Scopro con grande stupore che secondo i ministri Antonio Tajani e Guido Crosetto, ad impedire l’utilizzo di armi italiane in territorio russo sarebbe la nostra Costituzione, ed in particolare l’articolo 11, più volte tirato in ballo dall’inizio della guerra in Ucraina da chi intende ostacolare il nostro supporto militare al popolo invaso, sebbene nel testo non si faccia alcun cenno all’invio di armi come forma di coinvolgimento nel conflitto.
Non so bene se credere che la loro sia solo ingenuità o se i due novelli Don Abbondio, per inconfessabile timore nei riguardi dei loro “bravi” elettori, abbiano deciso di trattare il paese come uno sprovveduto Renzo, al quale il prete manzoniano parla di “certi imbrogli” e infine sfodera il “latinorum”, contando di confonderlo.
Perché l’Italia di armi nel mondo, in realtà, ne ha sempre vendute tante e senza andare troppo per il sottile sulla loro destinazione, che erano di frequente governi autoritari, spesso alle prese con guerre civili o conflitti armati. Le stesse postazioni yemenite degli Houthi sono state colpite dall’Arabia Saudita anche con bombe italiane dal 2014 e fino al 2018, anno in cui il governo revocò l’autorizzazione a vendere armi a Riad, ma senza che nessuno sollevasse problemi di costituzionalità.
E va anche ricordato, ad esempio, che l’Italia ha partecipato a più di 120 missioni all’estero, 22 delle quali, in un documento parlamentare della XVI legislatura vengono definite di “peace enforcing”, cioè “imposizione della pace”, attività la cui modalità presuppone l’impiego di uomini e mezzi contro la volontà dei governi di quei paesi. Il tutto senza che gli stessi membri del governo si stracciassero le vesti, costituzione alla mano.
Mi viene in mente non solo il bombardamento di Belgrado, nel quale l’Italia pure partecipò, ma ancor più l’intervento in Libia del 2011, al quale il nostro paese contribuì mettendo a disposizione 7 basi e vari mezzi aerei e navali, oltre a 200 militari dell’aviazione e 1000 della Marina. Cito questo esempio perché il governo dell’epoca era guidato da Silvio Berlusconi e in Consiglio dei Ministri sedeva una giovanissima Giorgia Meloni, rispettivamente compianto leader del partito di Tajani e attuale leader di quello di Crosetto (nonché del governo del quale entrambi fanno parte).
Seguendo questo filo logico, se vale il principio per cui è incostituzionale usare armi italiane per attività che esulino dalla pura difesa, chiedo ai due ministri se ritengano che nel 2011 i loro capi partito abbiano apertamente violato la costituzione. Perché qualora per loro non lo avessero fatto, sarebbe ancora più incredibile applicare questo principio alle sole attrezzature donate all’Ucraina.
Attendo risposte in italiano, possibilmente. Il “latinorum” con noi non attacca.
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