L’uso della propaganda è una pratica attiva a tutti i livelli di comunicazione politica in Cina. In questo contesto si definisce come l’uso di tecniche da parte del PCC per influenzare l’opinione nazionale e internazionale a favore delle sue politiche, attraverso la censura delle opinioni scomode e la promozione attiva di quelle che favoriscono il Governo.
Le operazioni di propaganda nel paese sono dirette dal Dipartimento Centrale di Propaganda, sotto il quale opera anche la Chinese film association, un’organizzazione professionale guidata dal Partito fondata nel 1949 di cui di volta in volta un attore famoso prende la direzione.
Fino a qualche anno fa era diretta da Jackie Chan, poi da Donnie Yen e quest’anno Andy Lau, tutti noti al pubblico internazionale e questo ci dice che la Cina intende usare il fascino di attori noti attraverso mega produzioni, come è il caso di Donnie Yen con Star Wars, e attori con un seguito dai tempi in cui il cinema di HK era sotto i riflettori per i suoi contenuti innovativi, promossi ed emulati anche da Quentin Tarantino, come è il caso di Andy Lau, protagonista di Infernal Affairs rifatto da Scorsese col titolo The Departed nel 2006.
L’era di Mao è nota per il suo uso di campagne di massa tese a legittimare il Partito e le politiche dei leader. Mao usò il modello di Lenin per i media il quale li vedeva come strumento di propaganda, agitazione e organizzazione di massa.
Oggi viene solitamente espressa attraverso la promozione dell’economia e del nazionalismo cinese.
China Central Television (CCTV) è tradizionalmente il principale canale nazionale per la propaganda televisiva, mentre il People’s Daily, giornale ufficiale del Comitato Centrale del PCC, è usato per quella a mezzo stampa.
La propaganda e il lavoro di pensiero sono la “linfa vitale” del Partito-Stato e uno dei mezzi chiave per garantire la legittimità del PCC e mantenerne il potere.
Secondo la visione di Mao una caratteristica distintiva della propaganda e del lavoro di pensiero era il “governo editoriale”, vale a dire l’uso sapiente della stampa come megafono delle idee politiche ancorate alla storia nazionale e definite con un nome poetico.
Ogni campagna ha un nome e un fine e i due sono quasi sempre sovrapposti, com’è il caso della Campagna dei “cento fiori” in cui Mao invitò a dichiarare idee e suggerire correzioni al Partito attraverso lo slogan “che cento fiori fioriscano, che cento scuole di pensiero gareggino” e che in realtà fu usata per perseguitare e reprimere senza pietà chi aveva osato criticare l’operato del governo.
Il lavoro teso a influenzare le opinioni si attua con l’armonizzazione dei contenuti, “armonizzare” in cinese vuol sempre dire smussare gli argomenti sensibili a favore di un’appiattimento della comunicazione che simuli un equilibrio in realtà ottenuto attraverso la coercizione.
Uno degli esempi che oggi torna alla ribalta è il lavoro su Lei Feng, il corrispettivo cinese dello Alexei Stakhanov russo.
L’umile soldato cinese morì mezzo secolo fa ma continua a vivere nel pantheon dei cittadini modello del Partito Comunista, in manifesti di propaganda tesi a ricordare le virtù dell’altruismo e della devozione.
Lei era un umile specialista di trasporti nell’Esercito popolare di Liberazione divenuto famoso quando Mao consigliò al suo popolo di “imparare dal compagno Lei Feng”. Il suo diario, fonte di molte delle sue espressioni senza tempo e slogan tramandati nei secoli, è stato “scoperto postumo” e appare nelle storie standard della Cina moderna.
La vera storia del diario più famoso della Repubblica Popolare richiede, però, una concezione della verità più sfumata. Si dice che Lei Feng sia morto in uno strano incidente nel 1962, colpito dalla caduta di un palo del telefono, ma secondo un articolo di Cheng Shigang
nella rivista statale General Review del PCC, estratti del diario di Lei erano già apparsi sul giornale Progress tra l’agosto 1959 e il novembre 1960. Da lì il diario fu incanalato lungo la catena della propaganda verso gli alti leader del Partito e infine al presidente Mao,
la cui benedizione fu il segnale per fare di Lei Feng un’icona nazionale. Il diario è stato ampiamente riprodotto e installato sotto vetro nei musei locali, accanto ai facsimili del suo spazzolino da denti, dei sandali e della tazza di latta. Nei resoconti occidentali il diario
di Lei Feng è generalmente descritto, come disse una volta Orville Schell, come “quasi certamente almeno un falso parziale”.
Lei Feng è tornato di moda sotto il governo di Xi Jinping, il quale ne esalta le virtù nei suoi discorsi e nelle raccomandazioni al suo popolo.
Oggi la rete ha aggiunto un altro strumento alle tecniche di propaganda cinese, la quale utilizza regolarmente account e post falsi sui social per tentare di incentivare il dialogo online e allontanare le discussioni da argomenti delicati.
Ciò viene fatto da utenti appositamente formati che commentano su blog, forum pubblici o wikipedia con dichiarazioni e discorsi tesi a spostare il dibattito a favore del PCC e influenzare l’opinione pubblica. Costoro vengono chiamati il ??”partito dei 50 centesimi” perché vengono pagati 50 centesimi per ogni commento che fanno a sostegno del PCC, anche se alcuni ipotizzano che probabilmente non vengano pagati affatto, ma sono invece tenuti a farlo come parte dei loro doveri ufficiali di Partito.
I cinesi chiamano questi operatori nazionalisti che lavorano per influenzare le opinioni delle masse “Piccoli Rosa” a indicare la giovane età della generazione dei figli dei “Principini Rossi”, cioè i figli di quadri di Partito, i quali spesso neanche conoscono gli argomenti che sono chiamati a negare e confutare in rete.
Recentemente è stato il caso di intere orde di wumao (troll cinesi) che si sono scagliati contro l’adattamento Netflix di Il Problema dei 3 corpi, reo di aver mostrato un periodo storico stralciato dalla storia ufficiale e su cui loro non sanno dire nulla.
Il risultato è stata una paralisi in cui i commenti si fermavano dopo i primi insulti a una produzione che nessuno ha visto perchè censurata, ora sono tutti in attesa di “direttive” per contrastare la valanga di commenti favorevoli in rete.
Secondo The Guardian la crescita della popolarità di questo tipo di attività è dovuta alla facilità con cui le tecnologie web come Twitter, Wikipedia e YouTube possono essere impiegate per influenzare l’opinione pubblica e BBC riferisce che sono stati istituiti centri speciali per addestrare l’esercito cinese di spin-doctor.
Ancora oggi leggere i giornali in Cina è “un obbligo politico” e le masse rivoluzionarie sono tutte invitate ancora una volta a “imparare da Lei Feng” e obbedire all’Imperatore Xi.










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Sempre più evidente che l’indottrinamento ed il controllo delle masse, ma anche le azioni di soft-power, è tipico delle dittature, paesi i cui cittadini non accetterebbero mai un’ideologia fallimentare se non con la forza!!