Alla Mostra del Cinema di Venezia è stato presentato il documentario “Russian at War” della regista russo-canadese Anastasia Trofimova, che a suo dire si è improvvisamente trovata – senza aver chiesto e ricevuto gli indispensabili accrediti giornalistici – a seguire dall’interno gli spostamenti di un battaglione russo impegnato nell’invasione dell’Ucraina.
I protagonisti sono i soldati russi di questa guerra “insensata e traumatica”, come l’ha definita la regista, ragazzi partiti “senza sapere che cosa li aspettasse, volontari per ragioni vaghe di patriottismo o alcuni perché credevano alla missione inventata dal Cremlino: la caccia ai nazisti”.
In conferenza stampa Trofimova ha detto che da quando Vladimir Putin ha deciso di fare la guerra all’Ucraina, tutti i ponti tra la Russia e i paesi occidentali sono saltati.
“Sembra che ci sia una incapacità di vedere l’altro, ma io vissuto per metà della mia vita in Occidente e per metà in Russia, amo e rispetto entrambi. Vorrei che questo film fosse, se non un ponte, almeno una cima, una fune da lanciare dall’altra parte per aiutarci a vederci l’un l’altro”.
Quello che omette Trofimova è che i ponti sono saltati perché Putin li ha bombardati, lanciando una guerra di aggressione totalmente inutile e non provocata. Il film è stato criticato perché offre poche informazioni sui combattimenti e non dà alcun segno della distruzione provocata in Ucraina dalle forze russe.
La reporter ha detto anche di non aver avuto alcun segno di crimini di guerra durante il periodo passato con le forze russe. “Penso che nei media occidentali ormai sia questo ciò a cui i soldati russi vengono associati, perché non ci sono state altre storie”.
Trofimova in passato ha girato una decina di documentari per RT, ex Russia Today, noto canale televisivo di propaganda russa in diverse lingue finanziato direttamente dal Cremlino e diretto dalla famigerata Margarita Simonyan.
Se volete guardare un vero documentario sull’altro lato del fronte russo-ucraino consiglio “The Other Side: On Putin’s Frontline”, girato dal giornalista britannico Sean Langan, che è riuscito a muoversi nel Donbas incontrando anche soldati russi dopo aver chiesto e ottenuto visti giornalistici da Mosca.
Il racconto di Langan permette di comprendere realmente qualcosa in più di questa guerra, degli ucraini che vivono ancora nel Donbas, dei russi che sono andati a combattere, sulla Russia e sul regime di Vladimir Putin. Lo trovate su Apple TV+ e Journeyman Pictures.
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Questa volta vi sbagliate. Chi ha visto il documentario alla Mostra del Cinema ne ha apprezzato la grande libertà e coraggio nel cercare di raccontare quello che nessuno racconta: la vita di persone normali dentro un meccanismo infernale che non hanno scelto e di cui sono altrettanto vittime quanto la popolazione ucraina. Chi fa cinema non deve giudicare né ragionare per tesi preconcette ma raccontare le persone reali, con le loro contraddizioni, miserie, fragilità, che non hanno scelta, se non andare a rischiare la vita al fronte. Ma questo é un film molto più anti-Putin di tanti progetti di propaganda. Guardatelo, trovatelo e rimarrete sconvolti del mondo che ha descritto. Rischiando in prima persona. Raccontando certo un punto di vista. Che finora nessuno aveva raccontato con tanta emozione e crudeltà.
Personalmente non credo che Russian at War sia un film anti-putin, altrimenti ci sarebbe stata, da parte della Kremlin Inc., una levata di scudi come accaduto per il film THE ANTIQUE. Altro motivo che mi porta a considerare il lavoro della Trofimova smaccatamente di parte (da che mondo è mondo, gli artisti e gli intellettuali si schierano politicamente e la russia non può certo fare eccezione) è l’affermazione della stessa regista che nega di aver visto o sentito di crimini di guerra perpetrati dai soldatini russi, come a voler negare i fatti di Bucha ma anche il criminale atto dei bombardamenti indiscriminati contro la popolazione ucraina o ancora il ratto dei bambini ucraini ad opera di poveri soldatini russi, magari attori secondari di un copione scritto dai vertici della Kremlin Inc, ma non per questo meno colpevoli. Dal mio modestissimo punto di vista, in una situazione incancrenita dall’odio e dal desiderio di rivalsa di putin e dei suoi accoliti, se non sei contro putin se a favore e quindi non posso accettarlo, né che tu sia un muratore o un esponente della settima arte.
Nessuno pone sullo stesso piano gli ucraini invasi e bombardati e i russi. Ma sostentere che i soldati russi sono tutti volontari e li per soldi é una semplificazione che non tiene in considerazione come delle persone normali si possano trovare dentro conflitti che non gli appartengono, per influenze, ignoranza, paura, povertà e tanti altri motivi. Ma ignorare che una buona parte delle vittime di questa guerra siano i soldati russi rischia di non cogliere la gravità del massacro doppio che sta compiendo Putin. Se riuscirete a vedere il documentario scoprirete la povertà e miseria dell’esercito russo, con armi di 30 anni fa bombe che gli auto esplodono addosso, in definitiva tutto il contrario dell’immagine da grande potenza che la Russia vorrebbe dare di sé stessa. Purtroppo parlare senza aver visto o per tesi e preconcetti non aiuta a capire che il cinema può raccontare delle storie, di esseri umani in condizioni anche terribili, ma non può mai essere esaustivo di tutti i punti di vista. Ma mentre abbiamo già diversi film sulla resistenza Ucraina questo é il primo e forse unico che prova a raccontare i soldati russi. E alcuni di loro moriranno davanti agli occhi dei loro amici commilitoni. Tutto il contrario della retorica putiniana…