
Konstantin Valeryevic Malofeev, un nome ricorrente nella trama infinita di relazioni oscure e quasi sempre illecite intessute da Mosca negli ultimi 10 anni in ogni dimensione del sistema occidentale, nessuna esclusa: politica, religiosa, sociale, finanziaria, economica e culturale.
Una trama collegata al Cremlino da una serie di snodi di rete interfacciati tra loro, sia pubblici che privati: ambasciate, centri culturali, agenzie federali, associazioni russofile, media di regime e fondazioni religiose, attraverso i quali affluiscono in Occidente messaggi politici, propaganda, disinformazione soft-power e naturalmente finanziamenti e fondi neri, spesso destinati al riciclaggio.

Di alcuni di questi snodi abbiamo già trattato sia sulle pagine di inOltre, sia su X come thread:
?centri culturali: Casa Russia
?agenzie federali: Rossotrudnichestvo
?associazioni: Lombardia-Russia, Veneto-Russia ecc.
?fondazioni: Novae Terrae, Russky Mir
Oggi ci soffermiamo su uno snodo particolarmente importante della rete putinista, del tutto funzionale alla strategia di guerra ibrida elaborata dal Cremlino.

1. SOLDI, POLITICA, FEDE
Parliamo della Fondazione St.Basil the Great (SBF) dell’oligarca Konstantin Malofeev: un soggetto che fin dal 1991, ovvero dall’età di 17 anni era riuscito ad entrare nel giro che conta diventando un protégé del banchiere ginevrino conte Serge de Pahlen, marito di Margherita Agnelli e uomo di antico retaggio zarista, solidi capitali ed ancora più solidi interessi in Russia e relative simpatie russiste, come disvelato recentemente da l’Espresso e soprattutto da Catherine Belton, che lo descrive come eminenza grigia e consigliori di Putin, oltre che collaboratore del KGB ai tempi sovietici. (1) Di lui Malofeev ne parla con l’entusiasmo del discepolo. (2)
Partiamo da alcuni dati.
La SBF risulta attualmente la più importante fondazione religiosa privata operante in Russia con un budget di 40m USD nel 2012, a quel tempo garantito in buona parte dalla Marshall Capital Partners (MarCap), società di private equity con cui nel 2005 Malofeev aveva esordito nell’alta finanza e che fino al 2014 rimarrà al centro dei suoi interessi.
MarCap, nel cui cda sedeva lo stesso de Pahlen, deteneva assets del valore stimato di 1,5mld USD, la cui parte pregiata era rappresentata da un pacchetto del 10,7% di azioni Rostelecom su cui Malofeev aveva messo le mani grazie ad una spericolata manovra da 225m USD ai danni della banca d’affari russa VTB Bank, che nel 2012 lo farà entrare in rotta di collisione con le autorità federali, con tanto di perquisizioni da parte dell’FSB: non prima però che il pacchetto Rostelecom avesse fatto guadagnare, attraverso contratti pilotati, miliardi di rubli di fondi pubblici ai soci di Malofeev in MarCap.
Ma torniamo alla SBF.
Costituita da Malofeev il 3/7/7 la fondazione, che ha come missione la diffusione dei valori ortodossi e degli ideali conservatori, è attualmente diretta (dal 25/12/19) da Raisa Zinurovna Malofeeva, madre di Konstantin, coadiuvata da Yelena Milskaya nel ruolo di CEO (dal 30/1/18) e da Mikhail Yakushev come vp.
Yakushev fa anche parte del board Fondazione S.Andrea dell’oligarca Vladimir Yakunin, nonché del think-tank Katehon, che è un’altra creatura di Malofeev.
Yakushev è sanzionato USA come la Milskaya la quale è anche presidente della ONG National Center for Missing and Affected Children ed è moglie di Alexander Kurenkov, ministro di Putin per le situazioni d’emergenza. È autrice d’una pomposa tesi d’abilitazione titolata “Fondamenti spirituali e morali dell’educazione patriottica della gioventù russa”.
Sposa asseritamente devota e tradizionalista, d’antichi valori omofobici, ama sfoggiare una auto AMG G63 da 250k€, nonché costosi abiti degli stilisti (gay) D&G.
Quanto alla ONG di cui è presidente, risulta coinvolta nelle deportazioni di bambini ucraini dei territori occupati dalle truppe russe, con la stessa SBF impegnata a finanziare quegli stessi orfanotrofi nel Donetsk da dove i bambini vengono poi trasportati illegalmente in Russia: pratica riconosciuta come crimine di guerra dalla Corte Penale Internazionale dell’Aia.

