2 pensieri su “Il Giorno della Memoria è sacro. Chi accusa gli ebrei di genocidio è indegno a celebrarlo

  1. L’antisemitismo è antico come la storia di Caino e Abele e periodicamente si ripropongono le condizioni perché si manifesti in tutto il suo orrore.

  2. Nell’ambito delle iniziative per la giornata della memoria nella mia città, un’amica ha curato una mostra fotografica comprendente le leggi razziali, i campi di Fossoli e di Bolzano e la risiera di San Sabba, e le è stato detto che era “fuori di testa perché non si doveva esporre in una cosa così, in un periodo difficile come quello che stiamo vivendo…”. Una cosa troppo provocatoria, insomma. Io comunque gliel’ho detto: mi dispiace non rendere onore a tutto il lavoro che hai fatto per organizzarla, ma non intendo partecipare a questa sagra dell’ipocrisia, mescolandomi a coloro che vengono a versare la loro brava lacrimetta il 27 gennaio e gli altri 364 giorni e tre quarti non fanno che vomitare odio e menzogne sugli ebrei vivi che stanno disperatamente cercando di restare vivi (fra questi c’è anche una degli organizzatori). La questione per me è molto semplice: se potendo scegliere fra le menzogne di una banda di assassini, menzogne talmente ridicole, grottesche e mal fabbricate che con una briciola di buona fede basta un quarto di neurone per sghignazzarci sopra, e le informazioni documentate della controparte, scegli senza esitazione le menzogne degli sgozzaebrei, sei antisemita, fine del discorso. E hai perso ogni diritto di commemorare gli ebrei di 80 anni fa. E infatti non è mancata la brava signora (me ne ha raccontata una, ma chissà se sarà davvero stata una soltanto) col suo compunto sì però anche quegli altri poverini… E poi è arrivato anche il poliziotto, che si è preoccupato di chiederle se sia ebrea (lei gli ha risposto, io gli avrei fatto vedere i sorci verdi: di solito chi lo chiede lo fa per decidere se può esprimersi liberamente o se deve mascherarsi un po’) e le ha fatto presente la concomitanza con l’altra mostra. Già, perché 70 metri più il là, in tutt’altro spazio e con ben altra visibilità, anche per chi si trovasse a passare per caso, c’è l’altra mostra: quella sui bambini di Gaza alla quale ogni giorno per tutta la durata dell’esposizione viene portata ogni giorno almeno una classe elementare per fargli il lavaggio del cervello. E poi c’è da un’altra parte un’intera rassegna cinematografica dedicata al cinema palestinese. E un paio altri film in altri cinema sempre dedicati alla sofferenza del martoriato popolo palestinese, casualmente tutto in questo periodo. La rassegna è curata da un’associazione il cui presidente, se gli vengono fatte presenti le migliaia di missili lanciati su Israele, sghignazza: “Ah, già, i famosi razzetti di cartone”.

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