5 pensieri su “Iran sull’orlo del caos: tra guerra e futuro incerto

  1. Ritengo che individuare cosa passi nella mente di Donald Trump sia estremamente difficile per qualsiasi analista politico. È un enigma persino per i suoi alleati occidentali, figuriamoci per l’Iran. Finora, in almeno due occasioni, durante negoziati ancora in corso, ha deciso improvvisamente di colpire la Repubblica Islamica, dimostrando una linea decisionale imprevedibile e spesso discontinua.
    Anche oggi ha dichiarato di voler avviare un dialogo con il nuovo vertice alla guida del regime iraniano,tuttavia, diversi segnali sul terreno sembrano indicare una direzione opposta. Si parla infatti di un possibile dispiegamento di forze militari nell’ovest dell’Iran, nella città di Mehran, con un’operazione che vedrebbe simbolicamente in prima linea il principe Reza Pahlavi, in un’ipotetica avanzata verso l’interno del Paese.
    In questo contesto, diventa estremamente complesso comprendere quale sia la reale strategia di Trump: se una politica di pressione negoziale estrema, una strategia di destabilizzazione del regime o un progetto più ampio di ridefinizione degli equilibri regionali. L’impressione generale è quella di una dottrina fondata sull’ambiguità strategica, che rende ogni previsione fragile e ogni analisi necessariamente prudente.

  2. Mi sembra un’analisi molto seria.
    Che mette pero’ in luce un problema. Gli USA non possono (e non vogliono) gestire un processo lungo e complesso. Quindi, proprio questa analisi, mi sembra che prospetti uno svolgimento terribile. Del tipo “poi li lasciamo li’ a risolversi i problemi fra loro, cosi saranno occupati a fare altro che pensare a finanziare i terroristi”.

    In fondo, non e’ quello che e’ successo in Iraq?

    In Afghanistanforse l’idea era un po’ piu’ seria…. Ma il tempo, i costi ed il fatto che non e’ cosi’ automatico che popoli con culture cosi’ diverse vogliano non tanto le stesse cose che vogliamo noi, quanto arrivarci nella stessa maniera che usiamo noi.

    Forse…. Io terrei in considerazione anche quanto e’ stato riportato settimana scorsa su tutti i giornali, ossia :
    “ L’ambasciatore degli Stati Uniti in Israele, Mike Huckabee, ha sostenuto al podcaster Tucker Carlson che Israele ha il diritto biblico di impossessarsi dell’intero Medio Oriente, o almeno della maggior parte di esso. «Sarebbe bello se se lo prendessero tutto», ha detto Huckabee a Carlson durante un’intervista”

  3. Un intervento esterno verrebbe interpretato dalla maggior parte del Paese come un’ingerenza contro la nazione e quindi governarla diventerebbe impossibile, è vero.
    Si rischierebbe un nuovo Afghanistan, dove non verrebbe riconosciuto come legittimo un supporto diretto esterno della gestione del potere e si riaffermerebbe magari di nuovo in seguito quella parte politica ideologica e teocratica che si voleva eliminare o almeno ridurre al minimo.
    E’ anche vero però che al momento senza aiuti, sostegni e soprattutto una lotta diretta sul campo delle forze del regime, sarà difficile per gli iraniani desiderosi di vero cambiamento di potere vedere risultati concreti in merito. La questione resta difficile e con poche certezze.

  4. In pratica, se ho ben capito, ritieni più probabile una sorta di cedimento controllato, o di cambiamento pilotato. Ma in questo modo non si rischia di assistere a un cambiamento essenzialemnete tattico e precario, che potrebbe tornare a una nuova involuzione in tempi brevi?

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