Del board SBF fa parte l’agevolatore dell’operazione Rostelecom Igor Shchegolev, ex-KGB a Parigi, ex-ministro delle telecomunicazioni ed attuale assistente di Putin, nonché presidente del board della Safe Internet League (si veda oltre).
Oltre a Shchegolev che rappresenta la connessione col Cremlino, il cda SBF comprende il principe Zurab Chavchavadze di antica famiglia zarista ed esponente di spicco della comunità russa-bianca in Francia, nonché anello di congiunzione tra Malofeev e l’estrema destra francese (leggasi Marine Le Pen). Vi sono poi il già menzionato conte De Pahlen, il noto regista Nikita Mikhalkov ed il metropolita Tikhon, considerato confidente spirituale di Putin, nonché sostenitore della teoria antisemita del complotto ebraico rituale celato dietro la fucilazione dello zar Nicola II, resa oggetto di indagine da parte di una commissione del patriarcato ortodosso di Mosca da lui stesso presieduta. Tikhon, vicepresidente di SBF rapresenta l’anello di congiunzione con il patriarcato e quindi Kiryll.
Degno di nota è poi Aleksandr Trubeckoj discendente da una famiglia russa principesca, che prima di essere cooptato nella SBF era stato un collaboratore KGB della rete francese di Igor Shchegolev.

Stando ai dati disponibili SBF supervisionava una trentina di programmi, comprese campagne antiabortiste e restauro di chiese. In realtà il ruolo della fondazione è ben più subdolo e rientra a pieno titolo nel progetto del Cremlino di espansione dell’influenza politica russa in Occidente attraverso una tela di organizzazioni e trame, compreso il finanziamento di quei movimenti di estrema destra ed estrema sinistra classificabili come sovranisti ed antisistema, di cui la Russia doveva diventare il punto di riferimento con l’intento di indebolire e corrompere dall’interno le liberaldemocrazie europee. Secondo Catherine Belton, uno dei tessitori di questo progetto sarebbe stato De Pahlen, durante lunghe ore di incontri con Putin. (3)
Per via della sua natura formalmente caritatevole, la SBF opera entro la giurisdizione della Commissione Patriarcale per la Famiglia (CPF), ossia una specie di pensatoio religioso interno al patriarcato di Mosca, preposto a consigliare la politica russa sui temi etici, morali e familiari. Presidente CPF fino alla sua morte è stato l’arciprete Dmitri Smirnov, che era solito definire “prostitute non pagate” le donne conviventi non sposate.
La CPF monitora quindi sotto gli aspetti morali e religiosi le attività della SBF di Malofeev, così come quelle della fondazione S.Andrea di Yakunin.
Il ruolo di collegamento tra la CPF e la SBF risulta ricoperto dal sopramenzionato metropolita Tikhon (al secolo Georgij Shevkunov) noto come “confessore di Putin”: soggetto radicalmente antioccidentale e pienamente aderente alla politica imperialista russa in Ucraina, tanto da avere un seggio nel csd parlamento di Crimea nonché il ruolo (dall’ottobre 2023) di metropolita di Sinferopoli.
Teorico della cospirazione e collaboratore dell’FSB Tikhon fa parte (come Malofeev, Yakunin e Girkin) della fazione monarchico-reazionaria e negli anni avrebbe ricevuto finanziamenti federali per 200m USD con cui realizzare parchi tematici storico-ideologici, attualmente convertiti in centri-propaganda.
Nel 2011 la SBF diede vita alla ONG Safe Internet League (SIL), assieme alla Marshall Capital ed ai provider russi Rostelecom, MTS, Beeline e Megafon, mentre l’ex ministro delle telecomunicazioni Igor Shchegolev, membro del board SBF venne posto a capo del CdA.
Obiettivo della SIL era la “ripulitura dello spazio-web russo (RUSnet) dai contenuti indesiderati, quali pedofilia, estremismo politico, temi LGBT e comunque da tutto quanto non conforme alla narrativa putinista compresa l’opposizione politica attraverso l’interpretazione estensiva della legge sulla pubblicazione di contenuti vietati.
È stretta, in questo senso la collaborazione con Roskomnadzor, l’agenzia federale per il controllo dei media, che possiede l’autorità per chiudere siti e pagine web.
La SIL è attualmente diretta da Ekaterina Mizulina, figlia di Yelena arcigna e bigotta senatrice della Duma autrice delle più recenti leggi omofobiche approvate dal parlamento federale. Nel CdO siede anche la Milskaya, mentre tra i collaboratori dell’ente figurano Igor Ashmanov e sua moglie Natalia Kasperskaja co-fondatrice dei Kaspersky Lab, non più in azienda dopo il divorzio (anche ideologico) dal primo marito Eugene.

