
È bastato il cambio di una parola. Per impedire a un ebreo di parlare, per licenziare un ebreo, per insultare un ebreo, per dare la caccia a un ebreo, per picchiare un ebreo, per uccidere un ebreo, per argomentare che è giusto impedire a un ebreo di parlare, che è giusto licenziarlo, giusto insultarlo, giusto dargli la caccia, giusto picchiarlo, giusto ucciderlo, è bastato soltanto questo: chiamarlo sionista.
E ha i colori della pace la patacca imposta sul petto di chi fu ebreo e ora è chiamato in quest’altro modo affinché sia possibile trattarlo allo stesso modo. Ha la fascetta arcobaleno il nuovo vocabolario antisemita.
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Riposto quanto scritto a proposito dell’articolo I COLORI DELLA PACE!!
Lo scippo dell’arcobaleno, assurto a simbolo di pace, ad opera di tutte le fazioni ideologiche “anti…” credo dipenda dalla genesi stessa del movimento pacifista. Già negli anni 70-80, e oggi ancor più presente alla luce di quanto sta accadendo in Ucraina, la tanto agognata pace era “il disarmo unilaterale dell’occidente” reo di avere una postura minacciosa nei confronti della paciosa URSS (sigh!!). Quel concetto di pace poco credibile, che è slegato dai pilastri dell’Occidente democratico la Libertà e la Giustizia, oggi è riproposto da coloro che usano l’arcobaleno per rendere le loro idee più appetibili, poco importa se le bandiere arcobaleno garriscono tra le fila di un ampio movimento antisemita!!
Non ho mai creduto che la bandiera arcobaleno fosse contro le discriminazioni e non so chi e quando fece diventare l’arcobaleno, adottato dalla comunità gay di San Francisco come loro simbolo, nella bandiera della pace, personalmente io ci vedo una nuova più ipocrita e subdola discriminazione verso altre categorie che il “popolo della pace” indica incitando al linciaggio con gusto sadico e perverso. La Russia finanziò i movimenti “pacifisti” contro le armi in occidente, non certo a casa loro. Qualcuno ha saputo gestire e pilotare questo simbolo e il wokeismo.