

“Nato must switch to a wartime mindset”. Eh, no, spiace per gli indignati speciali del pacifintismo in servizio permanente effettivo, ma il nuovo segretario generale della NATO Mark Rutte non ha esortato a adottare “una mentalità di guerra”, come vorrebbe la vulgata sciatta e tendenziosa che da un paio di giorni scuote le anime belle di cui sopra. “Wartime mindset ” indica non già una ” mentalità di guerra”, bensì una mentalità “da tempo di guerra”.
Spiace, appunto, ma da qui passa tutta la differenza del mondo. Perché la guerra la puoi scegliere, come ha fatto ad esempio Putin a febbraio 2022, la “mentalità di guerra ” la puoi disgraziatamente adottare in tempo di pace, ma quando si è ” in tempo di guerra” (e sfidiamo chiunque a negarlo) adottare una mentalità consona a tale temperie è banale esercizio di adattamento alla realtà, è rifiuto della scorciatoia dell’alienazione.

Eppure, è partito il crucifige verso Rutte, descritto come un diabolico e ridicolo dottor Stranamore intorno al quale stendere il cordone sanitario dei “buoni”, degli esclusivi depositari del verbo della pace. Il problema è che, nel momento in cui Rutte parla di “tempo di guerra ” il vade retro Satana risulta infine indirizzato non tanto a lui quanto a quell’ingombrante macigno chiamato Realtà.
Non è un caso del resto che l’anatema all’indirizzo del leader della NATO venga da esponenti ed eredi di quelle culture, la cattolica e la comunista, che nel loro messianismo, e soprattutto quando sinergicamente intrecciate, tendono fanaticamente a credere che il mondo sia come deve essere: la guerra è il male (vero), fa schifo (vero), è una tragedia (vero) e allora , se è il male, non deve esistere, non esiste e siano maledetti coloro che anche solo la registrano, che anche solo ne parlano nello sforzo di evitarla, perché il loro dire è già tale da vanificare l’esorcismo praticato dai giusti.
Poveri noi, sempliciotti, che siamo rimasti all’idea catechistica che il male va invece preso terribilmente sul serio, non esorcizzato con le vacue formulette che fanno sentire buoni e migliori, al ricordo del biblico albero della conoscenza del bene e del male, all’idea naturaliter cristiana che il male tanto è presente nella storia che Dio interviene ad aiutare l’umanità nella lotta contro di esso.
Poveri noi sempliciotti che siamo rimasti al kantiano “legno storto dell’umanità “, ossia, per dirla con Giuliano Ferrara, “l’essenza del liberalismo che i puritani e i moraleggianti robespierristi giacobini non hanno mai capito, per questo hanno tagliato tante teste e realizzato un mondo di terrore.”
Adesso è il turno della testa di Rutte, trattato come un untorello perché reo di aver suggerito di adattarsi alla realtà . Banale regola di sopravvivenza.
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