

InOltre inaugura una serie di articoli dedicati a Urania, la collana che ha accompagnato l’ingresso della fantascienza nell’immaginario italiano. Un viaggio tra libri, autori e visioni del futuro che, a rileggerle oggi, parlano spesso più del nostro presente che dei mondi lontani da cui sembravano arrivare.
Dalla nascita di Urania alla fantascienza come letteratura di anticipazione: la collana Mondadori portò nelle edicole italiane Clarke, Asimov, Bradbury e molti altri, trasformando un genere spesso considerato evasione in uno strumento per interrogare scienza, tecnologia e destino umano.
Il 10 ottobre 1952 usciva per Mondadori il primo numero della collana “I Romanzi di Urania”: Le sabbie di Marte di Arthur C. Clarke. Il formato era quello tascabile destinato alle edicole e richiamava, anche nella veste tipografica, la celebre collana de I Libri Gialli, nata nel 1929 e divenuta mitica dopo il cambio di nome del 1946 in Il Giallo Mondadori.
Quel giorno nasceva in Italia la fantascienza come la intendiamo oggi, non confinata a letteratura di genere ma dotata di una dignità culturale di grande rilievo per lo spessore dei suoi autori e per la profondità, spesso premonitrice, degli argomenti trattati.
Artefice dell’operazione fu Giorgio Monicelli, fratellastro del regista Mario e nipote di Andreina Monicelli, moglie di Arnoldo Mondadori. Fu lui a ideare e costruire il progetto editoriale, selezionando gli autori, seguendo le traduzioni e definendo persino il linguaggio con cui presentare al pubblico italiano il nuovo genere letterario.
A lui si attribuisce infatti l’invenzione del termine “fantascienza”, destinato a sostituire le espressioni inglesi scientifiction e science fiction. Una scelta felice, anche se il prefisso “fanta” può suggerire qualcosa di fantastico o fiabesco, mentre la parola inglese fiction significa più propriamente racconto, narrazione.
La grande fantascienza, infatti, non nasceva dalla fuga dalla realtà, ma dall’immaginazione applicata alle possibilità della scienza e della tecnologia.
Naturalmente nulla sarebbe stato possibile senza l’appoggio della famiglia Mondadori, ma l’ideatore operativo, il talent scout e il primo direttore della collana fu proprio Monicelli. Non a caso Luigi Cozzi, storico di Urania, lo considera il vero fondatore della collana.
Nel 1952 Mondadori lanciò contemporaneamente la rivista Urania e la collana I Romanzi di Urania. La rivista ebbe vita breve e scomparve dopo appena quattordici numeri, mentre i romanzi conquistarono immediatamente il pubblico.
Dal 1957 la collana assunse il nome semplice e definitivo di Urania, destinato a diventare per oltre settant’anni il simbolo stesso della fantascienza in Italia.
Il 10 e il 20 di ogni mese le splendide copertine disegnate da straordinari illustratori occhieggiavano dalle edicole. Tra questi vanno ricordati Curt Caesar, autore delle prime storiche copertine della collana, Carlo Jacono, uno dei grandi illustratori dell’editoria popolare italiana, e soprattutto Karel Thole, le cui immagini visionarie, inquietanti e spesso enigmatiche finirono per identificarsi con Urania stessa nell’immaginario di intere generazioni di lettori.
Per gli appassionati, tra cui chi scrive, era un appuntamento atteso con impazienza. Bastava intravedere una nuova copertina per sentirsi già proiettati verso mondi lontani e futuri possibili.
Giorgio Monicelli non era semplicemente un redattore della Mondadori. Era una figura assai particolare: traduttore, consulente editoriale, scopritore di autori, curatore di collane, tra cui la Medusa, e intellettuale di vasta cultura. Durante la guerra partecipò alla Resistenza nelle file della Brigata Garibaldi.
Fu inoltre tra coloro che contribuirono a far conoscere in Italia numerosi autori angloamericani quando la nostra editoria si stava riaprendo alla cultura internazionale dopo gli anni del fascismo.
