
Angela Merkel dedica un capitolo della propria autobiografia Libertà (edita da Rizzoli) a Israele, da lei visitato per la prima volta nel 1991 come ministro per le Donne e i Giovani da appena tre mesi: il suo secondo viaggio istituzionale all’estero. Israele era stato a lungo precluso alla Merkel perché la DDR non aveva relazioni diplomatiche con lo Stato ebraico, mentre i rapporti con la Repubblica Federale Tedesca erano stati diversi.
Nel dicembre 1959 l’Istituto Weizmann per le Scienze di Rehovot, vicino Tel Aviv, invitò gli scienziati della società Max Planck. Ben Gurion incontrò per la prima volta il cancelliere Konrad Adenauer il 14 marzo 1960 all’Hotel Waldorf Astoria di New York. Nel 1965 i due Stati instaurarono relazioni diplomatiche e l’anno successivo il novantenne Konrad Adenauer incontrò l’ottantenne David Ben Gurion nel kibbutz Sde Boker, nel Negev.
L’ultimo viaggio in Israele di Angela Merkel fu nel 2021, su invito del primo ministro Naftali Bennett. Con lui visitò lo Yad Vashem, dedicato alla memoria delle vittime della Shoah, definita “una frattura nella storia della civiltà umana di cui la Germania si macchiò sotto il nazionalsocialismo”.
Il viaggio più significativo fu però quello del 2008, su invito di Dalia Itzik, presidente della Knesset, dove Merkel tenne un discorso: prima volta per un capo di governo straniero. Si recò a Sde Boker, nel Negev, e visitò la casa di David Ben Gurion assieme a Shimon Peres, con il quale discusse a lungo di acqua e approvvigionamento idrico. La Merkel era “affascinata” da come Israele fosse riuscito a far fiorire il deserto.
Entrambi pensarono di sviluppare un progetto a tre: Germania, Israele e Paesi africani. L’Etiopia fu il primo Paese africano a beneficiare di questo progetto. Merkel scrive come spesso l’immagine di Israele presso le nazioni africane fosse condizionata dal conflitto con i palestinesi.
Il giorno successivo si recò allo Yad Vashem, ravvivando – su richiesta del cerimoniere – il fuoco della Fiamma Eterna nella Sala della Memoria. Visitò il Memoriale dei Bambini, dove una voce in sottofondo legge nome, età e Paese d’origine dei bambini uccisi nella Shoah: un milione e mezzo.
Alla Knesset Angela Merkel fu accolta con gli onori militari. Dopo gli inni nazionali passò in rassegna un reparto di Tsahal e depose una corona di fiori al Monumento ai Caduti. Nel suo discorso ribadì, tra l’altro, che Germania e Israele condividevano gli stessi valori: libertà, democrazia e rispetto della dignità umana.
Aggiunse che le sfide che l’umanità aveva di fronte sarebbero state vinte se gli Stati avessero collaborato, in particolare quelli che, come Germania e Israele, condividevano gli stessi valori. Infine affermò che, per la Germania, la sicurezza d’Israele non era negoziabile, ribadendo – di fronte alle minacce dei razzi di Hamas e del programma militare iraniano – che: “Ogni governo e ogni cancelliere federale prima di me erano consapevoli della particolare responsabilità storica della Germania per la sicurezza di Israele, una responsabilità storica che fa parte della ragion di Stato del mio Paese”.
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