Nota
Questo articolo si basa in buona misura sulle info contenute nel saggio The Threat from Russia’s Unconventional Warfare Beyond Ukraine, 2022–24 di Jack Watling, Oleksandr V Danylyuk e Nick Reynolds, pubblicato da RUSI, Royal United Services Institute for Defence and Security Studies, Londra, febbraio 2024. D’ora in poi citato come Rapporto RUSI.
Parte 4
LE OPERAZIONI “COVERT” DEL GRU
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1. Introduzione
Nelle puntate precedenti abbiamo esaminato il GRU sotto diversi aspetti: descrivendone struttura e funzioni (parte 1), parlando del suo coinvolgimento in Crimea e Donbas (parte 2) e tracciandone il ruolo nella cyberwarfare (parte 3).
Questa volta ci occuperemo della sovversione interna degli stati-bersaglio attuata mediante un mix di risorse occulte e palesi.
2. L’eterno ritorno del quasi eguale
Partiamo da un dato di fatto. L’ossessione di Mosca dell’accerchiamento esterno da parte dell'”Occidente collettivo” e la convinzione d’essere costantemente nel mirino di poteri esterni russofobici ed ostili per principio non è una novità della Russia di Putin, ma affonda le sue radici nello zarismo ed in seguito nell’assillo sovietico della “controrivoluzione borghese”: teorie che il regime di Putin ha rielaborato legandole alle cosiddette “rivoluzioni colorate”, viste come prova inoppugnabile di un perfido Occidente deciso a distruggere la Russia dall’interno attraverso sofisticate tecniche di manipolazione politica e sociale, tra cui quella del “contagio democratico” che il regime, probabilmente non del tutto a torto, riteneva fosse impossibile da assimilare da parte del paese-Russia. E che comunque veniva respinto dalla leadership, consapevole che da una introduzione nel sistema di elementi democratici ne sarebbe uscita distrutta.
Da qui l’avversione profonda del Cremlino verso le democrazie, bollate come corrotte e decadenti, nonché la decisione di combatterle sul loro stesso terreno secondo i precetti della guerra ibrida, sfruttandone le intrinseche debolezze: scelta in qualche modo obbligata, che evitava alla Russia il confronto aperto impari con l’Occidente, consentendole invece di operare con vantaggio su quei terreni della disinformazione, propaganda e sovversione, storicamente assai più favorevoli a Mosca.
Nulla di nuovo, anche in questo caso.

Questo perché, nello scegliere un campo di battaglia non convenzionale, il Cremlino non aveva fatto altro che rielaborare i vecchi teoremi operativi del KGB, adattandoli alle nuove tecnologie ed al mutato contesto economico e sociopolitico in cui annaspava un Occidente frastornato da crisi di vario genere e lontano dalla dominance assoluta degli anni 90/10.
Per uno dei tanti paradossi della Storia, era stata infatti la vittoria nella Guerra Fredda, consegnando all’Occidente il predominio, ad averne scalfito il monolitismo democratico, aprendo la strada al nazionalismo di ritorno (sovranismo) ed al populismo tossico: elementi corrosivi per le democrazie, ma che stavano offrendo a Mosca una opportunità insperata di rivincita.
Vecchi schemi per ambienti nuovi, pronti ad essere raccolti.
Ed ecco che attraverso le rielaborazioni dei teoreti e dei think-tank a partire dai primi anni 2000 ritornarono a circolare a Mosca codici operativi in linea con gli anni più conflittuali della Guerra Fredda: propaganda, sovversione, destabilizzazione, corruzione, influenza politica ed economica, azioni violente, sabotaggi e tutte quelle altre misure attive (aktivnye meropriyatiya) che erano state la cassetta degli attrezzi del vecchio KGB, salvo alcune varianti e nuove parole d’ordine ideologiche: non più legate ai rigorosi ma obsoleti teoremi politici sovietici, bensì alla disordinata nebulosa dell’antipolitica post-1991, ben presto diffusi come virus dalle centrali della dezinformatsyia.
3. Le risorse D&S del GRU
A partire dai primi anni 10, l’approccio di Mosca verso l’Occidente era divenuto via via più ostile e proattivo ma ancora dissimulato verso l’esterno da una maskirovka di regime, utile sia a distrarre i potenziali competitors NATO/UE, sia ad agganciarli per necessità di cassa.
