7 pensieri su “Il fumo fa male ma anche lo Stato etico

  1. Alcune osservazioni di blogdibarbara hanno senso – la medicina è probabilistica, la suscettibilità individuale esiste. Il problema è dove arriva il ragionamento…
    Sull’idea che il fumo faccia male “solo ai predisposti”: i cancerogeni del tabacco danneggiano direttamente il DNA delle cellule polmonari, accumulando mutazioni nel tempo. Non serve una predisposizione ereditaria come condizione necessaria. L’85% dei casi di cancro al polmone riguarda fumatori o ex-fumatori. E se fosse davvero una questione di geni, i gemelli identici dovrebbero ammalarsi insieme. Non è quello che osserviamo.
    Sul “non provoca”: in epidemiologia si usano criteri precisi per stabilire la causalità. Il fumo li soddisfa tutti, per cancro al polmone, BPCO, malattie cardiovascolari. Un fumatore pesante ha un rischio di ammalarsi di cancro al polmone 15-30 volte superiore a chi non fuma. A un certo punto la distinzione tra “causa” e “fattore determinante” diventa sottile abbastanza da non cambiare niente nella pratica.
    Sul “non uccide perché qualcuno sopravvive”: nessuno sostiene che uccida tutti. L’affermazione è che riduce l’aspettativa di vita di circa 10 anni in media, e che causa 8 milioni di morti l’anno nel mondo. Con lo stesso ragionamento si potrebbe dire che le pistole non uccidono, visto che qualcuno sopravvive.
    C’è poi una cosa che manca nel ragionamento, pure nell’articolo: anche accettando che il rischio sia “una scelta personale”, le conseguenze non lo sono. Un paziente con BPCO o cancro al polmone genera costi enormi sul sistema sanitario – quindi sulle tasche di tutti. In Italia il costo sociale del tabagismo è stimato in decine di miliardi l’anno. Le scritte sui pacchetti non sono una predica: sono anche informazione su un rischio che la collettività si trova a pagare.

    1. «Sull’idea che il fumo *faccia male* “solo ai predisposti”»: non ho assolutamente detto niente del genere in nessuna parte del mio commento.
      Gemelli identici: come ho scritto chiaramente, il predisposto non fumatore lo sviluppa più lentamente quindi può benissimo succedere che abbia il tempo di morire prima per qualcos’altro, tanto più che molti tipi di cancro nelle prime fasi non danno nessun sintomo; il mio alla cervice l’ho scoperto perché ero andata dal ginecologo per tutt’altro motivo e visto che ero lì ha voluto farmi anche il pap test: io di sintomi non ne avevo assolutamente nessuno.
      «Sul “non uccide perché qualcuno sopravvive”»: l’espressione “il fumo uccide” è semanticamente scorretta, e nessun ragionamento può cambiare questo dato di fatto. Il colpo di pistola al cuore è intrinsecamente mortale e si muore nel momento in cui la pallottola raggiunge il bersaglio, se precipito in uno strapiombo di 200 metri muoio nel momento in cui tocco terra: “uccide” significa questo. Il cancro al polmone ha una letalità molto alta e in tempi relativamente brevi e il fumo ha un’incidenza molto alta fra le cause di sviluppo di cancro al polmone, ma tutti noi vediamo persone che fumano e quando hanno finito di fumare sono ancora vive. Quello che voglio dire è che se lei vuole convincermi a smettere di fumare evocando qualcosa che mi spaventi sufficientemente da superare la mia dipendenza, le scritte sui pacchetti sono la strada sbagliata: quelle scritte non spaventano nessuno, e i fatti lo dimostrano. Perché il punto di partenza di tutto il discorso era: le scritte sui pacchetti di sigarette servono? E la risposta è no. A partire, prima ancora di qualunque ragionamento, dal fatto che ciò che abbiamo continuamente davanti agli occhi smettiamo presto di vederlo.

    2. Ah, dimenticavo: verissimo che se mi ammalo non sono solo affari miei, esattamente come non sono affari miei se ho conseguenze da un incidente in auto aggravate dal fatto di non avere la cintura o dalla velocità eccessiva, perché queste conseguenze hanno un impatto economico considerevole sulla collettività. Infatti non mi sono mai sognata di dire niente del genere.

  2. Grazie Michele, non solo perché ciò che scrivi sullo Stato etico è sacrosanto, ma anche perché, da fumatrice di lungo corso, sento crescere le affinità con te, e la cosa mi lusinga massimamente. Buona notte. Nadia

