Il presidente francese Emmanuel Macron ha confermato di non escludere l’invio di truppe francesi sul suolo ucraino, qualora la situazione dovesse evolvere al peggio, ribadendo così la posizione da lui espressa nei giorni scorsi, la quale aveva spinto tutte le cancellerie europee a reagire in modo più o meno netto, per negare la volontà di un coinvolgimento diretto sul campo a sostegno di Kyiv. Forze “francesi” ha specificato il capo dell’Eliseo, che volutamente ha evitato, in questo senso, di farne un’iniziativa “occidentale” o “NATO”, anche per non offrire armi alla propaganda russa sull’aggressività dell’Alleanza Atlantica.
“Abbiamo posto troppi limiti al nostro vocabolario” ha spiegato anche Macron. Una frase che suona come un’ammissione degli errori compiuti almeno negli ultimi due decenni nelle relazioni con Mosca, che hanno di fatto consentito alla Russia di rafforzarsi politicamente ed economicamente e di confidare in un Occidente rammollito dal proprio benessere e incapace di difendere sul campo i propri valori democratici. Ma che denuncia anche la ferma volontà di non voler accettare ulteriori retrocessioni delle “linee rosse” che delimitano quei principi che danno un senso al concetto stesso di democrazia.
Sono tra coloro che sostengono da tempo, e Macron, seppure in modo un po’ tardivo, pare essersene convinto anche lui, che l’Occidente tutto, a partire dall’Europa, stordito dai fumi del gas a basso costo, spesso convinto da prebende personali in favore di taluni politici (come posti strapagati nelle aziende di stato russe), si sia specializzato in “penultimatum”, perché incapace di compiere scelte coraggiose e di raccontare ai propri popoli ciò che la storia del Novecento ha reso evidente, e cioè che la democrazia e la libertà non sono gratis e che vanno difese. Con ogni mezzo.
Perché a guardar bene, di limiti da non oltrepassare il democratico Occidente ne ha disegnati a iosa. Con la Cecenia, la Georgia, la Siria, e poi la Crimea e ora l’Ucraina. Disegnati a matita, si intende, perché non appena la Russia oltrepassava quei limiti, ha sempre trovato una classe di pavidi governanti pronti a cancellarli (a spese di chi ne subiva le conseguenze) e a tracciarli di nuovo qualche passo indietro, autorizzando così Mosca e le altre autocrazie a pensare che stragi, distruzioni, crimini di guerra, annessioni illegali non ci interessassero poi molto se ci veniva assicurata una casa calda, benessere quanto basta e una buona dose di libertà.
Per carità, Macron in questo momento persegue obiettivi personali e nazionali ben precisi, con la Germania di Scholz in netta crisi di identità e incapace di continuare a giocare il ruolo di locomotiva del continente. Ma anche con i balbettii degli USA, che in questo momento consentono alla Francia di costruire un’asse con Polonia e Baltici, finora strettamente legati a Washington in chiave anti-russa, che potrebbe spostare su una UE a guida francese il baricentro politico e militare della gestione della questione ucraina. Per di più di conti in sospeso con Mosca Parigi ne ha più di uno, soprattutto dopo l’interminabile sequenza di colpi di stato sobillati dalla Wagner, che hanno fatto saltare per aria gran parte dei governi filo-francesi delle ex colonie africane. Ma il messaggio lanciato al vecchio continente è chiaro e fotografa una realtà innegabile: non c’è più corda da cedere e se si vuole evitare la disintegrazione dell’Europa bisogna in qualche modo sporcarsi le mani.
E’ d’altra parte evidente a tutti coloro che approccino alla guerra in corso con un minimo di oggettività che Putin non si fermerà ai quattro oblast’ conquistati, come le cartine mostrate senza pudore dal vice presidente del Consiglio di Sicurezza della Federazione Russa Dmitry Medvedev ed i recenti messaggi condivisi sul suo canale Telegram mostrano in modo chiarissimo. E d’altra parte le ripetute minacce nei confronti della Moldova e dei Baltici, oltre alla recente richiesta di aiuto da parte della Transnistria rendono piuttosto intuibili le prossime mosse di Mosca, che in questo senso giocherà la sua partita fino in fondo, entrando a gamba tesa nelle presidenziali americane, ma anche alimentando il disordine mondiale, attraverso l’Iran e le milizie che controlla (Hezbollah, Houthi, Jihad, oltre ad altri gruppi armati tra Iraq e Siria) o la Corea del Nord.
E’ semplicemente il principio di realtà, che impone di prendere atto della totale inaffidabilità della Russia (proprio dall’Eliseo ha fatto filtrare il contenuto dell’ultima telefonata tra Macron e Putin prima dell’inizio dell’operazione militare speciale, nella quale Putin negava con decisione l’intenzione di invadere), la cui incapacità di rispettare accordi e trattati (con l’Ucraina ne ha violati almeno quattro, oltre ad una dozzina di articoli della Carta Onu e della Carta di Parigi che regola il funzionamento dell’OSCE) restringe di molto le reazioni possibili.
In questo senso l’intenzione del presidente francese per il momento a me pare quella soprattutto di sparigliare le carte e minare le certezze del Cremlino. Perché nell’attuale situazione di Mosca, con una macchina bellica spinta già al limite, provata dalle sanzioni, obbligata a livelli di spesa insostenibili sul lungo periodo, impossibilitata a proporre una nuova mobilitazione generale e incapace di aumentare la produzione di armi, vista la carenza di braccia, un impiego di uomini e mezzi di paesi come la Francia (ma anche di altri paesi che potrebbero aggregarsi), a sua volta munita di proprie armi nucleari, potrebbe far materializzare l’incubo del fallimento che potrebbe infliggere un colpo mortale all’intero sistema di potere putiniano. Una guerra psicologica in piena regola, che rischia di spiazzare Mosca, sfidata proprio sul terreno della propaganda di guerra, quello in cui si credeva più forte.
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Ho sempre pensato che bisognava intervenire subito, dando a Kiev una superiorità ed efficace copertura aerea. Non si è fatto. Ha ragione Macron nel dire che la Russia non DEVE vincere. Ne va di tutta l’Europa. Non credo sia molto difficile ricacciare i russi ai vecchi confini