

Sei anni fa, prima della pandemia, dell’Ucraina, di Gaza e del Trump bis (insomma un altro mondo), una querelle occupò per alcuni giorni quello che seguitiamo a definire, piuttosto generosamente, dibattito pubblico italiano. Avevamo talmente meno guai di oggi, che ci impegnammo a disquisire attorno a foto che ritraeva l’allora senatrice PD Monica Cirinnà, molto attiva nella lotta per i diritti civili, durante un corteo dell’8 marzo, mentre mostrava un cartello con su scritto: “Dio, patria e famiglia. Che vita di merda”.
La senatrice ricevette critiche da destra, abbastanza scontate, ma anche da sinistra. In quest’ultimo fronte, come sempre, la cosa generò micro scuole di pensiero, pronte a battersi fino all’ultimo cavillo, pur di difendere il coraggio rivoluzionario della senatrice o, sull’altra sponda, in verità meno affollata della prima, criticare la sortita. “Dio, patria e famiglia” è un motto fascista, dichiaravano i primi, quindi sfotterlo rientra nella lotta antifascista; non è con i messaggi superficiali che si combatte il becerume della destra, ribattevano i secondi.
Non credo che quell’episodio finirà nei libri di storia, eppure, per parte mia, mi pare una vicenda interessante per illuminare un pochettino il presente. Trump si è appena insediato per la seconda volta alla Casa Bianca. In Francia e in Germania il consenso della destra estrema è alto, e la leadership di Giorgia Meloni gode di ottima salute (non si farà neanche più il referendum sull’autonomia differenziata: a questo punto, l’obiettivo 2027 per il governo appare più che plausibile).
L’esibizione di quel cartello da parte di Monica Cirinnà, al tempo una delle figure dem più popolari, mi parve allora un errore di comunicazione, uno dei tantissimi, dal momento che il cittadino medio (che normalmente non è membro del collettivo studentesco “Friedrich Engels”) può non percepire minacciose parole come “Dio”, “patria” e “famiglia”, soprattutto in tempi di instabilità sociale, ma anche perché, in sé stesse, quelle parole non lo sono.
Ed è inutile poi spiegargli, con sottili rifiniture ermeneutiche, che la canzonatura è riferita alla strumentalizzazione di quelle parole da parte del fascismo e non alle parole in sé ecc. ecc. Il cittadino medio capirà soltanto che tu gli hai detto che se crede in Dio o perlomeno non è un mangiapreti, vive per la sua famiglia e vuole bene al proprio Paese, allora è fascista. Di conseguenza, reagirà rigettando te, il tuo partito e tutto il cucuzzaro. Non ci vuole un genio per capirlo: difatti io non lo sono per nulla.
Vista oggi, però, quell’immagine dice qualcosa di più. Essa appare, infatti, come una delle tante testimonianze, certamente minuscola, nostrana, legata alla cronachetta quotidiana, di quanto il personale politico e l’intellighenzia del cosmo progressista fossero sconnesse dallo spirito del tempo e dalle sue fratture, anche se l’editorialista collettivo di sinistra non se n’era accorto e nel salottino di Propaganda Live continuavano a farci lo “Spiegone” settimanale col solito sussiego.
E così, a distanza di sei anni, il neo presidente Donald Trump, al secondo mandato, afferma che Dio l’ha preservato affinché potesse guidare l’America. In più, viene eletto dal popolo americano promettendo di difendere i confini della patria e magari, perché no, di allargarli annettendosi qualche territorio. In fine, sempre lo stesso afferma, durante la cerimonia di insediamento, che “da oggi in poi la politica ufficiale del governo degli Stati Uniti sarà che ci sono solo due generi: maschile e femminile”, con un (mi pare) evidente riferimento polemico alla cosiddetta “ideologia gender”, che ha promesso di limitare in ogni modo.
Demagogia, populismo, smargiasseria, irresponsabilità, scarso senso delle istituzioni (eufemismo), qualcuno dice cripto-fascismo: a mio avviso, possiamo pure utilizzare queste ed altre categorie per inquadrare le azioni e le politiche di Trump e del suo sinedrio (con un occhio di riguardo a Musk ovviamente). Possiamo aggiungere ragionevolmente che il nuovo presidente USA strumentalizza la religione, declina il concetto di patria in senso nazionalistico-esclusivista, e utilizza la parola “famiglia” in modo ideologico.
Ma nello stesso tempo, nel campo progressista, se non si avrà il coraggio di resettare gli ultimi decenni, non si sarà in grado di proporre un’alternativa né politica né culturale. Non si può che farlo prendendo sul serio l’uomo reale in luogo di un modello fabbricato in laboratorio – anzi no, in biblioteca – che fuori dalle redazioni dei giornali e dei circoli letterari non è mai esistito.
Magari, perché no, la ricostruzione potrebbe partire proprio da questi tre termini: Dio, patria e famiglia. Ha pagato la scelta di voler relegare la dimensione religiosa solo nel privato, alla luce della sua odierna esplosione nell’ambito pubblico? È stato corretto delegittimare il concetto di “identità” facendone l’opposto della “differenza”, anziché provare a capire come poter articolare politicamente la differenza nell’identità, alla luce delle sfide sociali odierne?
Ha funzionato, ancora, una certa retorica che, volendo controbattere giustamente all’ideologismo della “famiglia tradizionale”, ha dato l’impressione (forse era più che un’impressione) di pasticciare con l’ordine degli affetti, giungendo, in certi casi, a presentare la biologia quasi come l’assolutamente altro dalla cultura, una sorta di tirannia da cui emanciparsi?
È stato fecondo, infine, insistere così tanto sull’antifascismo, certo un valore imprescindibile, e meno sull’impegno per il progresso della nostra democrazia, arrivando talvolta a identificare malamente le due cose? Ecco, partirei da queste domande, semplici, certamente un po’ sbrigative, alle quali non so dare una risposta, ma che forse toccano alcuni temi da cui ricominciare a pensare. Se qualcuno ne ha altre o volesse sostituire queste sarei pronto ad ascoltarlo. La mia è una modesta proposta.
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Io propongo un trittico altrettanto spinoso: economia, lavoro e proprietà!!I Robetta da cortocircuito
I veri Progressisti non vanno confusi con chi si identifica con la cosiddetta sinistra, che altro non è che una galassia di conservatori che hanno una opposta ideologia rispetto a quelli di destra. Fino ad oggi abbiamo avuto un conflitto tra opposte ideologie e visioni della società e non siamo migliorati di molto, ma abbiamo acuito i conflitti e degradato il livello della società. Le ideologie sono delle gabbie mentali e non permettono una visione libera del mondo intorno a noi.