Il 13 Agosto 1940 è una delle date indicate fra quelle in cui la battaglia d’Inghilterra venne vinta dagli inglesi. Molti bombardamenti seguiranno, per molti mesi ancora, ma quello evidenziò una svolta.
Quel giorno la Luftwaffe diede il via all’operazione “ADLERANGRIFF“, con cui 1.800 aerei di cui 1.300 caccia attaccarono in massa l’Inghilterra difesa da un numero variabile dai 500 ai 700 velivoli, di cui metà pilotati da volontari giovanissimi e con poche ore di volo sulle spalle.
Per quanto difficile avere dei numeri precisi in merito, l’aviazione tedesca subì un numero di perdite che oscilla in una forbice fra il 15% ed il 25%. Nessuna aviazione al mondo, ieri come oggi, può sopportare questa percentuale di perdite, non tanto e non solo per i velivoli (la Germania aveva ancora diverse migliaia di aerei a disposizione), ma per il valore intrinseco di un pilota esperto.
Non parliamo poi dei piloti dei bombardieri di allora, dove considerando le tenologie esistenti il 90% dei risultati era legato alla qualità degli equipaggi. La cosa fu subito di impatto così drammatico da far emanare un ordine a Göring che vietava in modo assoluto agli ufficiali di comando di volare in missione.
La guerra era solo all’inizio, ma si trattava di un primo punto di svolta che portava con sè varie conseguenze, come il cambio di strategia nel caso di tentativo di sbarco rispetto ai piani risalenti alla WWI. Da una ipotesi di difesa interna lasciando sbarcare il nemico per contrattaccare prima che si consolidasse, ad un’ipotesi di risposta immediata con l’aviazione all’avvicinarsi sulla battigia.
Fermate le vostre fantasie eroiche, più che i duelli aerei la vittoria dipese da un lungo e maniacale lavoro organizzativo progettato e realizzato da un ufficiale oggi oscuro, sir Hugh Dowding che diede anche il nome al piano.

Ampiamente inferiori di numero, Dowding ideò una tripla linea di avvistamento in tutto il sud dell’Inghilterra, perfezionando l’integrazione dell’avanzatissima per l’epoca “Chain Home” (il primo sistema radar divenuto operativo nella storia) fino ai singoli uomini con binocolo della “Home Guard”. Ogni oggetto volante veniva comunicato a degli uffici di zona che concentravano le informazioni, tracciavano le rotte su di una mappa e via così fino ai comandi decisionali che potevano impartire gli ordini di decollo ed il tipo di ingaggio ai caccia.
Questa minuziosa organizzazione permise agli inglesi di attaccare quasi sempre i gruppi tedeschi nei punti scoperti o laddove erano presenti meno caccia, o da direttrici impreviste dai bombardieri. Un esempio classico di come la forza bruta esca sconfitta dal metodo e dall’organizzazione.
Per la cronaca il povero Dowding, per lo stress accumulato causa l’enorme responsabilità, fu esautorato dal comando e pensionato con tutti gli onori possibili a causa di un grave crollo nervoso.
La notte del 13 febbraio 2024 potrebbe passare anch’essa alla storia in modo simile, in sordina e senza grandi clamori.
Per la seconda volta in una manciata di giorni l’esercito senza marina affonda una nave militare di una classe significativa utilizzando piccoli droni di superficie. Dai filmati di ambedue gli affondamenti è evidente come i due bersagli siano di fatto impotenti contro lo sciame, e di come lo stesso sia ben coordinato e manovrato.
Anche in questo caso il punto focale non è il drone, ma l’enorme e complessa opera di organizzazione e gestione di cui i barchini sono stati protagonisti per trasformarsi da “quasi giocattoli” ad una micidiale nuova classe d’arma.

Dimenticatevi infatti la classica sequenza “esploro, avvisto, attacco”.
Date le distanze in gioco, se per lanciare un attacco dovessi attendere l’avvistamento avanzato di un potenziale bersaglio il barchino arriverebbe a guerra finita, ammesso che non esaurisca prima l’autonomia.
I barchini, strutturati in piccole flottiglie, sono inviati giorni prima in zone dove “potrebbero” passare delle navi russe e restano lì a galleggiare, in attesa, sperando che si manifesti un bersaglio. Oltre che un lavoro di programmazione dei movimenti e di analisi continua, questa modalità obbliga ad avere sempre pronti ad intervenire un gruppo di operatori, o più gruppi per dividere le 24 ore ed evitare che ad un eventuale avvistamento risponda un sonoro russare.
Con una seconda nave promossa a sottomarino in poco tempo, peraltro con un rapporto costi/benefici drammatico a favore degli Ucraina (basti pensare agli anni che occorrono per costruire una nave rispetto ai giorni per mettere in acqua un barchino), il rischio intrinseco di navigazione in quelle zona per le navi russe sarebbe inaccettabile (uso il condizionale perchè l’esercito russo non si comporta in modo razionale).
Come avvenuto per la logistica che dall’arrivo degli HIMARS è dovuta arretrare di circa 70 km dal fronte, così le navi russe sono costrette sempre più a ritirarsi in porti sicuri lontano dalla zona del conflitto, o a restare il più possibile sotto la protezione della costa da dove possono essere rapidamente raggiunte dagli elicotteri.
Il progressivo allontanamento e l’aumento del rischio comporta una maggiore difficoltà logistica del fronte, laddove navi come l’ultima affondata venivano utilizzate per trasportare materiali, e non ultimo elemento, con questo affondamento il numero di navi utili per un eventuale suicida tentativo di sbarco ad Odessa è ridotto esattamente alla metà rispetto ad inizio guerra.
Chiaramente tutto ciò porta anche ad un grande miglioramento nella gestione dell’export ukraino di cereali, diminuendo il rischio per le navi trasporto in modo esponenziale all’aumentare del rischio di quelle russe.
Infatti il semplice rischio di ingaggio aveva già spostato le navi lontanto dalle rotte del grano, permettendo di raggiungere nel mese di gennaio quasi lo stesso volume pre-guerra.
Chi mi segue sa che da sempre ritengo che per battere la Russia più che riconquistare chilometri è necessario degradare progressivamente le capacità operative della stessa mentre si aumenta progressivamente la propria, fino al punto in cui per settore, punto o sistema si arriva al superamento dell’efficienza dell’avversario.
Gli ultimi due affondamenti indicano che singole attività di singole navi non sono più percorribili dai russi, punto di inversione dell’efficacia della marina per azioni operative avanzate.
Chissà se avremo a breve qualche sorpresa rispetto alle azioni di bombardamento terroristico da parte navale. Forse qualche nuovo drone dall’autonomia ulteriormente estesa sta già facendo il morto in attesa.
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