
Se vi era qualche motivo per essere favorevoli alla separazione delle carriere, all’istituzione di due CSM separati e di una corte suprema, la comunicazione dei pm di Genova relativa all’inchiesta sui sodali di Hamas in Italia non può che confermare tale convinzione.
Lo stupore misto a sgomento è il sentimento che deve accogliere tanta improntitudine e protervia mostrate da magistrati che dovrebbero assoggettare sé stessi alla riservatezza, al senso di opportunità e alla lontananza dalla faziosità politica, più volte — e vanamente — raccomandata dal capo dello Stato nella sua funzione di presidente del CSM.
Fermo restando il principio di presunzione di innocenza, mentre si indaga e si eseguono arresti di presunti affiliati e fiancheggiatori di un’organizzazione terroristica, così definita anche dall’ONU, da parte di quei magistrati inquirenti si sente il bisogno quasi di scusarsi, ribadendo un giudizio accusatorio su Israele non richiesto, anzi assolutamente fuori misura e fuori contesto.
È come se, al tempo delle BR, mentre si perseguivano i terroristi rossi, i pm avessero espresso contemporanei giudizi negativi sulla piega presa dallo Stato, quasi a giustificare il loro operato, imposto dalle leggi vigenti.
Quella dichiarazione è, se ce ne fosse bisogno, un’ulteriore dimostrazione che Hamas è considerata una controparte legalmente rappresentativa dei cosiddetti palestinesi, con diritto di esistere e di compiere massacri in nome di un buon diritto che “viene da lontano”.
L’abnormità di un tale comportamento da parte di quei Pm sta nell’implicita dichiarazione di non poter fare a meno di perseguire quegli eventuali reati… malgrado…
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Prima osservazione: i magistrati se avessero potuto, non avrebbero agito. Sembra di capire che siano stati costretti.
Seconda osservazione: la dichiarazione rilasciata “tutto ciò non toglie la responsabilità dei crimini di Israele….” è una dichiarazione politica, ricalca quanto dichiarato dalla portavoce di hamas all’ONU dopo l’aggressione alla sede di La Stampa.
La speranza è che si decida di indagare anche nei confronti dei cattivi maestri che fanno da gran cassa ai terroristi di hamas
Favorevole alla separazione delle carriere dei magistrati con magari migliori controlli sul loro operato, ma non credo che lasciare solo a una maggioranza di governo (quindi semplice) il compito di eleggere una parte dei membri dei nuovi eventuali consigli della magistratura sia una decisione saggia.
A mio avviso si politicizzerebbe ancora di più una parte della magistratura, in base alle volontà del governo e della maggioranza di turno.
Portare avanti una riforma costituzionale non dovrebbe permettere inoltre di ignorare le istanze delle opposizioni.
Rappresentano comunque una parte dell’elettorato e la Costituzione alla fine rappresenta tutti i cittadini.
Una delle tante ragioni che stanno alla base di tale esigenza, la separazione delle carriere nella magistratura, non la sola: aggiungiamoci il desiderio di un magistrato inquirente di concludere la propria carriera nella magistratura giudicante, esperienza vissuta di persona, sulla mia pelle. E come si spiegherebbero, altrimenti, un referendum di “qualche” anno fa sulla responsabilità civile dei magistrati, passato ma mai applicato di fatto? e la furiosa resistenza di alcuni magistrati, anche famosi, che continuano ad esprimersi contro? Ma una volta di più riaffiora una questione di fondo: etica e coscienza. E i fatti, più o meno recenti in tale contesto, dimostrano che questi principi non trovano sin troppo spesso applicazione, a tutti i livelli e in tutti gli ambiti, siano essi colti o meno…