La questione della diffusione da parte di Jorit di una fantomatica visita al Papa, riportata dai media senza alcun controllo, è stata spazzata subito sotto il letto. È bastata una vaga affermazione di Jorit dalla Berlinguer e un pronto ritocco sui siti online di Open e de La7 per far credere che una manipolazione mediatica di grave entità non sia mai avvenuta, o (per chi se n’era accorto) sia il caso dell’approssimazione delle testate (poi hanno corretto, no?) o che Jorit in fondo ha fatto solo una ragazzata (perché dargli tanto spazio?).
Occorre precisare che la gravità di questo episodio si pone su 2 fronti:
- L’evento mediatico in sé che ha creato una determinata percezione
- La rimozione immediata di ogni traccia dell’episodio
Cerchiamo di capire perché.
Siamo tutti in grado di comprendere il danno che può causare ad un sistema informatico un attacco hacker. Gli hacker entrano ed escono senza apparentemente rubare nulla o lasciare traccia. In realtà, anche se non visibile, qualcosa nel sistema lo hanno lasciato e lì resta, lavora, modifica, danneggia indisturbato nel tempo.
Siamo anche tutti in grado di comprendere che ogni evento che altera la nostra percezione, se troppo velocemente accantonato, entra nel subconscio. Poniamo che qualcuno ci dica di avere avuto una relazione con il nostro o la nostra partner. Per un attimo ci crolla il mondo addosso. Poi la persona ci confessa di essersi inventata tutto solo perché magari era furioso con noi per qualche motivo. Ecco che al trauma della menzogna si somma il trauma della scoperta che si trattava di un falso. Ci crea confusione. Possiamo fare finta che non sia successo, possiamo anche dimenticarcene, ma l’evento è un Trojan Horse. Un giorno, magari dopo qualche anno, il/la partner nomina per caso la persona in questione. Improvvisamente il Trojan Horse si riattiva. Era vero? non era vero? Scopri che la relazione non è più la stessa e forse non lo è stata dal giorno della menzogna ma non te ne sei accorto.
Episodi come quello del falso ricevimento di Jorit dal Papa sono dei Trojan Horse del subconscio collettivo. Entrano, escono, non è successo niente. Eppure, anche se invisibile, lasciano una traccia. Un giorno, un fake potrebbe riemergere come un fatto perché non ci si ricorda più se fosse vero o falso.
La disinformazione è guerra ibrida e opera così. È un Trojan Horse nella percezione collettiva. D’altra parte, nessuno sa come manipolare l’informazione meglio degli eredi del KGB e dei loro alleati. L’abbiamo vista in atto infinite volte e (più recentemente) abbiamo visto come si sia evoluta. I fake non si limitano più a quelli che partono dai bot o dai canali Telegram e al limite raggiungono qualche bolla, adesso vengono legittimati e diffusi da media nazionali. Pensiamo al bombardamento dell’ospedale Al Ahli Arab, dove addirittura il New York Times pubblicò senza alcuna verifica una falsa informazione passata loro direttamente dai terroristi. D’altra parte, i leader di Hamas, solo poche settimane prima del 7 ottobre, si erano recati a Mosca. Tutto nella modalità della loro comunicazione ricalcava le strategie mediatiche russe.
Ma ora vediamo cosa è successo esattamente tra Jorit e il Papa: niente. Un fake avvenuto con queste modalità:
1. Ai primi di febbraio il Papa rilascia un’intervista alla TV svizzera. L’intervista (non sappiamo se casualmente o meno), viene diffusa il 9 marzo, 2 giorni dopo la conclusione del Festival Mondiale della Gioventù tenutosi a Sochi dove Jorit è stato immortalato sorridente accanto a Putin.
2. L’11 marzo Jorit pubblica un post sostenendo di avere regalato un quadro al Papa e creando uno scenario teso a far credere che sia stato ricevuto da Bergoglio e che l’incontro stia avvenendo in quel momento, come potete vedere da questi screen resi pubblici da Nello Scavo che indicano Città del Vaticano come luogo. Jorit è abile nel non mentire: non dice di essere in quel momento in visita al Vaticano o quando abbia regalato il quadro ma dispone alcuni elementi che insieme creano una “storia”. Lo fa utilizzando il termine “consegnare” non “regalare”, implica cioè un recapito di persona.

Il fatto che non lo dica espressamente ma abbia costruito ad arte un post disseminato di elementi fuorvianti rende ancora più chiaramente il gioco mediatico. Non solo Jorit non è mai stato invitato dal Papa ma non gli ha neanche regalato personalmente quel quadro, il quale era invece semplicemente stato selezionato dal Vaticano nel novembre 2023 tra numerose opere inviate.
3. I siti de La7 e di Open riportano senza alcuna verifica il post di Jorit dichiarando che Jorit è stato ricevuto dal Papa.

Non una ma ben 2 testate.

