta nella ATC fin dal 2011 attraverso la offshore ciprota Project Investments LTD (PI).
Quest’ultima era di fatto la gemella della Fliotis nonché uno dei portafogli offshore di Malofeev, che in tal modo era riuscito ad entrare in ATC fin dai tempi della partecipazione di Marshall Capital in Rostelecom ma con metodi non ortodossi: Rostelecom infatti era cliente committente di ATC e quindi in possesso della facoltà di rinnovare i contratti in corso in cambio di una compartecipazione nel capitale della appaltatrice ATC, ovvero di disdirli e rovinarla in caso di rifiuto; pratica criptomafiosa piuttosto diffusa nel sistema di potere putinista, così come testimoniato fin dal 2010 da Yevgeny Yurchenko ex-manager Rostelecom, che aveva aperto l’ingresso in ATC a Malofeev ed alla sua cricca.
Si trattava però di una situazione fattuale, che andava formalizzata.
L’assit lo diede l’arresto di Shilov, che dopo 30 giorni di carcere ammise le sue colpe, facendo nomi e guadagnandosi i domiciliari.
Dopo pochi mesi, nell’aprile 2019 l’inchiesta FSB contro Shilov venne archiviata ed all’ex imputato riconosciuto un pacchetto azionario di minoranza del 10% di ATC, oltre ad un posto in CdA; tutto il resto del capitale era stato nel frattempo trasferito formalmente alla PI LTD che potè quindi disporne in punta di diritto.
Nel giugno 2019, nel rinnovato board ATC fece il suo ingresso Kirill Malofeev, primogenito di Konstantin, portando così a tre su quattro le figure legate a Malofeev-padre.

È a questo punto (2021) che entra in gioco Rosatom, la holding di stato del settore nucleare civile in mano a Mikhail Kovalchuk, fratello di Yuri fedelissimo di Putin e fanatico antioccidentale.
Il 16 febbraio 2022, una settimana prima dell’aggressione russa all’Ucraina la ATC, che fino al settembre 2021 era valutata attorno ai 5mld Rub, viene acquisita da Rosatom per la somma fuori mercato di >20mldRUB di fondi pubblici, 16,6 dei quali finiscono nelle casse PI LTD e quindi di Malofeev via Gavrilov.

La provvista, notevole per gli standard russi, verrà quindi suddivisa tra diversi beneficiari:
?1,7mld come prebenda a Gavrilov
?6,8mld ad una controllata della PI LTD, la Special Investments, che di fatto è una riservetta di Malofeev
?5,8 alla April Capital di Anatolij Miliukov (e Malofeev)
?150m alla fondazione SBF
?440m alla Tsargrad TV
?altri
Ecco quindi che ritorna lo “schema Donbas”: allora (2014) la provvista ai separatisti del Donbas era stata finanziata dal riacquisto da parte di Rostelecom del pacchetto in mano alla Marshall Capital.
Adesso, 2022, con l’acquisto della ATC da parte di Rosatom.
In ambedue i casi abbiamo quindi un soggetto economico federale semiprivatizzato (Rostelecom, Rosatom) che attraverso un investitore privato (Malofeev) finanzia la geopolitica armata del regime, consentendo a quest’ultimo di non comparire direttamente.
Come già detto, sarebbero circa 700 i milioni di RUB che Malofeev avrebbe versato nel solo 2022 come contributo al finanziamento dell’invasione, tramite la SBF, a sua volta alimentata da una delle offshore. In particolare secondo quanto riferito da The Moscow Time, Malofeev ed altri 3 oligarchi non identificati avrebbero finanziato i bonus ai volontari dei battaglioni Shtorm reclutati dal MinDef nelle carceri e tra gli agenti di sorveglianza.
Quanto al suo tornaconto personale, nel 2014 i 27mld RUB in assets predati da Mosca in Crimea erano finiti agli oligarchi della cerchia ristretta (Rotenberg, Kovalchuk, Gazprom), mentre a Malofeev era stata riservata solo una quota, oltre alla ripulitura dei suoi guai fiscali e giudiziari.
Viceversa nel 2022 il ritorno economico avrebbe dovuto essere più sostanzioso, con il passaggio sotto il controllo di Malofeev di parte del patrimonio industriale pesante ucraino, come da documenti emersi recentemente: un’azione di rapina che Malofeev aveva avviato nell’estate 2022, sei mesi dopo l’invasione, con l’apertura di 5 società a Donetsk una delle quali denominata Tsargrad Donetsk Holding, gestite da Aleksey Terekhov, manager di Malofeev ed amministratore della Kontur LLC, società del gruppo Tsargrad, sanzionata USA.
Eccoci quindi alla chiusura del cerchio che ci porta all’oggi: alla Resistenza ucraina che ha mandato a monte la feroce spoliazione pianificata dal Cremlino ed alla (temporanea) conclusione di questo percorso infame, tra fanatismi religiosi, geopolitica imperialista, corruzione endemica mafiocrazia di stato, oligarchi cleptocrati, complicità inconfessabili, crimini di guerra e utili idioti occidentali
Il tutto in funzione e conto di quell’orrore ideologico chiamato Russkyi Mir.
Se ti è piaciuto o se non ti è piaciuto questo articolo, scrivilo nei commenti.

InOltre è completamente gratuito ed è il frutto della competenza e della passione di molte persone che lavorano senza fini di lucro. Se desideri contribuire con un piccolo supporto, puoi farlo effettuando un bonifico come di seguito specificato oppure cliccando sui pulsanti che vedi, scegliendo l’opzione che più preferisci. Le donazioni verranno utilizzate per i costi di mantenimento del sito e per altre attività editoriali.
Grazie per il vostro supporto!
Bonifico bancario intestato a Inoltre Ente del Terzo Settore con Causale: donazione/erogazione liberale a favore di Inoltre ETS.
Codice Iban: IT55A0306909606100000404908


Scopri di più da InOltre
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Great article about the truth of Konstantin #Malofeev! We provide more evidence about the all front companies of #Polymage. See our files here – https://www.filefactory.com/folder/488ac0e8bd9eda9f
Noto con piacere che quanto accaduto a Shilov è la fotocopia dell’azione mafiosa scatenata contro Chodorkovskij. Nel primo caso si tratta di impossessarsi della ATC, nel secondo caso per accaparrarsi la VKN e il conglomerato della JUKOS/JUGANSK ma soprattutto di stroncare un potenziale competitor.
Non cambia l’operato della cricca puto/cekista la cui longa manus si esplica con: magistratura + polizia+ procuratori= INTIMIDAZIONE-PAURA, strumento dei siloviki putiniani per portare fieno in cascina. Speriamo che il fienile bruci, meglio prima che poi!!
Ottimo riassunto. Quadro definitivo. Aggiungerei solo la criminalità organizzata come parte del mazzo che Catherine Belton chiama “KGB Capitalism”