
Nomi non ne faccio, perché Gustavo Zagrebelsky, Luciano Canfora, Massimo Cacciari, Tomaso Montanari, Alessandro Barbero, Carlo Rovelli e compagnia cantando non hanno bisogno di essere menzionati. Ma da noi ci sono intellettuali talmente di sinistra per i quali la sinistra che c’è non è mai la “loro” sinistra. Hanno speso una vita a demolire il craxismo, il berlusconismo, il prodismo, il renzismo, il draghismo e, oggi, il melonismo (solo il contismo, curiosamente, è stato esentato dalle loro invettive).
Sempre dalla parte degli oppressi, hanno scritto articoli e libri vibranti di indignazione contro l’eterna vocazione autoritaria, compromissoria, subalterna, trasformistica, premoderna, delle italiche classi dirigenti. La domenica predicano nuovi modelli di sviluppo, naturalmente alternativi a un capitalismo cieco e disumano. Nei giorni feriali ci spiegano che tra democrazia e mercato esiste una contraddizione insanabile. Negli anni bisestili è il turno delle grandi utopie: dalla liberazione dal lavoro alla kantiana pace perpetua.
Severi custodi della Costituzione più bella del mondo e inflessibili guardiani di ogni immobilismo istituzionale, si sono poi convertiti all’etica della responsabilità. Hanno quindi cominciato a corteggiare quelli che volevano aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno. E ora, pur di salvare la propria verginità, si scagliano contro la separazione delle carriere in magistratura. Alla faccia del bicarbonato di sodio, direbbe Totò. Infatti, la cosa è di una comicità grottesca.
Ma la storia è piena di eterogenesi dei fini. Poco prima della sua morte, Eric Hobsbawm osservava con una punta di nostalgia che l’epoca in cui gli intellettuali erano un credibile volto pubblico dell’opposizione al potere apparteneva ormai al passato. Lo storico britannico del “secolo breve” descriveva così il declino di una delle figure centrali del Novecento, fosse al servizio delle élite dominanti, organico a un partito, un cane sciolto.
Ma l’intellettuale è sempre stato una bestia strana. Qual è infatti il suo mestiere? Secondo Luciano Bianciardi, insofferente a ogni establishment culturale, era indefinibile. Per l’autore della Vita agra il vero intellettuale, in fondo, è – o dovrebbe essere – schiavo di tutti e servo di nessuno. Di sicuro non un acrobata del circo equestre nazionale.
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Forse in passato era un po’ diverso, ma ora a sinistra si ama un solo tipo di intellettuale: quello che conferma costantemente le tue certezze e letture del mondo e ti rassicura sul fatto che stai dalla parte giusta della storia.
Non so se si possono chiamare intellettuali, ma quello che è certo, per come la vedo io, è che intellettuali così sono completamente inutili
Ci sono poi le periodiche interviste del Corriere al lider maximo D’Alema in cui ci spiega con perentoria convinzione che l’Occidente è moralmente corrotto e irrecuperabile e bisogna guardare ad altri modelli sociali e culturali più vicini al popolo e ai suoi bisogni come fanno certe dittature ad est. Grazie a Phastidio.net per la triste notizia.
molti dei “non” nominati sono o sono stati docenti universitari, alcuni di filosofia e storia. ma la filosofia e la storia da loro studiata e insegnata cosa ha trasmesso? e, se non ricordo male, uno di essi è stato pure un negazionista dello stalinismo. accetto volentieri controdeduzioni
Mi verrebbe da dire, perché in questo minestrone ci sono anche alcune cose difendibili, che il mondo occidentale e delle democrazie liberali è l’unico plesso nel contesto politico globale in cui si possa essere anti-sistema. Per dirla in sintesi, in occidente puoi essere anti-occidentale. In oriente è impossibile essere anti-orientali. In estrema sintesi ancora, l’occidente è un sistema dinamico in cui molti stake holder tengono a far prevalere le proprie posizioni, il resto del mondo ha regimi che sono l’unico stake holder, magari per 30 anni o più. Quindi, se da un lato criticare se stessi è un nostro privilegio sistemico, non bisogna perdere di vista l’importanza di preservare questo privilegio. Per questo risulta incomprensibile quella parte della sinistra che pur di essere anti NATO è pro-Putin, ad esempio.
Aggiungiamovi il presenzialismo vieppiù insopportabile da tenutari del verbo…