

Guardo con curiosità, ma ormai senza più alcuno stupore, la dicotomia che si consuma nelle piazze occidentali. Da una parte, assistiamo alle manifestazioni a favore del popolo iraniano: donne e uomini che scendono in strada contro un regime teocratico che li opprime, li reprime e li massacra.
La loro è una protesta composta, ferma, dignitosa. Nonostante il regime islamico risponda con brutalità inaudita – utilizzando la polizia morale, i Basij e assoldando milizie mercenarie sciite da Iraq, Afghanistan e Libano per sparare sulla propria gente – dalle file dei manifestanti non si è mai vista violenza gratuita, ma solo una protesta viva, un grido di libertà puro.
Dall’altra parte della barricata, nelle nostre città, fa da contraltare lo spettacolo grottesco delle piazze “pro-pal”. Qui, la violenza non è un incidente di percorso, ma sembra essere diventata un tratto distintivo. Non esiste manifestazione di questa nuova “resistenza” che non porti con sé un carico di odio non solo verbale. Slogan come “Dal fiume al mare”, “Fuori i sionisti dall’Italia”, “Cancelliamo Israele” o “Mai più Israele” non sono semplici cori da stadio.
Si accompagnano puntualmente a bandiere di Israele bruciate, a mappe in cui lo Stato è cancellato o colorato interamente con la bandiera palestinese, e a cori che inneggiano alla “resistenza” intesa inequivocabilmente come azione militare distruttiva (come il 7 ottobre). Sono queste le premesse ideologiche di un antisemitismo sdoganato come giustizia sociale, che nulla ha a che vedere con la pace ma tutto con l’odio e la minaccia di distruzione.

A questa violenza verbale segue, puntuale, quella fisica: aggressioni alle forze dell’ordine, minacce ai cittadini e devastazioni mirate, come il vergognoso assalto alla redazione de La Stampa di Torino. Questa è la “cifra stilistica” dell’attuale mobilitazione: una violenza che si scontra frontalmente con la grammatica pacifista di cui questi gruppi si riempiono la bocca.
È il paradosso del “fanatismo benevolo” che muove la nuova sinistra mondiale, non solo italiana: armata delle migliori intenzioni (sulla carta), nei fatti si riduce a propagandare e propagare violenza. Si atteggiano a difensori del multiculturalismo “woke”, a paladini dei diritti, ma agiscono con metodi squadristi.
Ed è qui che l’analisi si fa scomoda, costringendoci a guardare in faccia una realtà che molti preferiscono ignorare. In Italia si accusa costantemente la destra, e nello specifico l’estrema destra, di essere il pericolo pubblico numero uno. Eppure, se osserviamo le manifestazioni di gruppi neofascisti come CasaPound o di sparuti gruppi neonazisti, notiamo con sconcerto che – al netto degli scontri da stadio tra tifoserie, che attengono più alla sfera criminale che a quella politica – non si registrano quasi mai violenze urbane sistemiche.
L’ordine pubblico, paradossalmente, è messo a ferro e fuoco da chi sventola la bandiera della pace, non da chi è accusato di volere la guerra. Siamo di fronte a una vera e propria sedizione. Non è “dissenso”, è un attacco alle istituzioni democratiche organizzato da centri sociali e promosso da organizzazioni politiche che, fatto ancor più grave, godono spesso di rappresentanza istituzionale.
Questi “inconsapevoli propagatori” (o forse fin troppo consapevoli) di caos giocano poi la carta del vittimismo: dopo aver devastato le città, si dipingono come perseguitati da un governo di destra che bollano come “fascista” non appena osa intervenire. Chi scrive viene da una militanza quarantennale nelle fila della sinistra storica e non nutre alcuna simpatia politica per l’attuale governo.
Tuttavia, è necessario avere l’onestà intellettuale di riconoscere che lo Stato ha il dovere di intervenire. Noi italiani siamo campioni mondiali nel sottovalutare i fenomeni eversivi finché non è troppo tardi. Non dobbiamo commettere l’errore di pensare che il pericolo arrivi solo da una parte.
La storia del nostro Paese è spesso riletta a senso unico, rimuovendo le verità scomode. Si dimentica troppo spesso che lo stesso Benito Mussolini proveniva dai vertici del Partito Socialista e che l’avvento del suo governo fu inizialmente sostenuto, o colpevolmente sottovalutato, proprio da quell’establishment liberale e intellettuale – da Giolitti a Benedetto Croce e De Gasperi – convinto di poterlo “addomesticare”.
Se poi guardiamo alla storia più recente, la lezione è ancora più chiara: la violenza politica più sistematica e gli “anni di piombo” che hanno insanguinato le nostre strade hanno avuto, innegabilmente, una matrice rossa. Sottovalutare questa sedizione odierna, giustificandola come “passione politica” o richiesta di “libertà”, è il modo migliore per condannarci a ripeterla.

Il Club InOltre nasce per creare una community tra chi InOltre lo scrive, chi lo legge e chi lo sostiene. È il desiderio di creare punti di incontro digitali e, quando possibile, anche fisici – dove scambiarsi idee, discutere, conoscersi da vicino.
Un Club che unisce tutti quelli che contribuiscono alla buona riuscita d’InOltre e al suo successo.
InOltre è completamente gratuito ed è il frutto della competenza e della passione di molte persone che lavorano senza fini di lucro. Se desideri contribuire con un piccolo supporto, puoi farlo effettuando un bonifico come di seguito specificato oppure cliccando sui pulsanti che vedi, scegliendo l’opzione che più preferisci. Le donazioni verranno utilizzate per i costi di mantenimento del sito e per altre attività editoriali.
Grazie per il vostro supporto!
Bonifico bancario intestato a Inoltre Ente del Terzo Settore con Causale: donazione/erogazione liberale a favore di Inoltre ETS.
Codice Iban: IT55A0306909606100000404908



Scopri di più da InOltre
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Se posso permettermi: «la violenza politica più sistematica e gli “anni di piombo” che hanno insanguinato le nostre strade hanno avuto, innegabilmente, ANCHE una matrice rossa». Anzi, la matrice rossa è quella che più a lungo ha insanguinato l’Italia, con attentati mirati (a uomini dello Stato, magistrati in primis), con rapimenti, clima di terrore durato due decenni, fino alla coda lunga del delitto Biagi.
La “matrice nera” si è alleata con lo Stato, con frange interne e deviate del potere costituito (servizi segreti in prima linea), in nome di una stabilità e di una reazione (alla matrice rossa) da perseguire mediante fatti eclatanti che colpivano in modo quantitativamente impressionante e indiscriminato (il viaggiatore alla stazione di Bologna, non il magistrato che apriva inchieste sulle connivenze fra partiti, intellettuali ed eversione). Ma una “matrice nera” non è mancata. Ha anch’essa insanguinato l’Italia.
Per tutto il resto dell’articolo, il concetto non potevi esprimerlo meglio. Leggerti è sempre come specchiarmi in un ragionamento di lucidità estrema, ogni volta.
Paolo, grazie sempre per i tuoi commenti sempre pertinenti e puntuali. In verità non ho volutamente inserire quell’avverbio di valutazione che indichi tu. Lascio giudicare al lettore. E la cosa dà i suoi frutti: il tuo intervento è, ripeto, perfetto.
Grazie ancora per le tue belle parole.
Alessandro Tedesco