

Negli anni, l’UNRWA (United Nations Relief and Works Agency for Palestine Refugees in the Near East) ha ricevuto finanziamenti da numerosi attori della scena internazionale. Fra i suoi compiti, quello educativo.
Dell’agenzia si è tornati a parlare diffusamente dopo il 7 ottobre, quando diversi Paesi – fra cui Stati Uniti, Germania, Regno Unito e Italia – hanno sospeso o congelato i propri contributi in seguito a gravi accuse di coinvolgimento diretto di alcuni dipendenti nel pogrom e nella presa di ostaggi durante l’attacco di Hamas.
Considerata da molti connivente con la radicalizzazione di più generazioni di giovani palestinesi, sia a Gaza che in Cisgiordania, l’UNRWA è da tempo oggetto di forti perplessità. Numerose inchieste hanno sviscerato il problema, ma in Europa hanno avuto scarsa eco.
In questi giorni di fragile cessate il fuoco, si parla insistentemente di «pace» e di «ricostruzione». I governi europei si affrettano a promettere nuovi, ingenti stanziamenti.
Si invoca il «disarmo» di Hamas, ma si ignora la realtà dei fatti. Hamas – lo si è già detto – non è che la manifestazione più estrema di un’ideologia le cui radici affondano nel nazismo, nel nazislamismo e nella propaganda sovietica.
Fra Hamas e Fatah vi è differenza di metodo, non di intenti. Una parte rilevante di quelle finalità è coltivata sui banchi di scuola. Passa, insomma, dall’«educazione».
Ci si dovrebbe quindi domandare come sia possibile parlare oggi di «pace» e «ricostruzione» senza affrontare un problema che è anzitutto culturale, e che ha avuto quasi un secolo per radicarsi nell’identità collettiva palestinese.
Un problema che, come dimostrano numerose inchieste (vedi fonti in nota), si è spesso intrecciato con la complicità – attiva o passiva – di agenzie quali l’UNRWA.
Sarebbe auspicabile che i responsabili politici italiani ed europei spiegassero come sia stato possibile, per decenni, inviare fondi a tale agenzia nonostante le ripetute denunce di enti di sorveglianza come UN Watch.
E soprattutto che chiarissero cosa si intende fare nell’immediato futuro per evitare che nuove generazioni vengano educate all’apologia del terrorismo, alla glorificazione del martirio, al culto della morte.
Come notato nel report UN Watch del 2015 (vedi nota 8): «è essenziale comprendere che l’odio manifestato all’interno dell’UNRWA è il sintomo di un problema più profondo e strutturale: l’essenza stessa dell’organizzazione, la sua struttura, il suo funzionamento e la sua missione politica di fondo».
Einat Wilf, massima esperta mondiale sull’UNRWA, osserva come l’agenzia operi alla stregua di un’organizzazione politica palestinese impegnata nel programma del “ritorno”, che prevede l’invio di cinque milioni di discendenti dei profughi palestinesi del 1948 all’interno di Israele.
Di fatto, ciò equivarrebbe a porre fine allo Stato ebraico così come lo conosciamo.
Anziché promuovere possibilità di pace, l’UNRWA rappresenta oggi il suo maggiore ostacolo. Istituzionalizza, perpetua e amplifica la questione dei rifugiati palestinesi e il sogno del “ritorno” nei territori che costituiscono lo Stato di Israele.
Il problema, va da sé, non comincia né finisce con l’UNRWA. Altri scandali hanno investito altre agenzie e ONG anch’esse destinatarie di risorse pubbliche.
È tuttavia evidente che un indottrinamento che inizia dalla più tenera età, perpetuando stereotipi e alimentando fanatismi, non può che ostacolare ogni prospettiva di pace.
Naturale allora chiedersi quale sia il senso di continuare a invocare ciecamente la soluzione dei «due Stati» se non si è mai stati effettivamente in grado di controllare come venissero spesi i fondi destinati all’educazione.