Nel suo lavoro di traduttore ed editor di autori francesi, inglesi e americani, tra cui Fitzgerald, Hemingway, Steinbeck e Sartre, scoprì la science fiction statunitense e ne rimase affascinato. Cominciò così a sostenere con convinzione la necessità di una collana specializzata.
Dopo alcuni anni riuscì a convincere la Mondadori e nel 1952 nacquero la rivista Urania e la collana I Romanzi di Urania, della quale fu il primo direttore.
Dopo di lui molti curatori si alternarono alla guida della collana. I più celebri furono certamente Carlo Fruttero e Franco Lucentini, che contribuirono a elevarne ulteriormente il livello culturale. Molti lettori ricordano ancora oggi le loro introduzioni, le note redazionali e gli interventi critici che accompagnavano i testi.
Per molti lettori italiani il viaggio nella fantascienza passava attraverso romanzi diventati leggendari: Fondazione, Cronache marziane, Fahrenheit 451, La città e le stelle, Incontro con Rama, 2001: Odissea nello spazio, La Luna è una severa maestra, Neuromante e Il giorno dei trifidi. Opere che hanno resistito al tempo e continuano a essere ristampate e lette dalle nuove generazioni.
Tre autori emergono tuttavia come autentici fuoriclasse. Arthur C. Clarke, autore di 2001: Odissea nello spazio, da cui Stanley Kubrick trasse uno dei film più importanti della storia del cinema. Ray Bradbury, le cui Cronache marziane e Fahrenheit 451 sono entrate stabilmente nel patrimonio della letteratura del Novecento.
E infine Isaac Asimov, forse il più influente di tutti: scienziato, divulgatore e autore prolificissimo, ma soprattutto ideatore delle celebri Tre Leggi della Robotica, formulate con oltre settant’anni di anticipo rispetto alle problematiche etiche e tecnologiche che oggi accompagnano lo sviluppo dell’intelligenza artificiale.
Ma prima di tutti bisogna ricordare H. G. Wells, il vero fondatore della fantascienza moderna. Il suo romanzo La guerra dei mondi, pubblicato nel 1898 e portato più volte sul grande schermo, introdusse temi destinati a diventare centrali nella letteratura del Novecento.
Forse una menzione la merita, in tono minore, anche Jules Verne, il grande anticipatore. Dai viaggi sottomarini di Ventimila leghe sotto i mari alle esplorazioni di Dalla Terra alla Luna, i suoi romanzi mostrarono come la narrativa potesse utilizzare la scienza non soltanto come sfondo, ma come motore dell’avventura.
Molte delle sue intuizioni si sarebbero rivelate sorprendentemente vicine alla realtà. Se Wells può essere considerato il padre della fantascienza moderna, Verne ne fu certamente uno dei più illustri precursori.
Nelle pagine di Urania sono passati con largo anticipo satelliti artificiali, videocomunicazioni, reti mondiali di informazione che ricordano Internet, biblioteche elettroniche, tablet e schermi personali, robotica, intelligenza artificiale, ingegneria genetica ed esplorazione spaziale.
Molti hanno considerato la fantascienza una letteratura di evasione. In realtà, accanto alla conquista dello spazio e all’incontro con civiltà aliene, essa ha spesso offerto riflessioni acute, e talvolta tragiche, sul destino dell’umanità e sul rischio di rimanere imprigionata nella propria tecnologia.
A distanza di oltre settant’anni possiamo quindi affermare che la fantascienza è stata una letteratura di anticipazione, non banale e profondamente pensosa. Non sempre ha previsto correttamente il futuro, ma molto spesso ne ha intuito la direzione.
Molti degli autori citati meriterebbero un approfondimento che questa sede non consente. Per questo ho pensato di dedicare ad alcuni di loro le prossime puntate, tornando a rileggere opere che, pur scritte decenni fa, continuano ancora oggi a parlarci del nostro presente.
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Bellissima iniziativa, grazie