Esiste in tedesco una parola particolare, di inequivocabile significato nei termini e nei modi in cui veniva pronunciata: Gleichschaltung, traducibile con “allineamento” laddove l’allinearsi era inteso come il conformarsi più o meno spontaneo di ogni singolo elemento della società nazista, pubblico o privato, alle regole talvolta non scritte imposte dal regime.
Allineamento quindi come irreggimentazione totale del sistema sociale compresi pensiero e parole: che dunque avevano il loro fondamentale ruolo e significato di neolingua rappresentativa del regime. Tra queste vi erano neologismi, eufemismi e parole reinventate nel significato: come appunto Gleichschaltung, Führer, Lebensraum o anche Weltanschauung, che da uso accademico si diffuse ad utilizzo triviale.
Dunque la lingua come strumento attivo del potere in generale, ma che nei regimi diventa arma di rieducazione di massa.
Come in Germania, dove il potere ebbe l’incarnazione fisica del Führer e nel concetto del Lebensraum la sua dottrina esistenziale, oppure come in Russia dove lo spazio vitale si ripropone nel Russkiy Mir ed il potere del leader si traduce con Vlast, a rappresentare l’autorità sovrana in diritto di prendere le decisioni supreme, ma che per via della radice storica del Volòst, di possedere e barattare terre ed anime (1) diventa quasi trascendente.

Cambia poco infatti che l’esercizio del potere avvenga in nome “del popolo” come (teoricamente) in epoca sovietica, ovvero “di Dio” come ai tempi degli zar (2), ovvero della Storia stessa quale entità metafisica e metapolitica come negli anni di Putin.
In ognuno dei tre casi si tratta di visione pressoché sacralizzata del potere, passato attraverso i secoli di fatto indenne nella sua essenza ontologica: che ebbe in Ivan il Terribile iniziatore della sacra mitopoiesi ed in Nicola II portatore della Passione canonizzato martire, l’Alfa e l’Omega dell’ermeneutica zarista; che poi rivide in Stalin il suo custode laico e che ritrova adesso in Putin l’ambizioso riesumatore del preteso ruolo della Russia nella Storia.

Nella mistica ideologica della narrativa revanscista russa, che dal Cremlino si diffonde al Russkiy Mir, rimane dunque l’Alfa come pietra fondativa, perché l’Omega si sposta ora al dopo Putin e dall’ermeneutica del potere zarista si passa all’esegesi del sacro ruolo atemporale della Russia nella Storia: che travalicando secoli e sistemi non può avere ostacoli se non da abbattere e neanche fisici confini che siano insuperabili, come lo stesso Putin ha più volte ripetuto in pubblico e probabilmente ancora meglio in privato.
Russia senza limiti, che siano di volontà, di spazio e di tempi, se non quelli che il tempo stesso vorrà imporre fino al momento del Giudizio finale.
Ecco quindi l’allineamento. (3)
La Gleichschaltung ai Führern, siano Hitler siano Putin, di ogni fibra dei corpi dello Stato, senza eccezioni né tentennamenti: falangi compatte in nome della missione suprema da compiere con ogni mezzo, coercitivo o meno, che sia di propaganda oppure di ragione, di fede od imperio, per censura o per dogma.
Che sia Reich millenario da edificare oppure millenaria Terza Roma da ricostruire e tramandare fino alla fine dei tempi.

Parole diverse per concetti simili.
Führer come Vlast, Lebensraum come Russkiy Mir, ambedue collegate ad una Weltanschauung blasfema, camuffata da missione sacra trascendente in una dimensione millenaristica di Bene contro Male.
E così come Hitler nel Mein Kampf si autoproclamava profeta e salvatore della Herrenrasse germanica insidiata dall'”eterno ebreo” usurocratico ed apolide (Der Ewige Jude), allo stesso modo una dimensione escatologica la ritroviamo anche nel pensiero putinista: la pretesa cioè di salvare dall’Occidente degenerato e globalista l’ultimo baluardo dell’umanità incorrotta che la Santa Russia del neo-zar autoidentifica in sé stessa.

Note
(1) Le Anime Morte, di Nikolai Gogol.
(2) “Dio stesso vi ordina di obbedire ciecamente al vostro principe”. Lettera di Ivan IV ad Andrej Kurbski
(3) Sulla Gleichschaltung in Russia si veda qui e qui
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