Centinaia di milioni di euro, destinati a un’agenzia dell’ONU (!), sono stati impiegati per consolidare un’ideologia fondamentalista il cui scopo dichiarato è la cancellazione di Israele dalle mappe.
Colpisce, infine, che i finanziamenti all’UNRWA non siano mai stati realmente messi in discussione lungo gli anni, nonostante la lunga serie di gravi denunce.
L’elenco cronologico riportato qui a seguire ne raccoglie solo una selezione. Per ragioni evidenti, ci si è concentrati sull’Italia, ma un’analoga ricostruzione sarebbe possibile per ciascun Paese membro dell’Unione Europea, e non solo.
L’Italia ha sospeso l’erogazione di fondi a UNRWA per circa quattro mesi, dal 27 gennaio 2024 al 25 maggio dello stesso anno, quando sono stati ripristinati in seguito alle conclusioni dell’Inchiesta Colonna.
Secondo Hillel Neuer, direttore esecutivo di UN Watch, quell’inchiesta è stata un vero e proprio insabbiamento dei fatti (Times of Israel, 22 aprile 2024).
Ai fondi inviati dal governo italiano in maniera per così dire «diretta» occorre aggiungere quelli versati indirettamente, attraverso il contributo italiano al bilancio generale UE.
Tale contributo, proporzionale al PIL nazionale, è calcolabile intorno al 13-14% ed è parte integrante del sostegno europeo a UNRWA («quota UE» nella lista).
Nota bene: nella ricostruzione si è scelto di partire dal 2013 per la maggiore facilità di reperimento dei dati.
L’elenco che segue non vuole in alcun modo suggerire un coinvolgimento diretto o consapevole dei membri dei governi menzionati in un eventuale uso improprio degli stanziamenti.
Intende piuttosto porsi quale documentato spunto di riflessione, perché sia finalmente possibile rompere il circolo vizioso che da troppo tempo imprigiona le vite di israeliani e palestinesi.
UNRWA: Finanziamenti, allarmi caduti nel silenzio, ancora finanziamenti
(Dossier 2008–2024)
2008
Un’investigazione di Reuters identifica un insegnante di Gaza impiegato da UNRWA come costruttore di razzi per la Jihad islamica.¹
2010
Un audit interno all’ONU segnala la vulnerabilità di UNRWA a «misappropriation, graft and corruption» nella selezione dei partner e nella gestione dei fondi, evidenziando rischi di governance «sistemici».²
2013
Finanziamenti diretti: non meno di €9 milioni.³
Finanziamenti indiretti (quota UE): circa €14,5 milioni su €80 milioni (stimati).?
Governo: Enrico Letta.
Ministro degli Esteri: Emma Bonino.
2014
In luglio, accertamenti confermano l’uso di alcune scuole elementari UNRWA di Gaza come depositi di armi e munizioni.?
Finanziamenti diretti: non meno di €4 milioni.?
Finanziamenti indiretti (quota UE): circa €11,1 milioni su €82 milioni.?
Governo: Matteo Renzi.
Ministro degli Esteri: Federica Mogherini.
2015
In aprile, emergono ulteriori conferme sull’uso di locali UNRWA da parte di Hamas e Jihad Islamica come basi operative.
In settembre, UN Watch rivela la presenza di pagine Facebook gestite da funzionari UNRWA che inneggiano a Hitler e all’antisemitismo.?
Finanziamenti diretti: non meno di €8,75 milioni.?
Finanziamenti indiretti (quota UE): circa €13,8 milioni su €102 milioni.¹?
Governo: Matteo Renzi.
Ministro degli Esteri: Paolo Gentiloni.
2016
In agosto, il governo israeliano denuncia l’uso improprio di fondi umanitari per la militarizzazione della Striscia di Gaza.¹¹
Finanziamenti diretti: non meno di €10 milioni.¹²
Finanziamenti indiretti (quota UE): circa €13,8 milioni su €102 milioni.¹³
Governo: Matteo Renzi.
