3 pensieri su “Israele, le critiche a Netanyahu e il trucco retorico dell’”antisionismo”

  1. Non sono d’accordo sull’assunto di base: il movimento sionista avrà esaurito il proprio compito nel momento in cui nessuno metterà più in discussione il diritto di Israele a esistere. E naturalmente non avrebbe senso chiamare risorgimentali gli italiani appunto perché a nessuno al mondo è mai passato per la testa di contestare questo diritto all’Italia, così come
    a nessuno viene in mente di non riconoscere Roma come sua capitale, nonostante per averla come capitale sia stato necessario sottrarla con un atto di forza a uno stato sovrano.
    Quanto ai “due popoli due stati”, quello che ne pensa Israele conta meno di zero, perché l’unica cosa che conta è che non lo accettano né hamas, né l’OLP, cioè l’AP, che oltre a non averlo accettato nel ’47, continuano a non accettarlo neanche oggi
    Dalla Costituzione di Al-Fatah (cioè l’OLP, cioè l’AP, reperibile in rete in inglese):
    Articolo (2) Il popolo palestinese ha un’identità indipendente. Essi sono l’unica autorità che decide il proprio destino e hanno completa sovranità su tutte le loro terre.
    Articolo (3) La rivoluzione palestinese ha un ruolo guida nella liberazione della Palestina.
    Articolo (4) La lotta palestinese è parte integrante della lotta mondiale contro il sionismo, colonialismo e imperialismo internazionale.
    Articolo (5) La liberazione della Palestina è un obbligo nazionale che ha bisogno del supporto materiale e umano della Nazione Araba.
    Articolo (6) Progetti, accordi e risoluzioni dell’Onu o di singoli soggetti che minino il diritto del popolo palestinese nella propria terra sono illegali e rifiutati.
    Articolo (9) La liberazione della Palestina e la protezione dei suoi luoghi santi è un obbligo arabo religioso e umano.
    Articolo (17) La rivoluzione armata pubblica è il metodo inevitabile per liberare la Palestina.
    Articolo (19) La lotta armata è una strategia e non una tattica, e la rivoluzione armata del popolo arabo palestinese è un fattore decisivo nella lotta di liberazione e nello *sradicamento dell’esistenza sionista*, e la sua lotta non cesserà fino a quando lo stato sionista non sarà demolito e la Palestina *completamente* liberata.
    E che l’obiettivo non sia mai cambiato hanno continuato e continuano a dimostrarlo con le parole e con i fatti. Quindi, di che cosa stiamo parlando?

    1. E’ un aspetto che è sempre stato sottovalutato (anche dal sottoscritto in passato, non avendo mai approfondito) e mai rimarcato dai media e giornalisti vari: il problema dei palestinesi non si può ricondurre solo ad Hamas, dato che anche dalle parti di Fatah (considerato più “moderato” da fuori, ma direi diversamente estremista) la loro questione di come valutare lo Stato di Israele è trattata sullo stesso piano.

      1. Sostanzialmente la differenza fra Abu Mazen e Arafat o il capo di hamas sta nel fatto che lui porta la cravatta (la stessa che c’è fra il nuovo padrone della Siria oggi e la stessa persona un paio di anni fa). E anche con lui, come con Arafat, va fatta una netta distinzione fra quello che dice in inglese per gli allocchi occidentali e quello che dice in arabo per i suoi. Poi fra hamas e Fatah ce n’è un’altra: l’obiettivo d hamas è quello di eliminare tutti gli ebrei esistenti sulla Terra mentre Fatah si accontenta, moderatamente, di eliminare solo quelli che vivono “dal fiume al mare”.

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