12 pensieri su “Il mio ultimo articolo sulla guerra di Gaza

  1. L’odio crescente per Israele penso sia dovuto in gran parte al fatto che i suoi attacchi aerei siano e siano stati letali anche per la popolazione coinvolta, che subisce maggiormente la guerra. Aldilà della palese e manipolatrice propaganda di Hamas, l’effetto visivo della distruzione e conseguente disperazione di parte della popolazione è molto potente nelle menti delle persone che guardano da fuori.
    L’odio per Israele c’era anche prima. Persino dopo il 7 ottobre qualcuno giustificava le azioni criminali di Hamas, ma credo fosse una minoranza comunque di quello che si vede oggi. Sono state la risposta decisa di Israele direi inevitabile e le conseguenze degli attacchi a incrementare la condanna e il disgusto verso Israele. Grazie anche al fattore dei social network e della sempre più velocità di condivisione di video e testimonianze dei fatti dalle aree coinvolte.
    Poi penso anche al fatto che, aldilà dell’attacco riuscito del 7 ottobre, Hamas non è riuscita a bucare efficacemente le difese di Israele e quindi le persone vedono una netta sproporzionalità tra le forze in campo e prendono la decisione di “appoggiare” o avere pietà della parte più debole.

  2. Io voglio mantenere un po’ più di ottimismo, anche se il quadro che lei descrive è reale.
    Però intanto i sondaggi in UK, per dire, indicano che la stragrande maggioranza degli inglesi, anche tra i votanti labouristi, sono contrari al riconoscimento della Palestina, in questo momento e in questa maniera, deciso da Starmer.
    Ci sono le piazze fisiche e ci sono le piazze virtuali.
    E ci sono i politici, lontani anni luce da figure che si possano definire di statisti, che le seguono.
    Ma forse c’è ancora una maggioranza silenziosa che non si vede nelle piazze.
    E c’è la realtà, che prima o poi torna sempre a bussare alla porta.
    Per questi vale la pena di non smettere di combattere questa battaglia di civiltà.
    Non smetta di far sentire anche la sua voce

  3. Grazie di aver espresso così bene e in profonditá lo stato d’animo di molti di noi.
    Un articolo da conservare.

  4. Condivido lo sgomento e lo scoramento.
    Però non ci abbandoni. Restiamo uniti su questa zattera alla deriva.
    Grazie.

  5. Capisco la profondità e la sincerità, la disperazione del Sig. Tedesco. Ma non ci salverà il silenzio.

    P.S.
    E’ una questione di principio, ma mai come oggi i principi pesano: il governo di Gerusalemme, non di Tel Aviv.

  6. Il testo fotografa una situazione, purtroppo, pericolosamente inclinata verso un terribile baratro, lo fa con lucidità e merita una riflessione opportuna, ma è sulla premessa che voglio esprimere qui la mia vicinanza all’autore del testo, perché anche io, come lui, mi trovo in una situazione di totale scoramento. In più, io appartengo a quel settore di cittadini/elettori (dentro l’area del centrosinistra), che si trova maggiormente a disagio per la necessità di dover rispondere ogni giorno agli slogan, con argomenti che mi sembrerebbero patrimonio di base dell’area politica nella quale sono cresciuto e che, invece, mi trovo a sostenere (quasi) da solo. Mi dà fastidio scoprire come tanti abbiano abbracciato la bandiera pro pal abdicando totalmente al minimo sforzo critico di pesare almeno le informazioni in ballo. E’ terribile. Ma mi sono anche rafforzato nell’idea che in questo terribile contesto non possa mettermi a fare l’equilibrista e, benché detesti l’attuale governo Netanyahu (ed alcuni insopportabili ministri in particolare), non ho nessun dubbio su da quale parte debba stare. Non in mezzo. Non con i fanatici Jihadisti. Con la Democrazia, il Pluralismo, la Libertà. Con Israele. Per cui Le chiedo, sig. Alessandro Tedesco: non molli. Continui a proporre il Suo punto di vista. Continui perché che lo sviluppo delle idee è possibile solo se qualcuno (come Lei e i tanti che scrivono su questo Blog) se ne rende interprete. Grazie (caffè pagato ?)

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