C’era però un terzo fattore che consigliava a Mosca il profilo basso: il fatto di dover procedere alla ristrutturazione dei propri apparati già esistenti ed alla messa a punto di quelli nuovi, necessari a creare un dispositivo adatto alle rinnovate ambizioni del Cremlino.

?Da una parte, infatti rimaneva valida l’interdipendenza, di scuola classica sovietica, tra HUMINT, propaganda ed azione diretta applicate secondo uno schema sequenziale che prevedeva: ?? l’infiltrazione di agenti ed il condizionamento ovvero l’arruolamento con vari metodi persuasivi, di parte della élite nemica, ?? l’utilizzo di informazioni politiche per seminare destabilizzazione e discordia e quindi ?? la manipolazione di ambedue per gettare nel caos la società-bersaglio fino al limite dell’intervento diretto in supporto alla parte appoggiata. Tale schema aveva funzionato a Praga nel ’68 ed a Kabul nel ’79 ed era stato manualizzato nella letteratura riservata del GRU. Verrà poi ripetuto contro l’Ucraina con pieno successo nella quasi-incruenta annessione della Crimea del 2014, ma con risultati disastrosi nell’invasione 2022.
?Dall’altra parte non erano ancora disponibili, nei primi anni 2000, tutte quelle risorse politico-ideologiche quali Rossotrudnichestvo, Fondazione Russkiy Mir, fondazioni private degli oligarchi, media compiacenti e troll factories, fondamentali durante le fasi 2) e 3) per veicolare efficacemente l’ideologia e la narrativa del Cremlino, conquistando “cuori e menti” nei paesi-bersaglio. Altresì non vi erano ancora quei reparti militari clandestini, quali “omini verdi” e PMC come Wagner, in grado di svolgere il ruolo di proxy senza chiamare in causa il Cremlino. Analogamente, le stesse risorse disponibili, ovvero la comunità dei servizi ed entità correlate erano in fase di transizione dalla precedente configurazione elefantiaca sovietica a quella più agile che avrebbero dovuto assumere ex-novo. Il GRU non faceva eccezione.
Per via della sua natura bivalente di agenzia di intelligence ed organizzazione militare, di cui abbiamo parlato nella Parte 1, già in epoca sovietica il GRU era la struttura preposta alla Destabilizzazione & Sovversione (D&S) in periodo di pace come in tempo di guerra, sia in termini dottrinali che operativi.
?Relativamente ai primi lo schema funzionale prevedeva l’infiltrazione a lungo termine di agenti sotto copertura totale, in grado di superare screening ripetuti per periodi di tempo indefiniti. A questi agenti residenti si affiancavano quelli con coperture a breve-medio termine, assegnati a compiti specifici.
?Relativamente ai secondi, dal 1963 era disponibile il 161° centro formazione per compiti speciali originariamente focalizzato sui ruoli di ricognizione strategica e di cui la Unità 29155 rappresentava il braccio operativo. Il centro, responsabile delle misure attive del GRU compresi i sabotaggi, aveva risposto agli ordini del generale Andrei Averyanov almeno dal 2018 (si veda Parte 3) e fino al 2022 rimarrà subordinato al dipartimento operazioni psicologiche ovvero alla unità 74455 Tower (Figura 1).

Nella sua funzione il centro disponeva di un mix di personale dell’intelligence e di formazione Spetsnaz ed in tale configurazione avrebbe superato indenne la prima fase riorganizzativa post-1991 che aveva visto il GRU assegnatario di ulteriori competenze e segnatamente delle Psyops, che in epoca sovietica erano gestite dal GLAVPUR (si veda Parte 2).
Il 161° centro pareva quindi l’unità adatta a gestire le operazioni cover, che il regime di Putin aveva nel frattempo cominciato a pianificare nella sua rinnovata sfida all’Occidente. La dottrina aveva in teoria trovato il suo braccio.
Nel 2014 il GRU, attraverso diverse delle proprie risorse, ebbe quindi un ruolo rilevante nella destabilizzazione ed annessione della Crimea, portata a termine con pieno successo, nonché nell’insurrezione pilotata del Donbas (si veda Parte 1), tanto da ottenere poi, nel 2016, la gestione completa del progettato golpe anti-NATO in Montenegro, tentativamente attuato da agenti della Unità 29155 e questa volta risoltosi in un grave fallimento. (1)
La stessa 29155 avrebbe dovuto poi intervenire in Moldova nel febbraio 2023, durante una serie di sommosse popolari orchestrate tra la popolazione russofona da un gruppo di agitatori serbi reclutati dal GRU allo scopo di provocare il caos nel paese, così da favorire il rientro e l’ascesa al potere dell’oligarca filorusso Ilan Shor, fuggito in Israele dopo la condanna a 7 anni per truffa inflittagli da un tribunale moldavo.
