6 pensieri su “Una risposta a quella lettera sulla difesa del “diritto di critica a Israele”

  1. Condivido pienamente. Si tratta di un’accozzaglia di pseudo soloni accomunati da un’unica caratteristica: sono stati, lo sono attualmente e saranno sempre degli ipocriti antisemiti, quelli che reggono il gioco alla tanto simpatica (come una molletta sugli zebedei) portavoce di hamas

  2. Ho cominciato a occuparmi attivamente di Israele con l’inizio della cosiddetta seconda intifada, motivata con la “passeggiata” di Sharon sul Monte del tempio, in realtà spietata guerra terroristica in preparazione da diversi anni, come nel mio piccolo ho documentato nel mio blog. Ho deciso, in quel momento, che dovevo farlo, perché mi sono resa conto che Israele era realmente in pericolo. E la cosa che ho sempre verificato in questo quarto di secolo di attività è che questa gentaglia passa metà del proprio tempo a vomitare fango e peggio su Israele e l’altra metà a frignare che non si può fare mezza critica a Israele, che Israele è intoccabile, che se ti azzardi vieni censurato, che nessun giornale ti pubblica ecc. ecc. – per via, ovviamente, della famigerata potentissima lobby ebraica che controlla finanza mass media intrattenimento e in sostanza il mondo intero, come coraggiosamente denunciato dai Protocolli. E guai, naturalmente, a muovere mezza critica a loro, gli unici eroi che con grande sprezzo del pericolo osano denunciare gli orrendissimi crimini del nazisionismo. Ricordo il tempo il cui il noto saltimbanco si vantava pubblicamente di godere del privilegio della mia amicizia, e poi è arrivato il giorno in cui ha minacciato di denunciarmi per avere criticato le menzogne e le infamie che aveva cominciato a diffondere su Israele (il fatto è che nutriva una sconfinata ammirazione per la mia intelligenza, la mia cultura e le mie gambe, e non si dava pace che tutto questo bendidio stesse dalla parte del nemico, ossia di Israele).

  3. Condivido. Aggiungo che quegli studiosi o niente-affatto-studiosi mi ripugnano tanto piu’ essendo io uno studioso con tante pubblicazioni accademiche quanto un dipartimento, eppure uno che vive il 1938 accademico fin dal 2002, quando si lancio` il boicottaggio. E con uno sfondo familiare nel Medio Oriente che mi consente di snocciolare subito subito quanto basta per sgominare tutta la loro propaganda.

  4. Condivido questo articolo, è un penoso tentativo di autoassoluzione. Aggiungo che questo plotone di saccenti non rappresentano nessuno, né me in quanto ebreo né altre migliaia di ebrei italiani, ma ancora di meno le istituzioni che hanno accettato e fatta loro la carta dell\’IHRA.

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