

C’è un filo rosso, robusto e mai reciso, che lega la Prima Repubblica alle aule parlamentari di oggi. Un filo che non passa per la logica politica, ma per la codardia diplomatica.
Si scopre oggi, con l’aria di chi cade dal pero, che l’architetto Mohammad Hannoun, stimato professionista trapiantato a Genova, non si limitava a disegnare progetti. Secondo la Procura di Genova, disegnava flussi di denaro: un fiume carsico di fondi che, sotto l’egida rassicurante della beneficenza, finiva dritto nelle casse di Hamas.
Il “settantuno per cento” delle donazioni, scrivono gli inquirenti. Non spiccioli per il pane, ma benzina per il motore del terrore.
Ma fingere stupore è l’unica vera ipocrisia che non ci possiamo permettere. Perché questa storia non inizia con gli arresti di ieri. Questa storia affonda le radici nel Lodo Moro, quel patto scellerato e non scritto che dagli anni Settanta ha garantito ai palestinesi un “passaporto” di impunità sul suolo italiano.
La regola era semplice e agghiacciante: voi potete usare l’Italia come base logistica, come deposito di armi, come snodo di transito, e in cambio non mettete bombe a casa nostra. L’Italia ha comprato la sua sicurezza vendendo la propria dignità, diventando il ventre molle d’Europa, il rifugio sicuro dove la “resistenza” poteva organizzarsi indisturbata.
E l’erede di questa tradizione, l’architetto Hannoun, non si nascondeva in qualche scantinato buio. Al contrario. Era un ospite d’onore. Ora però viene indagato come “il vertice della cellula italiana” di Hamas.
Scorrendo le cronache, si prova un imbarazzo fisico per chi, fino a ieri, gli stendeva il tappeto rosso. Nomi noti, volti delle istituzioni, paladini dei diritti umani a corrente alternata: dal M5S a Sinistra Italiana, passando per i vertici del PD.
Tutti pronti ad aprire le porte della Camera dei Deputati, a offrire conferenze stampa, a legittimare col timbro della Repubblica italiana un uomo che i servizi israeliani segnalavano da vent’anni e che il Dipartimento del Tesoro USA aveva già sanzionato.
Mentre Israele lo bandiva dal 2002 e le banche chiudevano i conti, la politica italiana di sinistra lo accoglieva come un oracolo.
È il paradosso nauseante del “palestinismo” nostrano: si stracciano le vesti contro il presunto neofascismo domestico, ma si spalancano le porte ai finanziatori del fascismo islamico.
Hannoun andava in televisione a dire che “Hamas sono partigiani”, negava gli stupri del 7 ottobre, chiedeva prove sui bambini decapitati con la stessa arroganza di chi sa di essere intoccabile. E la platea? Applaudiva.
Migliaia di “attivisti” in piazza, intossicati da una propaganda che inverte vittima e carnefice, hanno versato oboli credendo di sfamare orfani e invece — ci dicono i magistrati — stavano pagando gli stipendi a chi ha pianificato il più grande pogrom antiebraico dopo la Shoah.
Quanti di quelli che urlavano “Genocidio!” e cantavano “Dal fiume al mare” si rendono conto oggi di cosa stavano realmente sostenendo?
Quella frase, che auspica la cancellazione di Israele, non era una metafora poetica: era un piano aziendale e, a quanto pare, aveva i suoi banchieri proprio qui, tra Genova e Roma.
Le indagini erano partite nel 1991, poi nel 2003, sempre arenate, sempre timide, forse figlie di quel vecchio vizio italiano di non disturbare il manovratore palestinese.
Ora che il vaso di Pandora è scoperchiato, resta il mutismo tattico di chi, solitamente prodigo di lezioncine morali, ha improvvisamente smarrito il copione. È il sintomo clinico di chi ha sempre scommesso sul fatto che l’oblio arrivi un attimo prima della responsabilità.
Concedendo pure la presunzione d’innocenza all’indagato, resta il giudizio politico: aspettiamo che la corrente porti a galla non solo la verità sui soldi, ma anche la vergogna di chi, per ideologia o cecità, ha scambiato un presunto banchiere del terrore per un partigiano.
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Dai che arrivano!! Le dichiarazioni di chi ne prenderà le distanze, ma solo a livello ufficiale. Saranno dichiarazioni in stile “Amici Miei” che ci faranno sbellicare dalle risate. Purtroppo, lontano dai riflettori, il marasma dei fiancheggiatori hamas continuerà la propria opera. Sarebbe ora di iniziare ad investigare anche su tali losche figure