Open dichiara anche che la notizia è stata diffusa da Ansa. Non siamo però riusciti a verificare se Ansa abbia poi fatto sparire la notizia oppure se questo fosse stato un altro volo pindarico. Ansa ha gettato il sasso e poi ritirato la mano? Non esiste alcuna traccia della nota dell’agenzia stampa italiana che (vale la pena ricordarlo) ha firmato un accordo con la Tass nel 2020. Da chi è partito questo fake nato dal tranello teso da Jorit: Ansa, La7 o Open?

Ora vediamo che cosa ha generato nella percezione collettiva questo Trojan Horse della comunicazione:
- Un’associazione mentale tra Jorit, il Papa e Putin: se Jorit vuole la pace come il Papa, e il Papa è vicino a Jorit che è vicino a Putin, allora anche Putin vuole la pace ed è vicino al Papa. La mente umana crea sillogismi in modo naturale, reali o fallaci che siano. Così quell’invito a Jorit, in realtà mai fatto da Bergoglio, mira ad associare il Santo Padre e Putin come entrambi promotori di pace. Se poi aggiungiamo che il Papa è la voce cattolica più autorevole, possiamo valutare la portata di questo fake a livello di comunicazione di massa.
- Sfruttare in senso pro-russo le infelici dichiarazioni del Papa, sia utilizzandole come testimonial per la propria narrativa di un’Ucraina sconfitta che non ha altra opzione che arrendersi, sia facendo implicitamente di Bergoglio un sostenitore di Putin attraverso l’invito al Vaticano di Jorit appena rientrato da Sochi. Si tratta di 2 passaggi che creano una realtà creata ad arte. Con il Papa già criticato per l’uso incauto della “bandiera bianca”, creare una situazione immaginaria in cui è addirittura “complice” mira espressamente a danneggiarne l’immagine. D’altra parte in uno scontro “culturale”, il cattolicesimo fa parte della cultura di quell’Occidente contro il quale si è in guerra.
- Generare confusione nella comunicazione. Il caos è l’ambiente perfetto per nascondere i germi del dubbio nei media, al fine di generare incapacità di distinguere il vero dal falso, nel portare le persone nel non credere più a nessuno così che credano a tutto.
Fatta eccezione per le dichiarazioni del Papa alla TV svizzera e il viaggio di Jorit a Sochi non esisteva nulla di vero. Ma i 2 episodi non erano connessi e ciascuno restava influente in una determinata sfera. Invece sono stati volutamente e artificiosamente associati per portare la percezione ad un livello più alto.
Viene da chiedersi perché questi pezzi d’informazione (intervista del Papa di febbraio ma resa pubblica il 9 marzo, il quadro di Jorit selezionato dal Vaticano a novembre e comparso l’’11 marzo) siano stati resi pubblici adesso per far sì che insieme costituissero un mosaico narrativo di “percezione”. Forse alcuni elementi sono stati casuali (chissà?) ma ad un certo punto Jorit ha voluto tirarli insieme e i media sono stati prontissimi a fargli da cassa di risonanza.
Il caso?
Il caso è appunto un’occorrenza casuale: non ha tendenze e rappresenta l’eccezione. Invece, da tempo assistiamo fantomatici errori con i quali vengono diffusi fake dai media nazionali dai quali traggono beneficio esclusivamente la Russia o i propri alleati. Continuamo a spazzarla sotto il letto come “incompetenza”. Eppure, la stessa incompetenza (anche quando veramente tale) è di per sé strumento di chi opera una guerra ibrida. Se sai che i media nazionali non verificano le notizie, butti fuori quello che vuoi e sarai sicuro che i media ufficiali la legittimeranno; se poi all’interno godi anche di qualche giornalista simpatizzante che aspetta solo l’evento a cui aggrapparsi per metterti in buona luce, non ti resta che gettargli l’osso. E non hai neanche bisogno di corrompere. Lo fanno perché fa parte della narrativa che promuovono.
Se qualcuno fa notare la cosa poi, puoi sempre gridare all’assenza di libertà di stampa, alle liste di proscrizione e fare del vittimismo la tua arma con cui rigirare la frittata.
Scoprono che hai diffuso un fake? Fallo sparire e fai finta di niente.
Scoprono che continui a diffondere disinformazione? Grida che c’è un complotto contro di te e vedrai che sarai invitato ogni sera in un talk show.
Si ritiene veramente così fantascientifico che un ex KGB, che pensa e opera come un KGB, che usa strategie del KGB e che considera ogni essere umano un asset o un nemico non manipoli l’informazione in Italia?
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Articolo straordinario che mette a nudo con una chiarezza unica una terribile verità che ormai viene applicata quasi quotidianamente in Italia ed in Europa.
Argomenti che andrebbe approfondito nei licei per sensibillizare le nostre generazioni future sulla guerra delle informazioni a cui siamo sottoposti nella nostra società.
Grazie.
Bravissima Alessandra. Hai dissezionato la psyop punto per punto.
Difficile essere più chiari di così.
Un articolo meraviglioso.
??
Più chiaro di così non si può!! Bravissima
Articolo da incorniciare. A. Libutti è una fuoriclasse
Onorata ??