Secondo una teoria la SIL sarebbe nata su input d’un gruppo di potere sovrastante Malofeev in previsione di possibili torbidi politici nella federazione ed avrebbe assunto di fatto il ruolo di organo di censura non ufficiale del regime, nonché di elemento di web-intelligence, tanto che nel luglio 2014, durante l’insurrezione nel Donbas, la SIL avrebbe profilato 14 blogger ucraini e relativi followers e quindi spedito i dossier a Malofeev
Oltre a dossierare i blogger tramite la SIL, nel 2014 durante la destabilizzazione di Crimea e Donbas la costellazione di Malofeev fece da paravento alla longa manus di Mosca, che quindi ebbe buon gioco nel proclamare la propria estraneità ai due conflitti: asserzione d’enorme valore strategico che consentirà a Mosca d’inventarsi una narrativa propagandistica e di esimersi dal rispetto degli accordi di Minsk ribaltandone le colpe su Kyiv.
Secondo il Dipartimento del Tesoro USA (DoT), Malofeev è stato “una delle principali fonti di finanziamento per i russi (…) in Crimea e di sostegno alla csd Repubblica popolare di Donetsk”
In ambedue gli scenari infatti, risulta che le società collegate a Malofeev abbiano fatto affluire ai separatisti finanziamenti e rifornimenti di armi e materiali sotto la copertura di “aiuti umanitari”, oltre ad intervenire con proprio personale :
?Relativamente agli uomini, si tratta di Alexandr Borodai e Igor Girkin Strelkov, ambedue dipendenti della Marshall Capital: il primo come consulente politico ed il secondo come capo del servizio di sicurezza.
Entrambi ebbero un ruolo fondamentale nell’occupazione della Crimea (marzo 2014) e nella di poco successiva (luglio 2014) destabilizzazione del Donbas, con Borodai divenuto “primo ministro” della cosiddetta Repubblica del Donetsk e Girkin comandante della milizia separatista.
?Relativamente ai finanziamenti, Malofeev avrebbe ottenuto, in cambio del suo impegno in Crimea e Donbas, la cancellazione dei problemi fiscali avuti nel 2012 per la faccenda VTB, nonché il via-libera del Cremlino al riacquisto da parte di Rostelecom di quel 10,7% del pacchetto azionario detenuto dalla Marshall Capital, avvenuto nel novembre 2013 per 38mld RUB, 5 dei quali versati sul conto della offshore cipriota Larrency Holdings LTD ed il resto usato per chiudere l’annoso contenzioso con VTB Bank.
È quindi altamente plausibile che i fondi utilizzati per finanziare la sovversione in Crimea e Donbas siano stati prelevati dalla provvista cipriota, secondo uno schema che sarà poi ripetuto nel 2022.
Grazie a tali manovre Malofeev ottenne i favori del Cremlino emendandosi dai problemi fiscali avuti nel 2012, ma ricavandone di rimando le sanzioni occidentali, con conseguente blocco alle sue attività ed investimenti in Occidente.
Secondo il sito giornalistico-investigativo The Bell, le sanzioni avrebbero causato la crisi della MarCap, tanto che il progetto di fusione con il gruppo francese CFG Capital di Pierre Louvriere annunciato da Malofeev nel novembre 2014 non poté essere portato a termine per via degli ostacoli frapposti dalle sanzioni (dicembre 2015)
Malofeev avrebbe a quel punto abbandonato l’alta finanza per dedicarsi completamente alla creazione del conglomerato ideologico-religioso Tsargrad Media LLC fondato il 18/9/14 e nel cui ambito furono incluse la SBF e la SIL oltre ad una dozzina di società diverse: impresa “a perdere” secondo The Bell, che nel 2014-17 avrebbe causato al gruppo perdite annuali comprese tra 0,5 e 1,8mld RUB.

(1) Catherine Belton: Gli uomini di Putin, pp 509-510.
(2) Belton, p 499.
(3) Belton, p 501
Questo articolo prosegue e si conclude nella Parte seconda
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