
Aveva promesso stabilità, integrità e crescita economica, ma dopo un anno, Keir Starmer porta a casa un bilancio a base di scandali, crisi interne, deficit ed economia stagnante.
Alla ricerca di una posizione moderata, ha cercato di remare controcorrente in una realtà sempre più polarizzata, fino a venirne stritolato.
Ma il chiodo nella bara di Starmer è stato lo scandalo di Peter Mandelson, da lui nominato ambasciatore USA. Un errore grossolano. Evitabile. Che Mandelson potesse essere negli Epstein files era nell’aria, ma non solo: Mandelson aveva un passato torbido: 2 scandali precedenti che lo avevano costretto a dimettersi da ministro durante i mandati di Tony Blair, e un’altra amicizia inquietante, quella con Oleg Deripaska, l’uomo vicino a Putin che aveva assoldato Paul Manafort e Roger Stone per riportare Yanukovich al potere in Ucraina nel 2010 e poi ancora per assicurare l’elezione di Trump nel 2016.
Ora la domanda è se Starmer sia ancora alla guida del partito o ne sia ostaggio.
L’intervista audio e di seguito Il testo dell’intervista
Roberta Jannuzzi:
Riguardo a quanto accade nel Regno Unito, sulle difficoltà del governo Starmer e in particolare del Primo Ministro laburista che, nei giorni scorsi, ha annunciato la decisione di riconoscere lo Stato di Palestina. Una mossa che arriva alla vigilia dell’Assemblea generale dell’ONU a New York, ma anche del Congresso del Partito Radicale che si aprirà a breve.
Quali sono le ragioni di questa decisione?
Alessandra Libutti:
Secondo me la decisione va letta dentro la crisi profonda che sta attraversando il partito laburista e Keir Starmer in particolare. Lui si è trovato di fronte a un bivio: o andare avanti per accontentare quella parte del partito che premeva in questa direzione, oppure rischiare le dimissioni. È una scelta che non rispecchia del tutto la sua personalità politica, che fino ad ora era stata piuttosto equilibrata, con posizioni spesso pro-israeliane. Ma la pressione interna era fortissima.
Io partirei proprio dalla crisi di Starmer. Era stato eletto con un manifesto basato su tre pilastri: integrità, stabilità e rilancio dell’economia. E purtroppo, a oggi, ha fallito su tutti e tre.
Sull’integrità, perché appena eletto sono emersi scandali legati a donazioni e pratiche comuni in politica, ma incompatibili con l’immagine di “partito pulito” che voleva dare. Poi c’è stato il caso legato ad Angela Rayner, la sua vice, che ha alimentato la percezione di mancanza di trasparenza.
Sulla stabilità e sull’economia, Starmer ha ereditato una situazione pesante, segnata dal disastro del mini-budget dell’era conservatrice. Ha provato a rilanciare con misure severe, ma gran parte del partito non le ha accettate. Si è trovato costretto a fare marcia indietro, segno della fragilità della sua leadership.
A questo si aggiunge la pressione dell’estrema destra, che negli ultimi mesi ha cavalcato episodi di cronaca e questioni come quella degli hotel per i migranti, alimentando un clima ostile e polarizzato. In questo contesto, Starmer ha commesso anche errori di valutazione, come la nomina di Peter Mandelson ad ambasciatore negli Stati Uniti. Mandelson ha un passato politico costellato di ombre, e la diffusione di lettere compromettenti legate al caso Epstein ha ulteriormente minato la credibilità del governo.
Oggi Starmer è in una posizione molto indebolita: per restare in sella deve cedere alle pressioni dell’ala sinistra del partito, perdendo autonomia e coerenza rispetto al suo manifesto originario. Il riconoscimento della Palestina è emblematico: non è una scelta “sua”, ma frutto della necessità di sopravvivere politicamente.
Adesso si guarda al congresso laburista. La stampa ha già fatto il nome di Andy Burnham, sindaco di Manchester, come possibile alternativa. È considerato più solido e con maggiore presa sull’elettorato del Nord, una roccaforte laburista. Secondo alcuni potrebbe rafforzare il partito, secondo altri sarebbe un azzardo che rischierebbe di peggiorare la situazione.
I sondaggi dicono che il 72% dei britannici è scontento di Starmer. Non è un dato irrilevante, anche se mancano ancora quattro anni alle elezioni.
Dal punto di vista della politica estera, invece, Starmer ha avuto qualche successo, ad esempio sul fronte dei rapporti con l’Unione Europea e con gli Stati Uniti.
Recentemente ha ospitato Trump per un incontro tecnico sull’intelligenza artificiale, e gli investimenti esteri nel Regno Unito sono in crescita. Ma qui sorge un dubbio: alcune grandi aziende potrebbero guardare oltre, puntando a un futuro governo Farage con meno regole e più deregolamentazione.
Insomma, da una parte Starmer può ancora sfruttare queste aperture economiche per rilanciarsi; dall’altra, resta da capire se avrà la forza di ricompattare il partito e recuperare consenso nei prossimi mesi.
Roberta Jannuzzi:
Chiarissimo. Continueremo a seguire la situazione, anche grazie alla tua disponibilità. Intanto il prossimo appuntamento è il congresso. Grazie davvero ad Alessandra Libutti, che potete leggere anche sul blog Inoltre.
Alessandra Libutti:
Grazie a voi, e un saluto agli ascoltatori.
Se ti è piaciuto o se non ti è piaciuto questo articolo, scrivilo nei commenti.

InOltre è completamente gratuito ed è il frutto della competenza e della passione di molte persone che lavorano senza fini di lucro. Se desideri contribuire con un piccolo supporto, puoi farlo effettuando un bonifico come di seguito specificato oppure cliccando sui pulsanti che vedi, scegliendo l’opzione che più preferisci. Le donazioni verranno utilizzate per i costi di mantenimento del sito e per altre attività editoriali.
Grazie per il vostro supporto!
Bonifico bancario intestato a Inoltre Ente del Terzo Settore con Causale: donazione/erogazione liberale a favore di Inoltre ETS.
Codice Iban: IT55A0306909606100000404908



Scopri di più da InOltre
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Non è un caso che in Europa i primi Governi a riconoscere lo stato della Palestina (sigh!!!) siano Francia ed UK. I paesi maggiormente in crisi di identità; economica e sociale.