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  3. Le scritte sui pacchetti di sigarette sono doppiamente inutili: primo perché se c’è qualcosa che proprio non si vede è ciò che sta costantemente davanti ai nostri occhi, secondo perché sono false. Innanzitutto è falso dire che “provoca” questo e quest’altro: il fumo e l’inquinamento atmosferico favoriscono e accelerano il cancro in chi vi è geneticamente predisposto, ma se sono predisposta mi viene comunque, a meno che non mi cada un vaso di gerani sulla testa a 12 anni, e se non sono predisposta il cancro non mi viene. Se bevo mi viene la cirrosi epatica se vi sono geneticamente predisposta. Ovviamente se sono predisposta e fumo/bevo, mi viene prima. Ovviamente se non sono predisposta al cancro al polmone e fumo non mi viene quello ma potrebbe venirmi la bronchite cronica o l’enfisema polmonare, però dire che “provoca” questo o quello è intrinsecamente falso: in medicina non esiste A provoca B, qualunque patologia è sempre frutto di una molteplicità di fattori. E ancora più falso è dire che il fumo uccide; in realtà, anzi, non c’è praticamente nessuna cosa di cui si possa dire con assoluta certezza che uccide: c’è chi è sopravvissuto a coltellate, spari, bombardamenti, terremoto, inondazione, eruzione vulcanica, anni fa ho letto addirittura di uno che è sopravvissuto alla caduta dell’aereo, e dopo un anno è uscito dall’ospedale con le sue gambe, e quindi no, il fumo NON uccide. Fermo restando, beninteso, che non posso sapere in anticipo se sono o no predisposta al cancro e alla cirrosi, quindi magari è meglio cercare di non prendere certe abitudini, senza contare che l’alcol è responsabile anche di tante altre cose poco simpatiche (non è roba da patriarcato tossico dire che se uno mi salta addosso quando sono ubriaca, le mie capacità di difendermi sono notevolmente ridotte).
    Quanto al titolo, direi che il fumo, anche quando uccide, lo fa comunque molto più lentamente di quanto lo faccia lo stato etico. O almeno certi stati etici.

    1. Alcune tue osservazioni hanno senso – la medicina è probabilistica, la suscettibilità individuale esiste. Il problema sono le conclusioni che trai…

      Sull’idea che il fumo faccia male “solo ai predisposti”: i cancerogeni del tabacco danneggiano direttamente il DNA delle cellule polmonari, accumulando mutazioni nel tempo. Non serve una predisposizione ereditaria come condizione necessaria. L’85% dei casi di cancro al polmone riguarda fumatori o ex-fumatori. E se fosse davvero una questione di geni, i gemelli identici dovrebbero ammalarsi insieme. Non è quello che osserviamo.

      Sul “non provoca”: in epidemiologia si usano criteri precisi per stabilire la causalità. Il fumo li soddisfa tutti, per cancro al polmone, BPCO, malattie cardiovascolari. Un fumatore pesante ha un rischio di ammalarsi di cancro al polmone 15-30 volte superiore a chi non fuma. A un certo punto la distinzione tra “causa” e “fattore determinante” diventa sottile abbastanza da non cambiare niente nella pratica.

      Sul “non uccide perché qualcuno sopravvive”: nessuno sostiene che uccida tutti. L’affermazione è che riduce l’aspettativa di vita di circa 10 anni in media, e che causa 8 milioni di morti l’anno nel mondo. Con lo stesso ragionamento si potrebbe dire che le pistole non uccidono, visto che qualcuno sopravvive.

      C’è poi una cosa che manca nel ragionamento, anche nell’articolo: anche accettando che il rischio sia “una scelta personale”, le conseguenze non lo sono. Un paziente con BPCO o cancro al polmone genera costi enormi sul sistema sanitario – quindi sulle tasche di tutti. In Italia il costo sociale del tabagismo è stimato in decine di miliardi l’anno. Le scritte sui pacchetti non sono una predica: sono anche informazione su un rischio che la collettività si trova a pagare.

    2. Alcune tue osservazioni hanno senso – la medicina è probabilistica, la suscettibilità individuale esiste. Il problema è dove porta il tuo ragionamento…

      Sull’idea che il fumo faccia male “solo ai predisposti”: i cancerogeni del tabacco danneggiano direttamente il DNA delle cellule polmonari, accumulando mutazioni nel tempo. Non serve una predisposizione ereditaria come condizione necessaria. L’85% dei casi di cancro al polmone riguarda fumatori o ex-fumatori. E se fosse davvero una questione di geni, i gemelli identici dovrebbero ammalarsi insieme. Non è quello che osserviamo.

      Sul “non provoca”: in epidemiologia si usano criteri precisi per stabilire la causalità. Il fumo li soddisfa tutti, per cancro al polmone, BPCO, malattie cardiovascolari. Un fumatore pesante ha un rischio di ammalarsi di cancro al polmone 15-30 volte superiore a chi non fuma. A un certo punto la distinzione tra “causa” e “fattore determinante” diventa sottile abbastanza da non cambiare niente nella pratica.

      Sul “non uccide perché qualcuno sopravvive”: nessuno sostiene che uccida tutti. L’affermazione è che riduce l’aspettativa di vita di circa 10 anni in media, e che causa 8 milioni di morti l’anno nel mondo. Con lo stesso ragionamento si potrebbe dire che le pistole non uccidono, visto che qualcuno sopravvive.

      C’è poi una cosa che manca nel ragionamento, pure nell’articolo: anche accettando che il rischio sia “una scelta personale”, le conseguenze non lo sono. Un paziente con BPCO o cancro al polmone genera costi enormi sul sistema sanitario – quindi sulle tasche di tutti. In Italia il costo sociale del tabagismo è stimato in decine di miliardi l’anno. Le scritte sui pacchetti non sono una predica: sono anche informazione su un rischio che la collettività si trova a pagare.

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