Questo tentativo, risoltosi in un flop, era stato preceduto da un mancato golpe che lo FSB aveva pianificato per il 9 maggio 2022 dopo la prevista occupazione di Odesa e poi rimasto inattuato causa il fallimento dell’invasione.
Tali insuccessi, associati alla débacle subita dallo FSB nei primi giorni dell’invasione, intralciarono gravemente i piani di Putin ed ebbero, come conseguenza, un sostanziale ripensamento delle modalità operative dell’intelligence russa, pur senza particolari ristrutturazioni o purghe, come invece sarebbe avvenuto in passato.
Limitatamente al GRU (per FSB rimandiamo ad altra occasione), le cause dei fallimenti erano state le seguenti:
?pessima/inadatta pianificazione delle operazioni da parte dei comandi responsabili, compresa la sopravvalutazione della propria penetrazione nel tessuto dei paesi-bersaglio.
? fragilità delle coperture degli agenti residenti con conseguente scompaginamento delle reti ed agenture a seguito delle massicce espulsioni di personale non grato da parte dei governi occidentali attuate subito dopo l’invasione: provvedimento che aveva inflitto un duro colpo all’unità 29155 nella primavera 2022.
? Inaffidabilità e/o incompetenza del personale reclutato localmente e conseguente difficoltà a mantenerlo sotto pieno controllo.
Come conseguenza venne deciso di modificare l’assetto del comando, accentrandolo e migliorandolo in termini di sicurezza e gestione delle risorse. Ragione per cui dal dipartimento operazioni psicologiche 74455 Tower fu distaccato il 161° Centro, che venne quindi a sua volta elevato a Servizio Attività Speciali, con relativa promozione di Averyanov che ne rimase il comandante, nonostante i flop in Montenegro e Moldova.
Al centro furono quindi attribuite due unità principali (Figura 2):

?la 29155 che già ne faceva parte, fu decorata con il titolo di “Guardia”, ricevendo quella parte del personale da distaccare all’estero in ruoli di intelligence a breve e medio termine con coperture parziali. L’unità 29155 è quella considerata responsabile del tentato omicidio di Sergei Skripal e del fallito colpo di stato in Montenegro e che alla vigilia dell’invasione dell’Ucraina avrebbe avuto l’incarico di perpetrare omicidi mirati, con risultati non noti. Ultimamente è stata accostata alle cause della cosiddetta Sindrome dell’Avana.
?la 54654 di più recente attivazione, dotata di personale da distaccare all’estero per periodi di tempo molto lunghi se non indefiniti, con piena copertura e con l’appoggio di agenture protette a massima riservatezza. Si tratta di agenti clandestini, privi di passaporto diplomatico e quindi non-noti alle autorità ospitanti. Nel gergo del GRU questi agenti dispongono di “completa legalizzazione” ovvero della capacità di superare il monitoraggio dei servizi di sicurezza dei paesi stranieri in cui prestano servizio.
Alle due unità venne sovrapposto un HQ con annesso dipartimento operazioni, nel ruolo di coordinamento al lavoro di entrambe. A sua volta il 161° Centro, ovvero il nucleo comando di Averyanov, venne completato con un ufficio amministrativo, un reparto logistico e tre unità addestrative ciascuna delle quali abbinata ad un nucleo istruttori. Gli istruttori, circa 150, possono all’occorrenza svolgere ruoli operativi. Tutto ciò secondo l’OoB estate 2023.
Il riassetto organico fu accompagnato dal rafforzamento delle misure di sicurezza, volte ad impedire la precoce identificazione del personale in forza al 161° Centro e quindi prevenire lo scardinamento delle reti di agenti ed agenture, come era avvenuto invece alla unità 29155 nella primavera 2022 anche grazie al lavoro di identificazione del gruppo giornalistico-investigativo Bellingcat.