Ministro degli Esteri: Paolo Gentiloni.
2017
A febbraio, UN Watch pubblica un report che documenta l’incitamento sistematico alla Jihad da parte di insegnanti e funzionari UNRWA, inclusa la celebrazione di terroristi autori di rapimenti.¹?
In giugno, vengono scoperti tunnel sotto almeno due scuole UNRWA di Gaza.¹?
Finanziamenti diretti: non meno di $14,7 milioni.¹?
Finanziamenti indiretti (quota UE): circa €11,1 milioni su €82 milioni.¹?
Governo: Paolo Gentiloni.
Ministro degli Esteri: Angelino Alfano.
2018
A gennaio, un report ONU rinnova i dubbi sulla permeabilità di UNRWA al terrorismo.
In giugno, Israele denuncia l’uso di basi UNRWA da parte di Hamas.¹?
Finanziamenti diretti: non meno di €4 milioni.¹?
Finanziamenti indiretti (quota UE): circa €13,8 milioni su €102 milioni.²?
Governo: Paolo Gentiloni, poi Giuseppe Conte.
Ministro degli Esteri: Angelino Alfano, poi Enzo Moavero Milanesi.
2019
Finanziamenti diretti: oltre €13 milioni.²¹
Finanziamenti indiretti (quota UE): circa €13,9 milioni su €103 milioni.²²
Governo: Giuseppe Conte.
Ministro degli Esteri: Enzo Moavero Milanesi.
2020
Finanziamenti diretti: non meno di €6,8 milioni.²³
Finanziamenti indiretti (quota UE): circa €13,8 milioni su €102,3 milioni.²?
Governo: Giuseppe Conte.
Ministro degli Esteri: Luigi Di Maio.
2021
A giugno, il Georg Eckert Institute pubblica uno studio che documenta l’uso di testi scolastici palestinesi che glorificano violenza, antisemitismo e martirio.²?
Finanziamenti diretti: non meno di €3 milioni (dicembre).²?
Finanziamenti indiretti (quota UE): circa €13,1 milioni su €97 milioni.²?
Governo: Mario Draghi.
Ministro degli Esteri: Luigi Di Maio.
2022
Tra ottobre e dicembre, IMPACT-se (Jerusalem) certifica l’uso di testi scolastici redatti sotto la supervisione UNRWA che incitano alla Jihad, al martirio e all’odio.³?
In novembre, viene scoperto un altro tunnel sotto una scuola UNRWA a Gaza. NGO Monitor denuncia la violazione dei diritti umani dei civili palestinesi.³¹
Finanziamenti diretti: non meno di €18 milioni.²?
Finanziamenti indiretti (quota UE): circa €13,1 milioni su €97 milioni.²?
Governo: Mario Draghi, poi Giorgia Meloni.
Ministro degli Esteri: Luigi Di Maio, poi Antonio Tajani.
2023
A inizio anno, UN Watch e IMPACT-se certificano l’uso continuato di materiale antisemita nelle scuole UNRWA.³²
Secondo UN Watch, almeno 12 impiegati dell’agenzia avrebbero partecipato direttamente al pogrom del 7 ottobre.
Finanziamenti diretti: non meno di €1 milione.³³
Finanziamenti indiretti (quota UE): circa €11,1 milioni su €82 milioni.³?
Governo: Giorgia Meloni.
Ministro degli Esteri: Antonio Tajani.
2024
Finanziamenti diretti: non meno di €35 milioni.³?
Finanziamenti indiretti (quota UE): circa €11,1 milioni su €82 milioni.³?
Governo: Giorgia Meloni.
Ministro degli Esteri: Antonio Tajani.
