9 thoughts on “Il discorso di Milei a Davos e il grande reset dell’Occidente tra illuminismo e oscurantismo

  1. Il fulcro del problema, apprezzata la Sua accurata e pregevole analisi, rimane la “condivisione” da parte dei ceti dirigenti, delle organizzazioni internazionali, delle università, del mainstream in genere, della parcellizzazione dei cosidetti diritti all’interno della società. Con la necessità di trovare delle soluzioni particolareggiate per ciascuno di essi. E, soprattutto, nell’ottica di soddisfare diritti che non sono altro che desideri. Un esempio su tutti: l’utero in affitto, che chi lo propone e lo sostiene, pretendendo di farlo accettare alla pubblica opinione definisce, in maniera tartufesca, gestazione per altri; in realtà un abominevole commercio sulla pelle dei neonati. Ecco, senza impantanarsi in diatribe che porterebbero lontano, io credo si debba, Milei o non Milei, riportare sul tavolo del confronto un po’ di quel senso comune che é stato, negli ultimi anni, messo all’angolo ed escluso da qualunque legittimità di espressione. Non si tratta di un ritorno ai “bei tempi antichi” – nessuna nostalgia “reazionaria” – bensì la volontà di salvaguardare valori fondanti della cultura e della civiltà occidentale. La difesa di questi valori e di questi principi non é stata fatta da coloro i quali intendono autoproclamarsi come la parte più avanzata della società, quella della parte giusta della Storia; anzi, sono stati proprio loro a voler imporre atteggiamenti e comportamenti che fanno a pugni col buon senso comune di cui dicevo. Con la conseguenza, ben rilevata nella sua analisi, di una forte senso di ripulsa e, pertanto di rivalsa, da parte di chi, giustamente, si é sentito emarginato dalla spocchia dell’intellettuale collettivo. Conclusione: il discorso di Milei presenta le problematiche critiche che Lei rileva ma, s’inserisce perfettamente in quella condanna dell’agenda liberal che il progressismo, il woke – chiamiamolo come ci pare – hanno cercato (negli Usa riuscendoci quasi completamente, da qui la vittoria di Trump) d’imporre.

  2. Con l’aborto la donna non decide sul proprio corpo: decide su quello di suo figlio; è lui che viene assassinato e buttato nella spazzatura. E quella della libertà di “amare” chi si desidera è una obiezione falsa e pretestuosa: nel caso qualcuno non se ne fosse accorto, da oltre 60 anni esiste il modo sicuro ed economico per “amare” (lo metto fra virgolette perché non mi piacciono gli eufemismi inutili) anche 10 uomini al giorno senza conseguenze indesiderate. Una quindicenne, forse, può restare incinta per sbaglio, una ventenne no.

    1. Se questo discorso fosse coerente, lei sarebbe favorevole all’aborto in caso di stupro e incesto. Invece, gli antiabortisti hanno sempre questa retorica moraleggiante sulla colpevolizzazione della donna, quella del “prima se la gode e poi ammazza”. Un moralismo così bigotto e cinico da fare accapponare la pelle. E no. Forse ci saranno anche quelle donne, ma voi non contrastate quelle, perché obblighereste anche bambine di 11, 12 anni stuprate dal padre a portare avanti gravidanze, nella migliore glorificazione dello stupro mai vista in una società, una dove non importa il perché o il percome il seme viene immesso nella donna, vince il seme, vince l’uomo che ce lo ha messo, anche contro la volontà della donna. Mi dica che lei è favorevole all’aborto in caso di stupro e poi possiamo anche parlare di etica e morale.

      1. “Se questo discorso fosse coerente, lei sarebbe”
        “Invece, gli antiabortisti hanno sempre”
        “voi non contrastate quelle”: prima “lei”, poi “gli antiabortisti”, poi “voi”: interessante la SUA coerenza
        “retorica moraleggiante” “moralismo così bigotto” “obblighereste anche bambine di 11, 12 anni stuprate dal padre” “nella migliore glorificazione dello stupro” “vince il seme, vince l’uomo che ce lo ha messo”
        “Mi dica che lei è”: No signora: una replica così arrogante, così tendenziosa, così fasulla, così contorta e con un tale minestrone di temi che niente hanno a che vedere l’uno con l’altro, così in malafede, così insultante nei confronti dell’interlocutore, e senza avere la minima idea di chi sia la persona che le sta davanti e di che cosa pensi in merito a tutti i temi che ha – così malamente – toccato, non merita alcuna risposta. A LEI non ho assolutamente niente da dire.

  3. Ho ascoltato tutto il discorso di Milei e lo trovo potente solo quando evidenzia la pericolosità dell’ideologia woke, in grado di minare i pilasti delle democrazie di stampo occidentale. Al tempo stesso lo trovo pericoloso per due motivi: auspica la scomparsa dello Stato senza indicare quale ordinamento dovrebbe succedergli, e poi l’ultra liberismo….Da un eccesso all’altro, con tutto quanto di negativo appresso. Comunque grazie, dell’articolo e del consiglio (di ieri) ad approfondire l’intervento di Milei

    1. Concordo. È stata la mia percezione fin dall’inizio. Di lui apprezzo l’energia, la capacità di imprimere la necessità di rottura e e anche di avere una visione. Respingo però la visione in sé, talmente oscurantista e contraddittoria che o è espressa in malafede mentre fa ben altro, oppure pericolosa se applicata alla lettera.

  4. Grazie.
    Troppi nella sinistra continuano a negare il woke, definendolo un’invenzione della destra. La mia percezione è che, a causa di questa volontaria cecità o incapacità delle sinistre mondiali di accettare i propri errori, le società continueranno ad andare sempre più a destra, fino all’imposizione del nuovo pensiero unico.
    Ma il vero problema della sinistra è l’assenza di un collante oltre la tolleranza assoluta e scellerata o le proprie radici ideologiche. Senza questi “collanti” (che sono poi l’attuale causa della malattia” non ha coesione sociale. Dovrà reinventarsi in qualche modo, ma sarà una strada lunga.

  5. Gentilissima, grazie per questa profonda e circostanziata analisi prospettiva sociologica. L’ho dovuta rileggere due volte, mi succede raramente. Trovo che l’estrema sintesi sia in due passaggi: “negare l’esistenza del fenomeno woke – ovvero della malattia stessa – significa lasciare il campo libero a chi si presenta come l’unica soluzione possibile” e “il rischio è che la società si trovi a oscillare tra estremi inconciliabili, incapace di trovare equilibrio tra libertà e responsabilità collettiva”. Se il pendolo ha movimento isocronico come si dice, ne avremo per un pezzo. Milei è un pericolo? è superato, a mio avviso. C’è già da una settimana Trump. Possiamo solo sperare che il pendolo, in questo momento storico oscillante verso una estrema destra in versione aggiornata (ultra-liberista e cattoclericale) , non sia “fermato in aria” in quel punto (ne parliamo fra due anni quando si proporrà il …. a proposito, terzo o secondo mandato di Trump?) e nel frattempo i socialdemocratici capiscano una volta per tutte dove hanno sbagliato e dove continuano a sbagliare. Senza citare grandi filosofi come Lei fa con padronanza e maestria, basterebbe ricordare loro il detto “il meglio (per il popolo) è nemico del bene (del popolo)”. Nel frattempo, io liberal-conservatore attento alle istanze sociali non mi sento molto bene.

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