
È di questi giorni la notizia che molti hedge funds stanno “scommettendo” contro le rinnovabili, in tutte le loro forme.
La notizia non mi sorprende per nulla, ne accennavo già in estate in tempi non sospetti.
Le cause sono note, in particolare i costi aumentano e finanziarsi costa di più, abbassando i ritorni degli investimenti finanziari, che sono il solo verde che interessa.
Inoltre sta cambiando il “sentiment” politico inteso nel senso più largo del termine. Harris e VonDerLeyen sono molto più cauti su questi temi. Per non parlare delle guerre degli ambientalisti nostrani ma non solo.
Ribadisco che, per chi crede nella potenzialità vera di queste tecnologie (ed io sono tra questi), questo può essere un passaggio salutare da una fase speculativa, fatta di congressi, progetti sulla carta venduti e rivenduti, ad una industriale. Se così non fosse, si rischia di buttare via il bambino con l’acqua sporca. Perché nonostante i miliardi di sussidi, specialmente Europei e quasi tutti finiti in Cina o in finanza e poco o nulla in filiere industriali, finora abbiamo prodotto poco in termini di energia primaria. Non stupisce quindi che le emissioni crescano ancora e che la gente non capisca bene a cosa servano questi sforzi se non ad aumentare i costi delle bollette e delle macchine.
Nel grafico lo S&P Global Clean Energy Index, e l’andamento dei consumi di energia primaria.

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