In tal senso, se fino a prima della riforma il personale assegnato alle unità veniva selezionato in larga misura tra i reparti Spetsnaz del GRU ed in parte tra i nuclei di intelligence, dopo la riforma venne deciso di ricorrere, per il 161° Centro, ad un 50% circa di elementi privi di esperienza militare reclutati attraverso fonti diverse e quindi non rintracciabili negli archivi del ministero della difesa, né della comunità di intelligence o di altri enti federali: una scelta che, in nome della riservatezza, portava con sé il problema di dover formare da zero una parte del personale mediante addestramento interno ai reparti GRU, con conseguente allungamento notevole dei tempi di combat reading da parte di quelle reclute prive di qualifiche militari.
Quanto al rimanente 50%, ovvero quello con esperienza militare, il reclutamento starebbe avvenendo mediante cooptazione di personale formalmente in forza alle PMC, in modo che i files personali non possano essere collegati al Ministero della difesa né ad altre agenzie federali.

4. Fattore umano
Abbiamo visto finora il contesto, le strutture ed il personale di cui dispone il GRU nell’espletamento delle proprie attività di D&S.
Ma quale è il tessuto sul quale agiscono gli operativi del GRU al fine di creare la propria base di sostegno nei paesi-bersaglio?
Le opzioni sono diverse e tutte basate sul fattore umano, ovvero lo Humint: l’arruolamento di informatori per convinzione, convenienza o ricatto.
Uno dei canali preferenziali utilizzati in passato dal GRU era quello degli imprenditori ed operatori economici in trasferta in Russia recentemente inaridito per via delle sanzioni ma che negli ultimi 20 anni aveva visto pellegrinaggi di imprenditori verso Russia con l’obiettivo di sviluppare business a buon mercato. Questi soggetti, così come personaggi politici e funzionari di medio-basso livello erano stati un bacino preferenziale per il GRU, che non ha mai disdegnato l’utilizzo del kompromat o “trappola di miele”: tecnica impiegata anche da Olga Kolobova alias Adela Kuhfeldt Rivera, la spia GRU legalizzata a lungo termine, che aveva tentato di agganciare alcuni ufficiali della base NATO di Napoli. Adela è solo uno degli esempi ed è anzi probabile che i casi più preoccupanti non siano quelli venuti finora alla luce ma quelli dei quali non si sa ancora nulla.
Un secondo canale, attualmente preferenziale, è quello degli studenti stranieri iscritti alle università russe. Secondo i dati del Rapporto RUSI, il 161° Centro dispone di un budget specifico destinato al pagamento delle rette e spese di alloggio agli studenti reclutati, così da trasformarli in una compiacente e sfruttabile risorsa una volta rientrati ai paesi d’origine.
Ovviamente il meccanismo funziona anche al contrario, attraverso il reclutamento di studenti russi iscritti presso università straniere: che potranno così avere accesso a contatti, database ed altre risorse, comprese quelle delle diaspore russe locali. In questo senso negli ultimi anni il GRU ha investito molto nella formazione ideologica dei giovani studenti russi, favorendone direttamente il percorso scolastico, dalle superiori all’università, come spiegato in una inchiesta del Washington Post del 28/12/18: risulta particolarmente coinvolta in queste attività l’Unità 26165, che in accordo con le amministrazioni scolastiche, seguirebbe l’educazione informatica degli studenti più promettenti.
Il terzo canale, infine, è proprio quello della diaspora russa nei paesi occidentali, target preferenziale dell’Unità 54654, che necessita di coperture legalizzate a lungo termine.
Si tratta di collettività piuttosto eterogenee, talvolta espatriate da decenni, che in molti casi dispongono di proprie associazioni culturali facilmente infiltrabili ed influenzabili politicamente, che offrono il vantaggio di poter fornire coperture solide e protette. Addirittura, la vicinanza con eventuali elementi dissidenti rifugiati all’estero può garantire agli agenti infiltrati, anche grazie a minacce verso i familiari rimasti in Russia, uno schermo insospettabile nonché la possibilità di accedere alle reti del dissenso. Facilmente finanziabili da Mosca, gli infiltrati possono rapidamente raggiungere posizioni di pubblico rilievo nelle comunità diasporiche fino a condizionarle con possibilità di intessere contatti con ambienti civili e sociali esterni alle comunità stesse.
