


Dal vecchio “socialismo degli imbecilli” alla retorica contemporanea contro Israele, certe ossessioni antiebraiche continuano a riaffiorare a sinistra. Il caso Alberto Negri mostra quanto questo riflesso sia ancora presente in una parte del giornalismo italiano.
In un discorso tenuto a Colonia nel 1893, l’allora leader dei socialdemocratici tedeschi August Bebel denunciò la presenza di un sentimento antiebraico all’interno di una parte della sinistra, che associava gli ebrei al denaro e al capitalismo, identificandoli come un nemico da combattere.
Per lui, l’antisemitismo era “il socialismo degli imbecilli”.
Il post di Alberto Negri
Viene da ripensare alle parole di Bebel leggendo un recente post del giornalista Alberto Negri. Commentando le dimissioni di Keir Starmer, Negri ha elencato tra le sue presunte colpe quella di aver “cresciuto i figli nella religione ebraica” — la moglie di Starmer, Victoria, è ebrea.

Questo episodio ci dice poco sul premier uscente britannico, ma in compenso dice molto sullo stato del giornalismo italiano.
Negri, infatti, è stato inviato in Medio Oriente del Sole 24 Ore dal 1987 al 2017 e, in seguito, ha scritto anche per L’Espresso, Il Manifesto e Linkiesta. Oggi è ospite ricorrente nei talk show di La7 e TV2000. È stato anche consigliere dell’ISPI.
E qui sta una prima contraddizione: pur essendo pienamente inserito da decenni nel sistema dei media mainstream, nei suoi interventi pubblici Negri non perde occasione per dipingersi come una voce ribelle in lotta contro presunti poteri forti.
Ospite del programma Piazzapulita, ha dichiarato che la lobby ebraica “non è solo fortissima negli Stati Uniti, ma anche in Europa e anche in Italia”.
I precedenti
Certe esternazioni risalgono a prima ancora del 7 ottobre.
Nell’ottobre 2018, in un articolo sul Manifesto, Negri sosteneva che la Lega di Matteo Salvini prendesse ordini da Israele. Due mesi dopo, scriveva su Facebook: “Salvini va in Israele e pur di compiacere Netanyahu che bastona i palestinesi attacca gli Hezbollah che garantiscono la sicurezza delle nostre truppe in Libano”.
Nessun accenno al fatto che, mettendo da parte Salvini, l’Unione Europea classifica l’ala militare di Hezbollah come organizzazione terroristica sin dal 2013.
Nessun accenno nemmeno al fatto che l’UNIFIL, in teoria, avrebbe avuto il compito di impedire che Hezbollah e Israele entrassero in conflitto; e invece non ha mai fatto nulla per impedire all’organizzazione sciita di sparare missili contro lo Stato ebraico.
Nel gennaio 2017, interpellato dal TG1 in merito a un attentato terroristico palestinese a Gerusalemme, nel quale persero la vita quattro soldati israeliani, Negri propose una distinzione rivelatrice.
Nello specifico, disse che “la tecnica degli attentati di Nizza e Berlino è analoga a quella di Gerusalemme, ma è un errore accomunare gli attentati dell’ISIS con quelli palestinesi. I primi seguono la logica omicida della jihad, mentre i palestinesi lottano per l’indipendenza dei loro territori”.
Una formula che non cancella il fatto terroristico, ma lo ricolloca dentro una cornice politica attenuante. Ed è proprio qui che emerge il problema: quando la violenza contro civili o militari israeliani viene trattata con categorie diverse da quelle usate per altri terrorismi, la competenza geopolitica diventa indulgenza ideologica.
È un indizio eloquente di quanto certi pregiudizi siano ancora presenti in una parte del mondo dell’informazione italiano. Anche quando si travestono da competenza geopolitica, o forse proprio perché si travestono così.
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Negri inascoltabile. E la cosa che più mi indigna e che sia sempre ospite a tv2000. La Chiesa aveva cercato di emendarsi con Voytila, ma è subito ricaduta nel vortice del suo antisemitismo secolare. Nasia Mai
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