

Di fronte alle minacce tariffarie di Washington, nove province canadesi abbattono le barriere alla vendita interprovinciale di vino, birra e distillati. Una scelta volta a rafforzare il mercato interno, sostenere i produttori locali e ridurre la dipendenza dagli Stati Uniti.
Di fronte all’escalation delle tensioni commerciali con Washington e alle reiterate minacce del presidente Donald Trump di applicare tariffe doganali fino al 50 per cento su un’ampia selezione di beni canadesi, spaziando dai prodotti agroalimentari al legname fino a vino, birra e distillati, i governatori delle province canadesi hanno deciso di superare storiche frammentazioni normative e siglare un’intesa economica dal valore fortemente simbolico e pragmatico.
Nove premier provinciali hanno infatti sottoscritto un accordo strategico pensato per consentire la vendita e la spedizione diretta al consumatore finale dei prodotti alcolici fabbricati nel Paese, abbattendo in un solo colpo le complesse barriere al commercio interprovinciale che per lunghi decenni hanno frenato la libera circolazione delle bevande alcoliche all’interno dei confini nazionali.
Sino ad oggi, a causa di un singolare e annoso paradosso normativo ereditato dal proibizionismo e consolidatosi in monopoli provinciali, per una cantina o una distilleria artigianale canadese risultava paradossalmente più semplice ed economico esportare le proprie bottiglie verso mercati esteri piuttosto che spedire una cassa di vino o di distillati a un privato cittadino residente in una provincia confinante.
Il nuovo patto interprovinciale, sottoscritto dai leader di Columbia Britannica, Alberta, Saskatchewan, Manitoba, Ontario, Nuovo Brunswick, Nuova Scozia, Isola del Principe Edoardo e Terranova e Labrador, segna pertanto un cambio di rotta decisivo.
Anche il Québec e il territorio dello Yukon hanno manifestato il proprio aperto sostegno all’iniziativa, confermando l’intenzione di firmare l’accordo nei prossimi mesi, una volta adeguate le rispettive discipline legislative locali, mentre i soli Territori del Nord-Ovest e il Nunavut hanno scelto di non aderire in virtù delle particolari specificità geografiche, logistiche e sociali che regolamentano la distribuzione di alcolici nelle comunità artiche.
La motivazione politica ed economica alla base di questa mossa di sistema risiede nella ferma volontà delle istituzioni locali di proteggere il tessuto imprenditoriale nazionale dall’imprevedibilità dell’amministrazione statunitense e dalle ritorsioni tariffarie di Washington.
Esponenti di primo piano della politica canadese, tra cui il premier dell’Ontario Doug Ford, hanno rimarcato come, nel contesto della strategia unificata denominata Team Canada, sia essenziale consolidare l’autosufficienza e la coesione del mercato interno per rendere la struttura economica del Paese solida, autonoma e capace di resistere alle pressioni esterne.
Sulla stessa linea si è espresso il premier della Nuova Scozia, Tim Houston, sottolineando che l’abbattimento delle frontiere commerciali interne costituisce un atto di vera e propria resistenza economica volto a tutelare le imprese e i lavoratori locali dalle turbolenze e dal caos dei mercati internazionali.
Dal punto di vista industriale e di filiera, l’apertura del commercio diretto da produttore a consumatore permetterà alle piccole e medie aziende del settore vitivinicolo e birrario di compensare tempestivamente le contrazioni delle esportazioni verso gli Stati Uniti, dove molti distributori americani stanno sospendendo i contratti d’acquisto proprio a causa del rischio imminente di nuovi balzelli doganali.
Come evidenziato dalla Canadian Federation of Independent Business, guidata da Dan Kelly, la misura rappresenta un punto di partenza imprescindibile per giungere a un vero e proprio accordo di mutuo riconoscimento normativo tra tutte le province, capace di eliminare definitivamente ogni pastoia burocratica, semplificare le adempienze fiscali ed equiparare le condizioni di vendita per tutti i produttori canadesi.
Per le storiche e apprezzate realtà della viticoltura e della distillazione canadese, lo sblocco delle spedizioni interprovinciali garantisce un canale di sbocco primario per intercettare una domanda interna in forte crescita, dimostrando come la risposta più efficace contro le politiche protezionistiche di Washington passi attraverso l’integrazione, la modernizzazione e la valorizzazione delle eccellenze produttive nazionali.
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Chi semina vento, prima o poi raccoglie tempesta… E non è il primo avviso meteo né il comparto agroalimentare è l’unico. Mi verrebbe di equiparare il protezionismo di questi tempi al seppuku.