Non va poi sottovalutata la possibilità, per gli agenti sotto copertura, di interagire con bande locali della criminalità organizzata e comune: come nel caso della fuga di Artem Uss, portata a termine da una gang di slavi (marzo 2023) ma organizzata dal GRU, come riferito dai giornalisti investigativi Andrey Soldatov e Irina Borogan.
Non sembra quindi un caso che negli ultimi due decenni le associazioni delle comunità russe in Occidente abbiano vissuto un periodo di intenso attivismo, aumentando di numero e diffusione, almeno per quanto riguarda l’Italia, dove sono passate dalle 29 del 2009 alle 55 del 2021, così come da censimento del KSARS: ovvero il consiglio di coordinamento delle comunità russe in Italia collegato all’ambasciata di Roma.
Le relazioni tra le comunità russe della diaspora e la madrepatria sono prerogativa, come ben noto dell’agenzia federale Rossotrudnichestvo e della GONGO Russkiy Mir.
Anche il GRU, tuttavia ha la sua linea di contatto con i russi residenti all’ estero, passante attraverso l’Istituto per la diaspora russa (Institut Russkogo Zarubezhya – IRZ ) di cui abbiamo gia parlato nella Parte 2: si tratta sostanzialmente di un think-tank paravento, diretto da Sergey Panteleev ed abbinato al portale informativo Russkoe.org. Una seconda risorsa del GRU è invece la Fondazione per la protezione dei diritti dei russi all’estero, recentemente sanzionata.
Panteleev ed il suo vice Alexandr Shchedrin sono (o erano) ufficiali della Unità 54777. A sua volta IRZ gestisce una ulteriore entità: il consiglio mondiale di coordinamento per i russi che vivono all’estero (una specie di KSARSI su scala planetaria).
Attraverso questa rete di enti ed istituti il GRU esercita un monitoraggio pressoché completo sulle comunità russe della diaspora, assai utile per i propri obiettivi di spionaggio, reclutamento e cammuffamento di agenti e rezidenture.

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5. Conclusione. Produttori del Caos
A differenza dei servizi occidentali che si affidano oramai in larga misura a sistemi non-umani per la raccolta ed elaborazione di informazioni (SIGINT, IMINT, MASINT e sottoinsiemi vari), l’intelligence russa sfrutta ancora ampiamente il fattore HUMINT, con svantaggi e vantaggi: tra questi ultimi l’intrusione fisica potenzialmente capillare sul territorio, che aggiunge opzioni altrimenti non disponibili soprattutto in quelle condizioni ambientali, favorevoli a Mosca, offerte dalla diaspora con le sue innumerevoli interazioni tra le singole comunità russe e le società nelle quali sono immerse.
Da qui il costante impegno dei servizi di Mosca nel reclutare quelli che in gergo sono definiti come “agenti d’influenza” (2) ovvero dei soggetti talvolta inconsapevoli della manipolazione, in grado di operare liberamente sul territorio altrui orientando opinione pubblica in senso favorevole alla Russia: che si tratti di politici, accademici, giornalisti, personaggi dello spettacolo e dello sport, web-influencer, leaders di associazioni, managers di enti ed aziende, consapevoli o meno, compromessi o meno, ma tutti accomunati dall’essere funzionali all’obiettivo di Mosca, classico e ricorrente da decenni: sfruttare ogni possibile appiglio per creare fratture multiple e potenzialmente insanabili all’interno delle società occidentali, erodendone la coesione statuale e sociale fino al caos definitivo.
Questa la loro sfida. A noi spettano adeguate e speculari contromisure e risposte.
Note
(1) L’intento era quello di bloccare l’ingresso del Montenegro nella NATO, che avrebbe isolato la Serbia ultimi avamposto di Mosca nei Balcani, attraverso un colpo di stato filorusso previsto per il 16/10/16 e che comprendeva l’assassinio di Milo Djukanovic. Il golpe falli ed il 5/6/17 il Montenegro divenne parte della NATO.
(2) Secondo il Glossario Intelligence, Quaderni di Intelligence, Gnosis, giugno 2012, l’agente di influenza è un soggetto in grado di orientare a proprio vantaggio le opinioni di un individuo o di un gruppo.
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Non credo che i servizi di intelligence sovietici e russi siano superiori alle controparti occidentali, ma sono decisamente privi di qualsiasi scrupolo morale, che invece è da sempre, un limite della concezione della vita (e del suo rispetto) da parte dei paesi occidentali. Resta comunque una domanda, li vogliamo fermare?? Spero di si!!