4 pensieri su “Il Terzo Polo non ha bisogno di credenze, ma di una nuova lingua politica”

  1. Leggo in ritardo questo articolo che mi è piaciuto molto. Della responsabilità degli educatori nella povertà del linguaggio, e dunque nel conformismo delle idee, scrive Lanzieri il 21 giugno. Conservo e diffondo i due articoli appaiati.
    Rosa Filippini

  2. Tentativo lodevole ma se bastasse esporre le idee con un linguaggio consono e non banale, le aspettative di voto di un centro liberale da parte dell’elettorato sarebbero state soddisfatte da tempo.
    Direi dai tempi di Einaudi e la DC.
    La maggior parte dell’elettorato non sostiene idee e proposte che contrastano con il loro bisogno immediato di risolvere certe questioni. Sappiamo che l’immediatezza spesso contrasta con l’efficacia di certe proposte, che richiedono anni e magari sacrifici.
    Bisogni immediati soddisfatti spesso con debito e aggiramento di certe regole del sistema.
    Quindi è inutile dire che basterebbe esporre le idee in un certo modo.
    Semplicemente certe idee non attraggono perché vanno al sodo e non danno speranza di una soluzione alternativa ricercata dall’elettorato magari magica e miracolosa, quale ha chiaramente espresso tramite il voto negli ultimi lustri.

  3. Sono molto perplesso come possibile elettore del terzo polo, di questo darsi legnate preventive sulle false credenze e sulle idee necessarie (mamma mia come mi echeggia di certe frasi bersaniame “non sono gli uomini ma è il programma” ! Santiddio ancora?) . Sono gli uomini eccome invece, si il linguaggio adulto ma che non può non tenere conto delle dinamiche della comunicazione politica attuale, lo sapeva addirittura draghi. O volgiamo tornare alle convergenze parallele? Il linguaggio Aulico e alto della politica esiste già , lo usa bettini e manda un odore di stantio, di tramontato da non poterne più ! E poi le idee ci sono già andiamo! Noi elettori consapevoli e format le conosciamo a memoria e potremmo scrivercelo noi i programma… , europeismo, difesa europea, Ucraina, le regioni di Israele da discutere senza estremismi, merito, impresa ,mercato e correttivi per i più fragili. Insomma non siamo dei bambini . Manca proprio un nome invece. Capace di zittire e disciplinare i nani del terzo polo. Ci sarebbe il nome, ma attende paziente di diventare presidente della repubblica italiana.

  4. Gran bella riflessione. Mi chiedo quante siano le persone che desiderano e soprattutto possiedano ancora, oggi, gli strumenti culturali per ricevere utilmente messaggi da vera politica,quella che sa analizzare e affrontare la complessità anziché strillare slogan.

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