2 pensieri su “Il regno del simulacro. Dallo schermo al cortocircuito collettivo

  1. Gli articoli di Alessandro Tedesco li tengo lì in attesa del momento giusto, del silenzio, per leggerli e assimilarli. Per questo, faccio questo commento a distanza di quasi una settimana. E dopo averlo letto, capisco che questa attesa è essa stessa un atto sovversivo. E che il mio “sentirmi a disagio” per aver letto e commentato dopo 7 giorni è solo la fatica di uscire dall’algoritmo.
    Da giurista mi pongo anche una questione sempre meno secondaria: questa “umanità che scorre dentro flussi di senso prefabbricato, credendo di scegliere, mentre in realtà scorre lungo binari invisibili tracciati dal codice” può lasciarci indifferenti sul piano del concetto stesso di responsabilità?
    Mi spiego. Sono un convinto sostenitore della “responsabilità personale”. L’uomo agisce sotto numerosi condizionamenti, da sempre, ma le scelte sono sue. L’uomo che sbaglia, l’uomo che danneggia altri, l’uomo che delinque, non può dare la colpa alla società. Solo il poveraccio che ruba al supermercato per mangiare è vittima. Qualunque altro comportamento antigiuridico e antisociale non è mai “colpa della società” (come invece disastrose teorie hanno cercato di sostenere).
    Ecco, davanti a questa nuova “società algoritmica” questa mia convinzione comincia a vacillare. E il condizionamento non è più solamente “esterno”, “sociale”. È neurologico, ed è talmente forte e profondo da farmi dubitare che le teorie giuridiche della responsabilità possano continuare a ragionare con i loro canoni consolidati.
    Basta leggere le pagine di cronaca nera. Suicidi indotti da commenti negativi. Omicidi per sfida su TikTok. Depressioni per un like dato o non dato. Fatti e fenomeni che un tempo non avremmo esitato a definire patologici, oggi indubitabilmente collegati alla rete e ai suoi meccanismi.
    Che ne pensate?

    1. Caro Paolo, ti ringrazio sempre per la tua fiducia.
      Il quesito che poni è assolutamente pertinente e grave.
      Mi vengono in mente tutti i miei amati romanzi distopici e soprattutto, in questo caso, The Minority report di PK Dick, che sicuramente conoscerai.
      E l’aspetto inquietante della rete è che presto potrebbe assumere anche un assetto “neurologico” come preconizza Yuval Harari in 21 lezioni per il XXI secolo.
      Fai bene a esercitare il tuo diritto alla “sovversione”.
      Grazie ancora
      Alessandro

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