
Non è nato un nuovo partito, ma un antipartito. Da Milano e da Orvieto, dove ieri si sono riunite due costole cattoliche del Pd, la campana non ha suonato per Giorgia Meloni (ben asserragliata nel consenso che porta in dote al suo governo) ma per le incertezze e per la vacuità delle bandiere sventolate da Elly Schlein. Attenzione, il suono dei campana di Milano e Orvieto non ha avuto come destinatario il PD, ma precisamente il suo attuale segretario. Tanto che i due direttori di orchestra, Romano Prodi a Milano (alla riunione dell’Unione Democratica) e Paolo Gentiloni a Orvieto (alla riunione di Libertà Eguale) dopo aver scagliato simultaneamente le loro frecce si sono sentiti in dovere di attutirne l’effetto per evitare che il colpo fosse mortale, riconoscendo il merito a Elly Schlein di aver mantenuto in piedi la baracca e anche di avere portato a casa un bel po’ di voti.
Per il resto dai due pezzi da novanta botte da orbi: “Siamo stati muti per troppo tempo, corrosi dal mito dell’uomo o della donna sola al comando”, ha esordito Romano Prodi, in videoconferenza da Milano.
“Mi sta bene la battaglia per il salario minimo, ma oltre agli ultimi ci dobbiamo preoccupare anche dei bisogni dei penultimi, Come? Per prima cosa salvaguardando il potere d’acquisto di stipendi e salari del ceto medio” ha rilanciato Paolo Gentiloni da Orvieto.
Finalmente, in un clima di ricostruzione, come quello percepito nei due recenti incontri dei cattolici, si è iniziato a discutere dei problemi concreti del Paese.
“La produzione industriale galleggia intorno al segno meno da due anni”, ha lanciato l’allarme Prodi. Ma è stato Gentiloni a mettere le carte in tavola chiaramente su quanto il PD deve fare per rappresentare una credibile alternativa al governo di Giorgia Meloni. Le strade da seguire per Gentiloni sono tre: la sicurezza, l’attenzione al reddito del ceto medio e la questione industriale. Per quanto riguarda la sicurezza non ha esitato a toccare un argomento fra i più urticanti per la sinistra: “Occuparci di sicurezza – ha detto- non significa giocare in trasferta perché è uno dei problemi che il nostro elettorato vive come fondamentale. Quindi dobbiamo abituarci all’idea che noi siamo amici delle forze dell’ordine. Anzi, anche se portava la firma di Berlusconi, forse dovremmo riprendere l’ipotesi del poliziotto di quartiere”.
Ha avuto coraggio Gentiloni ad affrontare di petto un tema scottante come la sicurezza con in ballo un provvedimento del Governo che prevede lo scudo penale per le forze dell’ordine. Ma l’ex Presidente del Consiglio viene da cinque anni passati al centro di un’Europa che rischia di entrare in una spirale di destra estrema, e con pulsioni naziste, sull’onda sollevata dal problema immigrazione. Gentiloni sa inoltre che l’insicurezza sfiora appena la zona ZTL, ma costituisce un aggravio di sofferenza proprio nelle periferie e tra la popolazione più disagiata e meno difesa.
Sul potere d’acquisto del ceto medio e sul fermo della produzione industriale, Gentiloni ha ammesso che l’Europa nella transizione ecologica che ha accentuato la crisi dell’automotive qualche errore l’avrà fatto: “Il problema -ha specificato- non sono le regole ambientali di Timmermans, ma a non funzionare è l’inadeguatezza italiana ad affrontare l’innovazione. Ma quale transizione 5.0 -ha concluso- piuttosto mi verrebbe da dire, “aridatece” Calenda”. E avrà pure qualche significato che quest’ultima affermazione ha suscitato un lungo applauso della platea orvietana.
Anche dal punto di vista strettamente politico dei cattolici è arrivato un messaggio chiaro: non hanno intenzione di mettere in piedi l’ennesimo partito di centro. Gentiloni lo ha escluso categoricamente ricordando di essere stato uno dei fondatori del Pd e di continuare a crederci come il primo giorno. Unanime anche la posizione a Milano, a partire dal promotore di “Unione Democratica”, Graziano Delrio fino a Romano Prodi. Quindi nessuna investitura per Ernesto Maria Ruffini che inizialmente sembrava votato a un ruolo di federatore delle varie formazioni di centro.
“Non abbiamo bisogno di nuovi partiti ma di nuovi elettori” è stato il messaggio di Ruffini, che però non ha spiegato come raggiungerli. L’ex direttore dell’Agenzie delle Entrate è stato invece più chiaro nel definire lo spazio politico in cui i cattolici dovrebbero muoversi: “Il nostro modello dovrebbe essere la maggioranza Ursula che governa l’Europa” ha precisato.
Una maggioranza alla quale, come è noto, partecipa anche Forza Italia, ben posizionata a destra. Lapidario su questo spunto di Ruffini il commento di Gentiloni: ”Non ho capito quel suo passaggio sulla maggioranza Ursula. Se si riferiva all’Italia mi sembra molto improbabile”.
Infine sul percorso che attende da oggi Elly Schlein è caduto un altro macigno, il tema del terzo mandato. A scagliarlo più violentemente degli altri è stato, il sindaco di Milano, Beppe Sala: ”Quella del Pd che dice no al terzo mandato mi sembra una posizione antistorica” ha detto, ricevendo immediatamente il plauso dell’ex ministro Lorenzo Guerini, uomo di punta dei riformisti del Pd: “Sul terzo mandato bisogna fare una riflessione” ha infatti specificato facendo probabilmente gioire dalle parti di Napoli il dissidente De Luca.
Poi Sala è ripartito all’attacco della segretaria: ”Il PD, piuttosto, faccia qualcosa di più per il mondo delle imprese”.
Insomma ancora una volta si conferma che il problema della sinistra è la sinistra. Ma forse con una differenza. i cattolici, a Milano e a Orvieto hanno detto di sapere dove voler andare: Può dire di saperlo anche Elly Schlein?
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Grandi distinguo sulle politiche economiche e sulla conduzione del partito. Ma poi se volessero mai governare si ritroverebbero necessariamente con Bonelli, Fratoianni e Conte, con o senza la Schlein.
Meloni può dormire tra due guanciali.
Sulla produzione industriale convergono, entrambe mendaci, le dichiarazioni di Prodi (che illo tempore approvava le farneticazioni di Mario Monti sui nuovi modelli di mobilità dei lavoratori, persino a proposito della proprietà delle case) e di Gentiloni. L’agenda green, sbagliata , ha colpito la maggior e forse unica industria italiana di sistema (quella tessile essendo defunta vent’anni fa) a causa della prona e cosciente approvazione dei loro governi. Ciliegina sulla torta l’omertà dei giornali, all’uopo acquisiti dai proprietari di quelle industrie e loro sodali.
Che poi contro l’uomo solo al comando tuoni Prodi, proverbiale accentratore e uomo vendicativo, fa un po’ ridere.