di Alessandra Libutti e Winston P.
Mai era successo, in un secolo di guerre mondiali e non, che l’appello di un Papa per la pace fosse rivolto ad una sola delle parti in causa senza neanche menzionare l’altra. Scegliendo in modo scellerato ed imperdonabile di rivolgersi alla vittima e non all’aggressore. Chiedendo alla vittima di arrendersi al proprio “inesorabile” destino di vittima per salvare delle vite. Benedicendo di fatto il meccanismo alla base di ogni ricatto mafioso: il più debole ceda al più forte se non vuole guai peggiori.
Paolo VI si rivolse alle Brigate Rosse: “Io scrivo a voi, uomini delle Brigate Rosse: restituite alla libertà, alla sua famiglia, alla vita civile l’onorevole Aldo Moro”. Giovanni Paolo II scagliò il suo anatema contro la mafia siciliana: «Questo popolo, popolo siciliano, talmente attaccato alla vita, popolo che ama la vita, che dà la vita, non può vivere sempre sotto la pressione di una civiltà contraria, civiltà della morte. Qui ci vuole civiltà della vita! Nel nome di questo Cristo, crocifisso e risorto, di questo Cristo che è vita, via verità e vita, lo dico ai responsabili: convertitevi! Una volta verrà il giudizio di Dio!».
Papa Francesco ribalta la prospettiva etica di chiedere all’aguzzino di smettere di essere aguzzino, all’invasore criminale di fermare il proprio intento criminale. Ma ciò che è davvero insopportabile delle parole del Papa, una colpa indelebile che nessun normalizzatore del giorno dopo potrà cancellare, è l’implicita accusa alla vittima che non si arrende di portare la responsabilità dei morti passati, presenti e futuri. Questa sì che è un’affermazione degna del più subdolo propagandista russo.
Sorprende chi tenta di mitigare le parole del Papa sostenendo la necessità di “negoziati coraggiosi”. Ma “negoziare” con Putin e “capitolare” sono sinonimi, come dimostrano vent’anni di invasioni e altrettanti trattati disattesi. È tempo di smetterla di illudersi: la “bandiera bianca” equivale alla resa in qualsiasi contesto o interpretazione.
Il Papa può essere un pacifista, ma dovrebbe anche essere un uomo di giustizia. Alla domanda provocatoria del giornalista, avrebbe potuto rispondere in modo più equilibrato, senza abbracciare la narrativa russa che mira a far sì che l’Occidente si convinca di un’Ucraina inevitabilmente sconfitta e senza scelta. Lo schieramento del Papa è tutto in questa scelta concettuale di presentare un’opinione (forse sua, ma corrispondente a quella di Putin) come un fatto e parlare con l’autorevolezza della sua posizione (percepita come super partes) tanto da farsi testimonial e megafono di propaganda. Così, invece di promuovere la giustizia – umana o divina – la calpesta senza pietà, facendo a pezzi il suo significato e la sua importanza.
Quando la Chiesa incoraggia i deboli a diventare ancora più deboli e ad accettare il male; quando dice all’agnello di arrendersi al lupo perché più forte; quando accetta e divulga la narrativa del lupo; e quando vigliaccamente maschera le parole dietro un “trattare” privo di significato o riscontro nella realtà, dimostra di rimanere (come sempre ha fatto in passato) schierata dalla parte dei potenti.
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Un Papa che difende gli oppressori e non gli oppressi sembra quasi fare avverare la profezia dull’ antipapa. Che si creda o no Ratzinger aveva un’ altra levatura.
Da vomito! Ovviamente mi riferisco a <> (tutto in minuscolo per far capire la mia totale disistima da cattolico praticante) che ha già battezzato la sconfitta dell’Ukraina ed anzi la esorta a smettere di dimenarsi nella lotta per la sopravvivenza (ricordatevi di quello che avete patito sotto stalin) per giungere alla tanto agognata pace (da putin)! Mi sconvolge? SI. Mi sorprende?? MANCO PER NIENTE, basta vedere il doppiopesismo di <> su palestina ed Israele, nel contesto post 7/10. Non è credibile nel ruolo di <>, sembra piuttosto membro della massoneria, quella sporca che briga per il potere, l’antitesi del ruolo che ricopre!!