“Panoptico”(L’occhioche tutto vede) è il titolo di un opuscolo scritto nel 1786 da Jeremy Bentham. Stampato nel 1791, ha dato al suo autore una fama imperitura. I romanzi di appendice, i film in costume, le incisioni di Piranesi continuano a trasmettere anche a noi, in modo tutto sommato fedele, quella che per secoli è stata l’idea di prigione: uno spazio senza luce, chiuso da mura spesse, da porte pesanti, da chiavistelli rugginosi. Quei luoghi avevano un loro scenografico orrore; ma, sottratto agli sguardi degli altri, il corpo del prigioniero godeva di una sia pur limitata libertà. Il padre dell’utilitarismo in realtà aveva immaginato una prigione abbastanza diversa, controllata da un guardiano invisibile.
Nel 1976 Michel Foucault la descriveva così: “Alla periferia una costruzione ad anello; al centro una torre tagliata da larghe finestre, che si aprono verso la faccia interna dell’anello; la costruzione periferica è divisa in celle, che occupano ciascuna tutto lo spessore della costruzione; le celle hanno due finestre: una verso l’interno, corrispondente alla finestra della torre, l’altra verso l’esterno, che permette alla luce di attraversare la cella da parte a parte. Basta allora mettere un sorvegliante nella torre centrale […]. Per effetto del controluce, si possono cogliere dalla torre, ben stagliate, le piccole silhouettes prigioniere nelle celle della periferia. Tante gabbie, altrettanti piccoli teatri, in cui ogni attore è solo, perfettamente individuabile e costantemente visibile” (“Sorvegliare e punire”, Einaudi, 2014).
Bentham pensava che la sua invenzione potesse avere un gran numero di applicazioni, non solo nell’ambito dell’amministrazione penitenziaria, ma in ogni settore della società. “Sia che si tratti di punire i criminali incalliti, sorvegliare i pazzi, riformare i viziosi, isolare i sospetti, impiegare gli oziosi, mantenere gli indigenti, guarire i malati, addestrare quelli che vogliono entrare nell’industria, o fornire l’istruzione alle future generazioni”, il Panottico poteva trasformarsi in manicomio, fabbrica, ospedale, scuola, brefotrofio. In ogni caso, diventò subito un “carcere ideale” nel 1795 nell’isolotto di Santo Stefano, nell’arcipelago pontino. Su incarico di re Ferdinando IV di Borbone, l’architetto Francesco Carpi lo progettò seguendo i dettami del filosofo inglese: fu chiuso solo nel 1965. Oggi strutture analoghe sono ancora presenti in Cile, nella Russia e negli Usa.
Pochi anni prima del “Panopticon”, John Howard aveva pubblicato “Lo stato delle prigioni”, un libro che destò nell’opinione pubblica europea un’attenzione e un interesse paragonabili solamente a quelli suscitati dall’opera eponima di Cesare Beccaria, “Dei delitti e delle pene”(1764). Pur muovendo da presupposti morali e religiosi, l’austero filantropo quacchero arrivava alla stessa conclusione del laico Bentham (anch’egli ammiratore di Beccaria), ovvero che i galeotti, “persone malate che non avevano l’autodisciplina necessaria per controllare le proprie passioni”, potevano essere rieducati e ricondotti all’onestà grazie al lavoro manuale, ammortizzando in tal modo anche i costi della prigionia.Da queste idee sorsero i sistemi penitenziari moderni, volti al reinserimento del condannato nella vita sociale attraverso ambienti più salubri, l’istruzione degli analfabeti e l’insegnamento della religione per rafforzare i “sentimenti morali”. Si differenziavano, però, su un punto, ossia sull’efficacia dell’isolamento permanente del detenuto. Il sistema “filadelfiano” (dal nome della città della Pennsylvania in cui si affermò) ebbe come suoi capisaldi l’isolamento continuo, diurno e notturno. Il sistema “auburniano” (da Auburn, una località vicina a New York) adottò l’isolamento notturno e consentì il lavoro in comune durante il giorno, ma con l’obbligo rigoroso del silenzio. Il sistema “irlandese” creato da Walter Crofton (1815-1897), invece, prevedeva un primo periodo d’isolamento continuo e un secondo d’isolamento solo notturno, intervallati da periodi di lavoro in opifici industriali o in fattorie agricole. Fu questo terzo sistema che ebbe la diffusione maggiore in Europa e in America, ma non nel Regno d’Italia.
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