
Ai tempi dell’apartheid in Sudafrica, molti degli attivisti sudafricani bianchi che si battevano contro la segregazione razziale erano ebrei. Lo era Joe Slovo, uno dei comandanti militari dell’ANC (African National Congress); lo era Helen Suzman, per molti anni l’unica deputata nel parlamento sudafricano a battersi contro l’apartheid; e lo era Lazar Sidelsky, che gestiva lo studio legale che offrì a Nelson Mandela il suo primo lavoro come avvocato.
Lo stesso Mandela, nella sua autobiografia Long Walk to Freedom, ha scritto che “nella mia esperienza ho scoperto che gli ebrei hanno una mentalità più aperta rispetto alla maggior parte dei bianchi su questioni di razza e politica, forse perché loro stessi sono stati storicamente vittime di pregiudizi”.
Memoriali sotto attacco
Decenni dopo, certi propal sembrano aver dimenticato il contributo ebraico alla lotta contro il razzismo in Sudafrica. Lo prova il fatto che di recente sono arrivati ad organizzare una campagna di intimidazioni contro i memoriali della Shoah di Johannesburg, Città del Capo e Durban.
Come ha raccontato a ottobre il giornale South African Jewish Report, i manifestanti hanno cercato di fare pressione sul comune di Johannesburg perché interrompesse la sua partnership con il Johannesburg Holocaust & Genocide Centre, “colpevole” di non aver etichettato come genocidio la guerra a Gaza e di non essersi allineato alle posizioni antisraeliane del loro attuale governo.
Censurate le voci dissidenti
In Sudafrica, chi non si allinea al pensiero unico che accusa Israele di genocidio può anche perdere il lavoro. È successo alla conduttrice televisiva Juliet Newell, sospesa a settembre dalla SABC (South African Broadcasting Corporation) per aver contestato le esternazioni di Mamphela Ramphele, ex attivista politica ed ex dirigente della Banca Mondiale, che ha paragonato la guerra a Gaza alla Shoah.
Ramphele ha detto alla Newell: “Stiamo usando questo paragone soprattutto perché le atrocità vengono commesse dai discendenti dei sopravvissuti all’Olocausto”. Ha anche detto che il “genocidio” veniva ufficialmente commesso per “proteggere gli ebrei”, ma in realtà era “mirato a liberare la Palestina da ogni palestinese”.
La presentatrice ha risposto che i due contesti sono diversi e che le parole hanno un significato. Ha sottolineato che “ciò che sta accadendo a Gaza è orribile”, ma ha anche chiesto alla Ramphele di separare gli eventi a causa delle sfumature che li distinguono.
Nonostante abbia detto che è orribile ciò che accade a Gaza, la Newell è stata comunque presa di mira dai propal, che hanno fatto pressione sull’emittente pubblica sudafricana affinché la licenziasse. Alla fine, la SABC ha ceduto.
Una comunità sotto assalto
Dopo il 7 ottobre, ci sono stati anche attacchi violenti contro la comunità ebraica sudafricana: come riporta l’agenzia di stampa JNS, il 5 dicembre 2024 un esplosivo è stato lanciato contro il muro degli uffici della comunità ebraica di Città del Capo. Se il partito centrista Democratic Alliance ha subito condannato l’attentato, al contrario il presidente Cyril Ramaphosa non l’ha fatto.
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