
E dunque domani è il fatidico il Giorno della Memoria.
E, come previsto, Schindler List è già in programmazione, Sami Modiano è stato puntualmente intervistato, agli allenatori di calcio verrà donato dalla federazione un libro di Primo Levi, qualche stella di David con la scritta “Mai più!” è comparsa sui social, molte pietre d’inciampo verranno lucidate e si attende solo l’intervento dell’ANPI, che rifiuta di sfilare con la brigata ebraica il 25 aprile, ma non fa mai mancare l’accorato ricordo dello sterminio nei lager.
Insomma, tutto secondo copione, la Shoah è incapsulata in una bolla extra temporale fuori della storia, come l’idea dei lager, pur vicini alle città, ma concepiti come luoghi iperuranici.

Sarà una strana giornata domani. Sentiremo le solite parole alate da molte delle persone che hanno assistito senza reagire alla marea montante di antisemitismo di ritorno, e peggio ancora anche da coloro che più o meno apertamente negano a Israele il diritto di esistere e ritengono che occupi indebitamente una terra che appartiene ad altri.
Tutti costoro faranno finta d’ignorare che la criminalizzazione d’Israele – oltraggiosamente accusato di commettere un genocidio! – si è estesa agli ebrei della diaspora, rei, non si sa bene in virtù di quale logica, di non dissociarsi dall’operato del governo israeliano. Dissociarsi, per giunta, da un’accusa falsa ed infamante.
Per tutto ciò, per onorare la memoria di quei 6 milioni di ebrei trucidati in quanto ebrei e dei miei parenti periti ad Auschwitz e alle Fosse Ardeatine, chi oggi riversa su Israele e gli ebrei un’accusa infamante e bugiarda, è indegno di celebrare la memoria di un genocidio che ebbe l’intento dichiarato di cancellare gli ebrei dalla faccia della terra.
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L’antisemitismo è antico come la storia di Caino e Abele e periodicamente si ripropongono le condizioni perché si manifesti in tutto il suo orrore.
Nell’ambito delle iniziative per la giornata della memoria nella mia città, un’amica ha curato una mostra fotografica comprendente le leggi razziali, i campi di Fossoli e di Bolzano e la risiera di San Sabba, e le è stato detto che era “fuori di testa perché non si doveva esporre in una cosa così, in un periodo difficile come quello che stiamo vivendo…”. Una cosa troppo provocatoria, insomma. Io comunque gliel’ho detto: mi dispiace non rendere onore a tutto il lavoro che hai fatto per organizzarla, ma non intendo partecipare a questa sagra dell’ipocrisia, mescolandomi a coloro che vengono a versare la loro brava lacrimetta il 27 gennaio e gli altri 364 giorni e tre quarti non fanno che vomitare odio e menzogne sugli ebrei vivi che stanno disperatamente cercando di restare vivi (fra questi c’è anche una degli organizzatori). La questione per me è molto semplice: se potendo scegliere fra le menzogne di una banda di assassini, menzogne talmente ridicole, grottesche e mal fabbricate che con una briciola di buona fede basta un quarto di neurone per sghignazzarci sopra, e le informazioni documentate della controparte, scegli senza esitazione le menzogne degli sgozzaebrei, sei antisemita, fine del discorso. E hai perso ogni diritto di commemorare gli ebrei di 80 anni fa. E infatti non è mancata la brava signora (me ne ha raccontata una, ma chissà se sarà davvero stata una soltanto) col suo compunto sì però anche quegli altri poverini… E poi è arrivato anche il poliziotto, che si è preoccupato di chiederle se sia ebrea (lei gli ha risposto, io gli avrei fatto vedere i sorci verdi: di solito chi lo chiede lo fa per decidere se può esprimersi liberamente o se deve mascherarsi un po’) e le ha fatto presente la concomitanza con l’altra mostra. Già, perché 70 metri più il là, in tutt’altro spazio e con ben altra visibilità, anche per chi si trovasse a passare per caso, c’è l’altra mostra: quella sui bambini di Gaza alla quale ogni giorno per tutta la durata dell’esposizione viene portata ogni giorno almeno una classe elementare per fargli il lavaggio del cervello. E poi c’è da un’altra parte un’intera rassegna cinematografica dedicata al cinema palestinese. E un paio altri film in altri cinema sempre dedicati alla sofferenza del martoriato popolo palestinese, casualmente tutto in questo periodo. La rassegna è curata da un’associazione il cui presidente, se gli vengono fatte presenti le migliaia di missili lanciati su Israele, sghignazza: “Ah, già, i famosi razzetti di cartone”.