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“Trovo che il nazionalismo israeliano bruci il credito dell’Olocausto”. Lo ha scritto David Riondino. È una frase odiosa che sta sulla punta della lingua di tutti coloro tradiscono maldestramente il proprio astio verso gli ebrei. Questa coazione a voler confondere ebraismo e Israele rappresenta la migliore cartina di tornasole del perché continuiamo a sollevare un problema di antisemitismo. Ma facciamo un passo indietro.
Quando gli ebrei della diaspora in Europa venivano gassati a milioni, Israele non esisteva. I motivi per cui venivano gassati non si discostano molto dal ventaglio di pregiudizi antiebraici che continua a prosperare ancora oggi. Gli ebrei erano i diabolici burattinai di un grande complotto mondiale a cui attribuire gran parte dei motivi di sofferenza e frustrazioni patite dagli altri popoli. Infidi e crudeli, essi meritavano di venire sterminati senza mostrare pietà. Questo era stato inculcato a quei soldati tedeschi che spaccavano il cranio dei neonati ebrei con il calcio del fucile. Scarafaggi da schiacciare. Topi da avvelenare con il gas. Non era una novità per gli ebrei. Ciò che principalmente distingue la Shoah dalle precedenti bimillenarie persecuzioni ebraiche è costituito dalla scala industriale e dalle grandi capacità logistico-organizzative dei tedeschi messe al servizio di un disegno di sterminio facilitato da una guerra mondiale. Da qui il suo successo in termini di ebrei sterminati.
Tanto le persecuzioni e le uccisioni violente degli ebrei non erano una novità che Theodor Herzl a cavallo dei due secoli scorsi e ben prima della Shoah pensò che l’unico modo per sottrare gli ebrei europei da un destino inesorabile di discriminazione e persecuzione fosse quello di costituire uno stato ebraico. Un luogo dove gli ebrei potessero vivere al sicuro. Una dimostrazione di pragmatismo e buonsenso che purtroppo divenne realtà solo dopo che l’Olocausto si era già consumato. Si è sempre insinuato che l’emozione per quanto era accaduto nei campi di sterminio facilitò il consenso alla nascita dello Stato d’Israele, È una cosa tutta da dimostrare se è vero, ad esempio, che molte delle armi usate dagli eserciti arabi che attaccarono Israele appena costituita erano fornite dagli inglesi.
Il punto è, cari Riondini, che non c’è nessun “credito dell’Olocausto”.
Il punto è che fino al processo Eichmann nei primi anni ’60 in Israele di Shoah quasi non si parlava. Il punto, è che la connessione tra Olocausto e Israele è soprattutto un altro topos del pregiudizio antiebraico. Sono gli odiatori a considerare Israele un debito degli ebrei e non viceversa. Sono costoro a costruire acrobatiche associazioni tra Israele e Genocidio tra Israele e nazismo!
Disse, a tal proposito, il grande scrittore israeliano Abraham Yehoshua: «Innanzitutto non accetto di chiamarlo Stato ebraico, ma è lo Stato d’Israele che dalle origini corrisponde al nome del popolo ebraico. Noi siamo israeliani. […] La memoria dell’Olocausto e di una sofferenza incommensurabile non ci dà il permesso di non riconoscere la misura del dolore degli altri. L’immane catastrofe della Shoah non declassa le altre e non ci garantisce un certificato morale. Al contempo i palestinesi con la costante rivendicazione della Nakba e del ritorno a casa dimostrano di non voler guardare oltre il passato. Queste memorie negative s’impossessano dell’identità, che diventa l’unica ideologia politica. Vuota». (Intervista di Gabriele Santoro per il Messaggero, dicembre 2018).

Non sono gli israeliani ma gli antisemiti ad accostare l’Olocausto ad Israele e a tirar fuori indebite contabilità morali. E a che titolo?
Ha scritto egregiamente Claudio Vercelli sul Domani: ” […] l’eccezionalità dello sterminio degli ebrei si ricollega, in qualche modo, con l’eccezionalità dello Stato d’Israele. Pur trattandosi di due eventi storicamente distinti, non derivando il secondo dal primo, e non intrattenendo un rapporto di reciprocità, tuttavia costituiscono nella storia della modernità ebraica le due fratture epocali su cui le vicende nazionali e comunitarie si sono completamente ridefinite. Se per capire Israele bisogna comprendere la Shoah, non di meno, oramai, per capire la rilevanza della Shoah necessita rivolgersi verso Israele”.
Così come, le singolari e dotte discussioni sulla genesi dello Stato d’Israele servono solo a chi vorrebbe dimostrarne l’abuso da cui sarebbe nato. Sarà anche interessante per qualcuno, sorvolando sulla circostanza che Israele oggi c’è e anche gli israeliani e non sembrano molto inclini a discettazioni storiografiche per stabilire se abbiano o meno il diritto di abitare lì dove abitano. Hanno altre priorità al momento.
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