2 pensieri su “Il prezzo della prudenza: quando l’Europa rinuncia a esercitare potere

  1. Mi permetto alcune osservazioni.

    L’Europa non è a oggi uno stato sovrano e quindi non c’è da stupirsi che non si comporti da “attore sovrano”. Ne conseguono inevitabili divisioni interne, tempi di reazioni lunghi e compromessi al ribasso.

    Data questa realtà, questo stato dell’arte, l’accordo non mi pare una “rinuncia ad esercitare potere”. Gli asset russi restano congelati, gli aiuti militari continuano a convergere verso l’Ucraina, il famigerato piano americano in 28 punti è oggettivamente morto e sepolto.

    Non mi sembra poco. Si poteva fare di più? Indubbiamente, ma realisticamente era possibile? Risponderei di no.

    1. Non si poteva fare di più date le divergenze tra alcuni Paesi europei.
      Codesti continuano a pensare che la guerra in Ucraina non li riguardi direttamente.
      Per il momento (forse) è vero, ma chi assicura che la Russia si fermerà una volta eventualmente raggiunto il suo obiettivo?
      Nulla può assicurarlo, certe nazioni con i loro leader e cittadini si renderanno conto della gravità soltanto se certi eventi capiteranno direttamente anche a loro.
      D’altronde nemmeno la leadership ucraina credeva inizialmente a un’aggressione russa in base ai dati comunicati dall’intelligence americana.
      Qualcuno può dire che è una posizione precauzionale, però la Russia potrebbe intenderla come una debolezza e un’incapacità di reazione dandosi più forza e determinazione per organizzare e portare avanti future aggressioni.
      Sempre che riesca effettivamente a fare ciò in futuro, data le varie difficoltà attuali sul campo e sul lato interno con economia e finanza non proprio in un buono stato.

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