1 ha pensato a “In morte di Robert Duvall, l’uomo che sussurrava al Padrino

  1. Pochi giorni prima che morisse l’ho rivisto per caso in Deep Impact, il primo e (per me) il migliore e il meno hollywoodiano di tutti i film del genere “arriva l’asteroide!”. Duvall era Fish Tanner, ex astronauta e collaudatore di F-15: per forza, nel 1998 l’F-4 Phantom del Grande Santini l’avevano solo greci e turchi…

    Come capita sempre in questi film il vecchio esperto viene imbarcato sullo Shuttle solo per far scena e sostenere la narrazione. Poi, quando le cose iniziano ad andare di male in peggio, la missione è fallita e mezzo equipaggio è in difficoltà, ai comandi resta lui. E sua è l’idea di sacrificarsi per salvare la Terra.

    Mi è venuto in mente, Filippo, quando hai scritto dei suoi “modi diversi di stare in piedi davanti al mondo”. Nell’ultima immagine lui lì c’era fisicamente: una barriera di volontà e sacrificio, un individuo e la sua squadra come ultima possibilità di mettersi di mezzo fra il mondo di tutti e la fine di quel mondo.

    Questo il Duvall che conserverò con più affetto. Un uomo consapevole del suo valore e della sua utilità – no, della sua necessità per gli altri. A volte l’umanità sente un forte, un immediato bisogno di eroi. E il vero problema dei popoli che avessero creduto a Brecht sarebbe accorgersi di non averne più.

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