7 pensieri su “Il ricordo delle Foibe non è propaganda, ma un risarcimento tardivo. Parte II

  1. Anche i crimini nazisti, almeno dalla scuola, sono rimasti assenti piuttosto a lungo, anche se non altrettanto: la prima volta che ho sentito la parola Auschwitz è stato nel disco dell’Equipe 84, come lato B di Bang bang, nel ’66.

    1. Il tema del nazismo a scuola è stato fino a una certa epoca fatto poco perché i professori con i programmi arrivavano a stento alla prima guerra mondiale, ma sui libri di testo c’era eccome e non c’è mai stata in merito alcuna censura ideologica, come c’è stata invece per oltre quarant’anni per le foibe. Scusa se ti ho risposto in ritardo ma non mi arrivano più gli avvisi dei commenti sulla posta e mi sa che devo cambiare email.

      1. Forse gioca qualche ruolo quella manciata di anni che hai meno di me, ma io la seconda guerra mondiale alle medie l’ho fatta, e la Shoah non c’era.

  2. La tragedia delle foibe e del conseguente esodo di quelle popolazioni assomiglia a quell’altra della regione di Konigsberg, oggi Kaliningrad, ex territorio tedesco dove i nuovi occupanti russi incentivarono l’esodo della popolazione tedesca locale attraverso vari metodi, anche l’intimidazione e la repressione.
    L’Italia da Paese sconfitto preferì da parte democristiana, ignorare per decenni la questione e i crimini perché ricordava apertamente le responsabilità proprie come Paese attraverso il fascismo.
    Da parte comunista chiaramente invece la tralasciarono per connivenza ideologica e politica con la Jugoslavia e il blocco comunista uscito vincitore dalla guerra.

    1. Si, in pratica furono queste le ragioni. Poi da parte democristiana e governativa c’era anche l’esigenza di non disturbare l’orsetto non allineato jugoslavo, che al confine era in fondo sempre preferibile a qualche Stato del Patto di Varsavia.

  3. Analisi corretta, l’Italia non ha mai voluto i conti con la propria storia, lasciando alla sua componente politca più ideologizzata di costruire la narrazione a lei più consono, dalla Liberazione del paese alle foibe appunto. Pochi, forse nessuno oggi per età anagrafica, rammenta quegli anni, dove nelle zone in cui operavano le formazioni partigiane comuniste è stata viva e fortemente sentita la voglia di continuare la battaglia armi in pugno e fare la rivoluzione, imbevuti come erano di ideologia comunista. Lo stesso fanatismo è stato riversato, e assorbito, su figli e nipoti, dove del paese in cui vivono poco importa se non comandarlo per via autoritaria, la loro. Se poi ci aggiungiamo l’armadio della vergogna e tutto quel che ci va dietro, le ferite della guerra civile, il tentativio di svolta “rivoluzionaria”, non sono mai state sanate.

    1. Mi scuso per il ritardo con cui rispondo e concordo pienamente. La memoria del paese è stata a lungo affidata alla parte politica più ideologizzata, e temo che sostanzialmente lo sia ancora.

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