2 pensieri su “Il rischio di una radicalizzazione linguistica e la creazione della neolingua

  1. Grazie mille. Lei ha detto cose giustissime che condivido integralmente.
    Saluti ??
    Alessandro

  2. La conoscenza e la padronanza della lingua, parlata nel paese ospitante, è senza alcun dubbio il primo passo da compiere per raggiungere una vera integrazione ma è anche cartina al tornasole per capire quanto POCO si desideri raggiungerla, purtroppo da ambo le parti.
    Un paese come l’Italia, certamente giovane come entità statuale unitaria (163 anni) ma ricchissimo di storia in molteplici ambiti: culturale; artistico; etnico-antropologico (ovvero le tradizioni ma anche gli usi ed i costumi delle popolazioni locali); culinario ed infine (con buona pace di molti) religioso nonostante sia a tutti gli effetti un paese laico, dovrebbe guidare con strumenti idonei tale processo di integrazione, per favorirlo ma anche per massimizzare le potenzialità del singolo individuo. E qui parliamo, con sommo scorno, di volontà (e quindi di manifesta incapacità!!) politica che dovrebbe, contemporaneamente tutelare le ricchezze della nostra Nazione e la nostra identità pretendendo, da tutti i richiedenti asilo senza distinzione di credo-razza-colore-paese di provenienza, il massimo rispetto per tale patrimonio, come pre-condizione di base.
    Lei, Sig. Tedesco, ci dimostra quanto lontani siamo dall’essere in grado di favorire tale integrazione ma anche di gestirla e non di sfruttarla, al pari degli scafisti e di tutti i trafficanti di anime.

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