Fonti
- Reuters
- UK Parliament – Written Evidence
- Times of Israel
- European Commission – 2013 Contribution
- UN Watch
- Italian Ministry of Foreign Affairs
- European Commission – 2014 Decision
- UN Watch – Incitement Report
- UNRWA – Press Release
- European Commission – 2015 Annex
- Times of Israel
- UNISPAL – UN Document
- European Commission – 2016 Annex
- UNRWA – 2017 Annual Report
- European Commission – 2017 Annex
- UN Watch – 130-page Report
- NGO Monitor – Gaza Tunnels
- UN Watch – UN Audit
- UNRWA – Press Release
- European Commission – 2017 Annex
- UNRWA – Press Release
- European Commission – 2019–2020
- UNRWA – Press Release
- European Commission – 2019–2020
- UNRWA – Press Release
- EU Neighbours South
- Georg Eckert Institute – Report on Palestinian Textbooks
- UNRWA – Press Release 2022
- European Commission – 2022 Contribution
- IMPACT-se – UNRWA Report
- NGO Monitor – Gaza Tunnels
- UN Watch – 2023 Report
- UNRWA – Press Release
- European Commission – 2022 Contribution
- Reuters – Italy Pledges €35m
- European Commission – 2022 Contribution
Se ti è piaciuto o se non ti è piaciuto questo articolo, scrivilo nei commenti.

InOltre è completamente gratuito ed è il frutto della competenza e della passione di molte persone che lavorano senza fini di lucro. Se desideri contribuire con un piccolo supporto, puoi farlo effettuando un bonifico come di seguito specificato oppure cliccando sui pulsanti che vedi, scegliendo l’opzione che più preferisci. Le donazioni verranno utilizzate per i costi di mantenimento del sito e per altre attività editoriali.
Grazie per il vostro supporto!
Bonifico bancario intestato a Inoltre Ente del Terzo Settore con Causale: donazione/erogazione liberale a favore di Inoltre ETS.
Codice Iban: IT55A0306909606100000404908



Scopri di più da InOltre
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Ritengo necessaria una precisazione: “i discendenti dei cosiddetti profughi”. Per tutte le altre popolazioni profugo è chi ha dovuto lasciare il posto in cui è nato e vissuto; per i palestinesi profugo è chi è vissuto – o ha dichiarato di essere vissuto, dato che non esistono documenti – nella Palestina mandataria per due anni prima della nascita di Israele. Di conseguenza oltre agli arabi arrivati dai Paesi circostanti quando i pionieri ebrei hanno cominciato a costruire strutture e infrastrutture che hanno reso la vita nella zona decisamente migliore che nei Paesi di origine, rientrano nel numero dei “profughi” anche tutti quelli arrivati negli ultimissimi anni, e tutti i pendolari che, finita la stagione, sono semplicemente tornati a casa loro, tutti quelli che dal territorio destinato allo stato di Israele si sono spostati in Giudea e Samaria, cioè di qualche chilometro, restando fra la propria gente e con la propria lingua, e che sono andati a occupare le proprietà dalle quali gli occupanti giordani avevano cacciato gli ebrei (quelli che poi nel ’67 sono tornati a casa loro e da quel momento sono diventati “coloni”). E va ricordata anche la consistente documentazione degli appelli dei capi arabi affinché lasciassero le loro case, e di quelli delle autorità ebraiche affinché restassero per costruire il Palese insieme. I discendenti di quelli che hanno scelto di restare sono i due milioni e passa di arabi israeliani che godono degli stessi diritti degli ebrei israeliani, gli altri sono i cosiddetti profughi, unici al mondo per i quali lo status di profugo è ereditario e rimangono quindi profughi anche i figli nipoti pronipoti, criterio specificamente stabilito affinché la condizione di profugo diventi perpetua. Con i criteri che volgono per tutti gli altri popoli, i profughi veri non sono più di 2-3 centinaia di migliaia, e quelli attuali sono gli unici ancora vivi dopo 77 anni, ossia non più di qualche migliaio.
Le risposte più comuni sono che si tratta di casi isolati e non riguarda l’intera struttura dell’agenzia Onu. Poi certe evidenze arrivano da fonti vicine ad Israele come UN Watch e quindi ritenute di parte da coloro che giustificano e difendono la causa di Hamas e dei palestinesi.