Intervista esclusiva a Caroline Pagani

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di Giovanni Savastano

Caroline Pagani, sorella minore di Herbert, è attrice, cantante e drammaturga. Laureata in Filosofia e formata allo Stella Adler Studio of Acting di New York, ha collaborato con Peter Greenaway e Giorgio Strehler. Ha vinto la Targa Tenco 2025 come Miglior Album a Progetto per “Pagani per Pagani”, doppio album dedicato al fratello. Racconta i suoi ricordi, il percorso artistico di Herbert, il suo impegno civile e i progetti futuri, tra cui un possibile film e la versione francese dello spettacolo da lei scritto, diretto e interpretato. Torna all’articolo


Caroline Pagani, sorella minore di Herbert, è attrice, cantante e drammaturga. Laureata in Filosofia, si è formata come attrice allo Stella Adler Studio of Acting di New York. Ha collaborato con prestigiosi nomi del teatro come Peter Greenaway e Giorgio Strehler.

A maggio 2024 ha debuttato con lo spettacolo-concerto dedicato a suo fratello Herbert, co-prodotto dal Teatro Franco Parenti di Milano.

Ha vinto la Targa Tenco 2025 come Miglior Album a Progetto per il doppio album “Pagani per Pagani”, un viaggio nell’attività e nella produzione artistica di Herbert Pagani, realizzato con collaborazioni preziose: Danilo Rea, Fabio Concato, Giorgio Conte, Shel Shapiro, Alessandro Nidi, Moni Ovadia, Francesca Della Monica, Emanuele Vezzoli.

Ha vinto il premio cover come miglior interprete per l’interpretazione di “Albergo a ore” al contest “Promuovi la tua musica”. Attualmente sta lavorando alla scrittura di testi teatrali. Ha gentilmente accettato di rispondere ad alcune nostre domande.

Qual è il suo primo ricordo di Herbert? E l’ultimo?

Il primo è un concerto a Parigi all’Olympia con la sala gremita di gente che applaudiva, Herbert che cantava con la sua voce suadente con dietro come scenografie i suoi dipinti; la sua casa di Montmartre, lui che mi fa i ritratti a colori. L’ultimo ricordo è una cena nella sua casa atelier di Milano.

Quando e come si è resa conto che Herbert, oltre ad essere suo fratello, era un artista e un personaggio pubblico di spessore?

Subito, appena lo vidi a quel concerto all’Olympia. Poi, oltre al cantautore, ho scoperto il disegnatore, il pittore, lo scultore, un artista a 360 gradi, una sorta di uomo rinascimentale, colto, appassionato, impegnato e un essere umano straordinario, un fratello, un padre ideale, un Maestro, di arte e di vita.

Come ha mosso i primi passi Herbert?

Era fondamentalmente un autodidatta: trascorse l’infanzia fra Germania, Francia, Italia e si manteneva vendendo i suoi disegni, che vennero acquistati anche da Federico Fellini. A 19 anni Herbert espose i suoi dipinti alla Galerie Pierre Picard di Cannes e importò in Italia la chanson française, adattando testi di Barbara e di Jacques Brel.

La critica lo definì un visionario di 20 anni.

Come uomo e come artista, Herbert ha sempre valorizzato le proprie radici ebraiche, arrivando anche ad esporsi pubblicamente in controtendenza alle forze di sinistra di cui, d’altronde, si sentiva parte, in difesa della pace in Medio Oriente, ma nel rispetto della esistenza di tutti i popoli. Questo suo impegno politico e intellettuale è entrato nel vostro rapporto? Se sì, anche alla luce di quanto sta avvenendo oggi, cosa le ha lasciato il pensiero di suo fratello?

No, non è entrato nel nostro rapporto, in parte perché ero molto piccola, in parte perché mi interessa solo l’arte: non amo la politica, non tollero nessuna forma di nazionalismo e non amo nessuna religione in particolare, trovo siano tutte delle forme di controllo manipolatorie e profondamente maschiliste e patriarcali.

Ci sono, comunque, alcuni aspetti della cultura ebraica (ma non della religione) che amo, soprattutto il pensiero esoterico, la kabbalah. Mio fratello mi ha lasciato comunque l’idea che tutti i popoli hanno diritto di vivere e di esistere e che la pace non si fa con una bandiera contro l’altra, ma con due o più bandiere.

Quale brano di Herbert le sta più a cuore?

“La mia generazione”: è un testo lirico, drammatico, autobiografico, che parla della mancanza d’amore totale nella quale Herbert ed io siamo cresciuti, che viene riscattata attraverso la dedizione alle proprie passioni e talenti. Non avendo radici, per sopravvivere ci siamo dovuti inventare dei mondi possibili e costruire delle ali.

Negli ultimi anni lei ha scritto e prodotto progetti teatrali e discografici dedicati ad Herbert, anche con la collaborazione di musicisti e attori che lo hanno conosciuto o che hanno preso ispirazione da lui. C’è altro in cantiere, magari un film su di lui?

Un film sarebbe molto bello, è una delle cose che vorrei riuscire a realizzare, ma ci vogliono molti mezzi, soprattutto di tipo economico. A parte questo ho in cantiere la realizzazione di un altro album e la versione francese dello spettacolo che ho scritto, diretto e interpretato sulla sua figura umana e soprattutto su tutta la sua produzione artistica, dalla canzone, al disegno, alla pittura, all’arte fatta col riciclo, fino all’impegno ecologista e pacifista e alla radio: Herbert è stato un grande pioniere e innovatore della radiofonia moderna. Visse negli anni migliori per l’arte, quelli in cui sono state fatte le cose più belle. Mi piacerebbe molto riuscire a realizzare un docufilm e più ancora un film su di lui.

Le meravigliose opere grafiche e scultoree di Herbert sono custodite dal figlio Marcos a New York. Pensa che un giorno potranno essere di nuovo fruibili al pubblico?

Speriamo.

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